Migliaia di bambù di specie diverse che segnano, contornano e chiudono alla sommità oltre cento sentieri, appena accennati o per decine di metri, che occorre percorrere per scorgere l’uscita. E’ il Labirinto della Masone che si sviluppa nella tenuta di Franco Maria Ricci, nei pressi di Fontanellato. Settantamila metri quadrati: il più esteso nel mondo. Un’esperienza insolita, curiosa. Piacevole quando a tratti evoca i giochi dell’infanzia. Solo all’inizio, varcata la soglia stretta, s’avverte una remota perplessità sull’esito del percorso ancora da cominciare. Forse il numero di telefono, che alla reception consegnano premurosamente specificando da utilizzare solo per assistenza, evoca un possibile vagare a vuoto per ore e in prossimità del calar del sole. Peraltro in ausilio viene data anche una mappa che talvolta permette di individuare la propria posizione grazie ad una manciata di numeri posizionati lungo l’itinerario e in corrispondenza indicati sulla piantina. Almeno tre quarti d’ora per arrivare al traguardo, concedendosi qualche foto e consultando la mappa non meno di una ventina di volte.
Nelle intenzioni del suo ideatore, lo stesso Franco Maria Ricci, una metafora della vita che pone non pochi ostacoli da affrontare per divenire e anche un luogo ideale ove farsi ispirare, smarrirsi e poi ritrovarsi. E allora si può indugiare, origliare il lamento e poi cogliere il riso di chi – invisibile – si cimenta accanto come sa, perdersi un po’ e ignorare l’assillo di trovare la via giusta, perfino fingere una capacità d’orientamento solo all’ultimo minuto. Giocare finalmente.
Non solo il labirinto. Per Ricci l’editore, il collezionista, il curatore d’arte, una costruzione geometrica, squadrata, solida, mono cromaticamente rossastra e da ammirare. Una sorta di mausoleo eretto a maggior gloria che rispettosi gli consentiamo per i molti meriti e l’indubbia volontà fattiva. Il complesso somma così altri 5 mila metri quadrati con saloni per eventi e concerti, ristoranti, piazze, porticati e una cappella, sebbene a forma di piramide. Poi ancora ambienti e gallerie d’arte destinati permanentemente alla personale vastissima collezione di FMR con oltre 500 opere, dal cinquecento al novecento, alcune davvero pregevoli (da segnalare le numerose statuette di danzatrici liberty di prorompente grazia e movenze magistralmente interpretate e fissate per sempre) e la biblioteca con l’intera collezione dei volumi da lui editi.
Ulteriori spazi sono adibiti a temporanee. In sorte ci è capitata – ma ora è terminata – la mostra dei quadri di Antonio Ligabue e di Pietro Ghizzardi che fu voluta e curata da Vittorio Sgarbi. Del primo tigri balzanti, fauci spalancate, ruggiti immaginati, autoritratti corrucciati. Tutti coloratissimi e ricorrenti che sappiamo caratterizzano i sui lavori. Del secondo, non essendoci l’obbligo di dir bene, numerose tele scarsamente cromatiche che ritraggono donne, a mezzo busto, con tratti piuttosto elementari e marcati: nude o vestite, non è stato facile cogliere qualche suggestione.

Lascia un commento