Andate a piedi, camminate, fate moto e starete meglio! Vi sentirete molto più giovani e atletici se andate a lavorare camminando. Dove è possibile, ovviamente. Sono inviti che ci sentiamo dire costantemente e con molto vigore in taluni casi.
Camminare ovviamente fa bene, stiamo troppo seduti e gli esperti notano come le ultime generazioni registrino cali vistosi di forza muscolare robustezza scheletrica per effetto del poltronismo moderno. Rischio cambiamento fisico da immobilismo fisico. Tutto vero. Ma camminare è a sua volta un rischio. Il grave rischio di essere pedoni che camminano o che corrono, che passeggiano o che vanno a ritmo sostenuto, è sotto gli occhi di tutti.
Pedoni travolti ai lati delle strade strette e insicure, pedoni investiti vicino o sulle strisce pedonali, pedoni travolti in sorpasso perché l’auto che precedeva si è fermata e l’altra che seguiva ha pensato bene di aggirare il doppio ostacolo, diciamo così. E’ un continuo far west, anzi forse il far west era più ordinato.
In un anno sono quasi 22 mila i pedoni coinvolti in incidenti stradali. Nell’ultimo anno di cui abbiano statistiche complete, cioè il 2018, i pedoni (rimasti) uccisi in incidenti stradali in Italia sono stati 612, quasi due al giorno. Fare il pedone è proprio rischioso ad ogni età e ad ogni latitudine. In montagna come in riva al mare, in città come nel più sperduto paese della Penisola.
Ricordiamo tutti i sei ragazzi morti e gli 11 feriti in un incidente notturno in valle Aurina alla vigilia dell’Epifania, tutti giovanissimi, attorno ai ventanni, ma ci pensate?!. E ricordiamo tutti a Bergamo a dicembre mamma e passeggino con bimbo travolti da un’auto, grave il bambino. Ricordiamo tutti a ottobre a Sant’Arcangelo di Romagna una jeep che investe una mamma che passeggia col figlio di sei anni a bordo strada, la mamma muore.
E potremmo ricordarne tanti altri. Non è giusto, si dovrebbe fare qualcosa di più. Sugli autisti distratti, sulla illuminazione dei tratti di strada, sulla segnaletica per le auto e per i pedoni, bisognerebbe dire chiaramente con segnaletica lampante se in un tratto di strada si può camminare oppure no.
Soprattutto in certe ore del giorno e della sera ci vorrebbero luci più forti su erti attraversamenti pedonali, strisce ben visibili magari con le luci ad asfalto come molti comuni hanno già adottato e magari anche le strisce pedonali ben chiare e segnalate. Magari si dovrebbe mettere un impianto obbligatorio di semaforo che annuncia l’attraversamento pedonale mentre su molte delle nostre strade troviamo strisce all’improvviso nelle lande desolate e quasi oscure. Un morto su cinque in Italia è un pedone, secondo le ultime rilevazioni Asap.
Tra le tante educazioni civiche che dovremmo recuperare c’è anche l’educazione stradale in tutti i ruoli: nel ruolo di utente che diventa poi autista, nel ruolo di scooterista che poi diventa pedone,nel ruolo di ciclista che poi può diventare autista o pedone.
Il problema è che quando siamo pedoni ci dimentichiamo come vediamo i pedoni da autisti e quando siamo autisti ci dimentichiamo come siamo a rischio da pedoni, così quando siamo ciclisti rischiamo di dimenticare i diritti e doveri dei pedoni e degli autisti. E’ una guerra quotidiana che potremmo e vorremmo volentieri evitare. Ci vogliono educazione e strumenti, dispositivi chiari e illuminazioni pubbliche più adatte ai luoghi in cui quotidianamente mettiamo a repentaglio la nostra vita solo per passare da un marciapiedi all’altro. Ad esempio: secondo voi è normale un attraversamento pedonale, senza segnalazione semaforica, su un viale a scorrimento veloce e pure in diagonale? Strisce di traverso! Boh, mi arrendo. Anzi no, mi irrito. E comunque mi indigno.
Fabrizio Binacchi

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