Gianni Mura mi ha sempre ricordato “Todero Brontolon“ con la sua voce bassa che usciva intrisa di ironia. Occhi arguti e un‘espressione che non abbandonava mai la sua barba semi incolta. Quando lo paragonavano a Brera nicchiava senza tradire il suo pensiero. Aveva ammirazione del Gianni ma forse anche la segreta speranza di essere migliore nella diversità. Gustava il senso del gioco ma non come una compulsione piuttosto nel piacere di un sapore da osteria. Portava nel suo borsello sempre un mazzo da 40. Una scopetta o uno scopone erano una tentazione cui non poteva rinunciare. Duelli infiniti, senza livore, ma con il gusto della sfida. Durante alcuni viaggi in macchina, io alla guida, si era inventato una semplice “tenzone“: materia calcio, giocatori con la N e il primo che manca il turno perde e giu‘ risate e canzonature. Amava i piaceri della tavola. Voleva mangiare e bere ma bene, senza eccezioni. La scelta del ristorante nelle nostre trasferte era un lavoro di cui lui si faceva carico pieno e se ne beava. E fumavamo come turchi.
Gli piaceva lo sport. Scriveva di calcio ma gli ripetevo che la sua vera eccellenza l‘esprimeva nel raccontare il ciclismo. Quando fece il primo Giro di Francia per “Repubblica“ gli scrissi tutta la mia ammirazione. Amava la discussione e anche il paradosso. Una volta a Bastia Umbra, a cena con il sindaco del luogo, io e lui ingaggiammo un feroce dibattito. Aveva osato affermare che Beccalossi era meglio di Baggio. Tutto gli avrei potuto concedere ma non questo. Da fiorentino, in quel momento, alla vigilia della sciagurata cessione, non lo avrei concesso a nessuno. E la rissa verbale, di fronte agli astanti inebetiti, si chiuse senza finire.
È stato un giornalista scrittore che, senza la pigrizia dei grandi, avrebbe potuto farsi apprezzare molto di più. Lui, però, aveva troppo a cuore quelle passioni che condivideva con la sua compagna. Era quasi un Cincinnato della penna. Scriveva solo quando era costretto.
Ci mancherà molto. Mi mancherà non potergli più dire che su Baggio avevo ragione io, ciao Gianni
Massimo Sandrelli (pubblicato su Facebook)

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