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Il grande flop

Con tutti gli sforzi fatti dal ministro Giorgetti, l’Italia non è riuscita ad evitare la procedura di infrazione europea per lo scostamento di bilancio e questo è un fatto. Non contenta, il presidente del Consiglio si è presentata al vertice di Nicosia con la sua grande idea per affrontare la crisi energetica, sforare il patto di stabilità. Sommessamente, appena sentita, la voce repubblicana aveva scritto che era meglio lasciare perdere. Neanche per sogno. In una sola settimana il governo italiano è riuscito a perdere la fiducia dell’America e quella, se l’ha mai avuta, della Commissione Europea. Un bel risultato.

di Riccardo Bruno | 26 Aprile 2026

Con tutti gli sforzi fatti dal ministro Giorgetti, l’Italia non è riuscita ad evitare la procedura di infrazione europea per lo scostamento di bilancio e questo è un fatto. Non contenta, il presidente del Consiglio si è presentata al vertice di Nicosia con la sua grande idea per affrontare la crisi energetica, sforare il patto di stabilità. Sommessamente, appena sentita, la voce repubblicana aveva scritto che era meglio lasciare perdere. Neanche per sogno. In una sola settimana il governo italiano è riuscito a perdere la fiducia dell’America e quella, se l’ha mai avuta, della Commissione Europea. Un bel risultato.

Che poi il governo si lamenti degli errori precedenti, non ha nessun peso. A parte che il superbonus è probabilmente l’unico provvedimento del governo Conte votato anche da Fratelli d’Italia, a maggior ragione, il governo doveva avere una qualche iniziativa sul fronte della politica economica. Non se n’è vista nessuna. Per quello che concerne l’energia, non c’era bisogno di aspettare la crisi dello stretto di Hormuz per accorgersi che il paese era in difficoltà. Il ministro Picchetto Frattin, dai primi giorni del suo mandato ha detto che occorreva riaprire al nucleare. Il governo manco ha riaperto ai prelievi di gas nell’Adriatico. Siede sul petrolio in Sicilia, come se niente fosse e vai a sapere se lo sta prelevando in Basilicata.

Un erede di Enrico Mattei ha chiesto al presidente del Consiglio di rimuovere il nome di famiglia dal famoso Piano per l’Africa perché l’onorevole Meloni appare troppo sottomessa agli Usa. Dovrebbe rimuoverlo perché non si vede nel piano la ricerca delle risorse necessarie per l’indipendenza energetica italiana, o per lo meno sono quattro anni che l’onorevole Meloni gira per i paesi africani e le bollette aumentano. Quando è che porta dei risultati questo Piano? Questa è la domanda che dovrebbe inquietare gli eredi del povero Mattei che era stato capace di successi formidabili nei suoi anni di servizio, ora dissipati.

Il governo aveva un punto di forza al ministero dell’Industria, con un mastino come il ministro Urso. Sono quattro anni che il ministro aveva detto di aver risolto la vendita dell’Ilva e ancora siamo d’accapo. Invece di cacciare la Santanchè, l’onorevole Meloni faceva meglio a cacciare Urso. Non ce lo si può permettere un ministro così, perché non si rende conto della situazione in cui si trova, mentre il ministro Picchetto Frattin se ne rende conto ed il governo se ne frega.

Qual è stato l’interesse del governo? Il suo vanto, i campi di concentramento in Albania, dove è riuscito a spostare, senza vergogna, i migranti con le navi militari. Meglio non sapere i costi di questa follia che l’Europa ci ammira e la magistratura contesta. Il governo avesse detto davanti al disastro, scusate, cerchiamo un’altra soluzione, macché si va avanti a buttare denaro pubblico, quello che magari sarebbe stato utile risparmiare proprio per rimediare al deficit.

Bisogna spezzare invece una lancia a favore del Ponte sullo Stretto. Sarebbe un’iniziativa infrastrutturale, magari capace di mettere in moto qualcosa nel settore. Ci sono 26 mila nuovi disoccupati in quattro mesi grazie ai licenziamenti delle Big Tech e cosa sta facendo il governo? Per l’appunto non ci sono i soldi per il Ponte sullo Stretto, mancano gli investitori. Tranne Salvini, non ci crede nessuno al mondo che l’Italia lo faccia più un simile ponte surreale, promesso dai governi del Regno dell’800. Di buono c’è che oggi è il 25 aprile, giorno della liberazione. Ci si libererà pure di un governo come questo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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