Si parte da una Madrid degli anni 50, dove il potere del Caudillo Franco è ancora ben radicato, dove si respira la stessa aria cupa della Barcellona della guerra civile, dominata dal carcere di Montjuic e dagli incubi che vi hanno vissuto i prigionieri usati, tormentati, torturati, derisi, dai custodi del pensiero di Francisco Franco. Finisce con quest’ultimo lavoro di Zafon la saga iniziata più di dieci anni fa con “L’ombra del vento” e c’è invidia, passione, persecuzione, tortura, paura, sopraffazione, forza bruta e crudele di chi sa che non pagherà per i reati commessi, di chi gioca con la vita degli altri, ma c’è soprattutto un rapporto diverso con il libro che ti fa suo. Ti risucchia in un vortice di scale a chiocciola e di pareti ricoperte di libri, mentre ti culla e ti aiuta a lasciarti sprofondare in una ricerca appassionante della storia della vita dei protagonisti. Forza e incanto della potente scrittura di Zafon. Termina con il terzo volume una saga iniziata più di dieci anni fa con “L’ombra del vento”. Ricordo che ero entrata in libreria , una libreria dove su tavoli di legno erano esposti i libri, una libreria dove si poteva ancora parlare con il direttore ed essere informati delle ultime novità, una libreria in cui l’odore della carta stampata non era ancora sopraffatto da quello del caffè e dei croissant, alla ricerca di un testo di cui non ricordo più il nome. Avevo dato un’occhiata distratta a quella copertina ma qualcosa mi aveva costretta a tornare indietro, a osservare quel titolo che mi faceva pensare ad una tempesta di sensazioni, di avventure di atti più o meno eroici e tenerlo in mano faceva sì che il mio sangue scorresse più veloce. Inutile dire che in due mezze giornate, notte compresa, lo avevo letto e sentivo sempre più forte la necessità non tanto di rileggerlo, quanto di addentrarmi nel prossimo libro in una atmosfera foriera di paure, di soprassalti che solo Zafon sa elargire dando ad ogni pagina la forza e il desiderio di continuare a leggere, consapevole di come mi sentirò una volta finito di leggere. Con questo “Il labirinto degli spiriti” Zafon raggiunge l’apice dell’ansia, della paura, della voglia di partecipare ai problemi, alle crisi, alle incertezze, alle azioni determinanti dei protagonisti. Le scale a chiocciola che portano, scendendo, a sotterranei zeppi di libri per poi risalire a lunghi corridoi tappezzati di libri e arrivare quasi ad una cupola di vetro dove si specchia il cielo e in cui la protagonista, Alicia Gis, introdotta nell’ultimo volume della saga, rivede e rivive l’incubo della guerra in una Barcellona bombardata ogni notte, precipitare e perdersi in una stanza ovviamente piena di libri dopo aver sfondato la cupola di vetro. Ritroviamo anche alcuni dei protagonisti dei primi due libri e Zafon, portandoci senza sosta da Madrid a Barcellona alla ricerca di libri segreti e del loro autore, ci convince sempre più a partecipare ad una sorta di caccia al tesoro che possa rivelare, finalmente, cosa accadde nel carcere di massima sicurezza di Montjuic negli anni della guerra civile. Sicurezza sì ma di morte fra atroci sofferenze per chi vi era rinchiuso, di famiglie distrutte, di figli rubati, di sogni infranti. E’ un viaggio che chi legge compie da Zafon, lungo i labirinti della memoria, lungo le storie narrate dai libri, fino alla capacità di rivelare lo stretto legame tra letteratura, lettura e vita.
Maria Rita Monaco

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