Scoperto solo a luglio di quest’anno e letto con enorme piacere.
Nonostante il titolo non è certo un libro da portare al mare e leggere sotto l’ombrellone.

”Il mare” non è un libro che ti prende subito, anzi sembra opporti una certa resistenza , con un inizio che parla già di dolore, di sconfitta, che fa presagire qualcosa di veramente grave, ma con parole dolci e lievi, quasi come versi di una poesia. “ Se ne andarono gli dei, il giorno della strana marea”. Mi è bastato, però, ascoltarle, farmi accarezzare dal suono del mare per proseguire ed ecco che il gioco è fatto, il libro ti ha conquistato e adesso sembra che sia lui a voler essere letto.
Quei continui passaggi dal passato al presente, la memoria di quello che il protagonista ha vissuto con altri sentimenti, l’incertezza se si tratta di veri ricordi o di rielaborazione fantasiosa, non sono più disturbanti e ci si trova immersi e compartecipi del dolore del protagonista.
Racconto in prima persona di una vita, della sua vita.
Potrebbe sembrare una sorta di rielaborazione del lutto, ma risulta invece essere un percorso lento, come lo stile dell’autore, attraverso la memoria di Max perché lui riesca a ritrovare ed accettare , finalmente, se stesso. Un desiderio di vita fatto di presenze e non delle assenze luttuose dell’età ormai adulta.
La minuziosa descrizione del suo incontro con la famiglia Grace, i primi palpiti giovanili nei confronti della signora Grace, il suo timido innamoramento per Chloe, il desiderio di affermarsi nella vita, ogni pensiero che porta quel ragazzino, ormai adulto, ad accettare di essere quello che è , è intessuto con il filo del dolore, del rimpianto, fino al finale che svelerà un fraintendimento e renderà palpabile il dolore. “ … fu come se inoltrassi nel mare” .
Maria Rita Monaco

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