L’adozione di un sistema pensionistico a ripartizione comporta che chi lavora paghi per chi è in pensione. Fino ad ora, e per un ventennio dal governo Amato del 1992, inmateria di mantenimento dell’equilibrio finanziario tra il fattore della contribuzione di lavoro e quello delle prestazioni di pensione, gli interventi di correzione hanno riguardato in via praticamente esclusiva il fattore delle prestazioni medesime, considerato che per quanto concerne le prestazioni dei lavoratori dipendenti l’aliquota contributiva di finanziamento è oggi pari al 33% della retribuzione lorda, aliquota di per sé elevata ma di soli 0,3 punti percentuali rispetto a quella del 1995 già allora elevata al 32,7%. Negli ultimi dieci-quindici anni, sia la tendenza all’invecchiamento della popolazione sia la crisi economica e produttiva hanno quindi di fatto determinato la necessità dal punto di vista dell’equilibrio del sistema pensionistico di provvedere in via esclusiva alla riduzione della spesa per prestazioni.
Con la previsione del limite di età a 70 anni, il decreto del governo Monti dimostrava già l’impossibilità di margini ulteriori circa l’innalzamento dell’età pensionabile, ora la legge di conversione dimostra anche che da ora in poi eventuali misure d’intervento a garanzia dell’equilibrio finanziario riguarderanno essenzialmente il settore del lavoro e quindi la materia dell’occupazione. E tuttavia, se il buongiorno si vede dal mattino, c’è poco da stare allegri, soprattutto per il settore dell’occupazione pubblica.
In merito alle misure adottate in materia d’innalzamento dell’età pensionabile, una settimana fa avevamo mostrato dubbi e perplessità sul fatto che le imprese italiane avrebbero avuto difficoltà a garantire o adeguatamente sostenere, senza soluzioni di continuità, il passaggio dei lavoratori dall’attività di servizio all’attività di collocamento a riposo. A tale proposito, all’art. 24 della manovra, la legge di conversione interviene introducendo la previsione del comma 15-bis, che consente, solo ai lavoratori dipendenti del settore privato, a determinate condizioni, di anticipare il pensionamento rispetto ai criteri generali fissati.
E’ del tutto evidente che tale disposizione contrasta sia con il principio dell’armonizzazione che dell’equità dei trattamenti, di cui il governo si era fatto inizialmente scudo.
Ma, sul versante del lavoro pubblico, ci sono aspetti ancora più gravi da valutare.
Facendo seguito alla previsione della manovra-bis di Ferragosto di ridurre entro marzo 2012 il personale del settore pubblico del 10% rispetto agli organici esistenti, al fine di agevolare il processo di riduzione degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni, oltre alla previsione della soppressione di enti e organismi (art. 21), con conseguente determinazione di eccedenze di personale (tanto per fare un solo esempio, circa 700 persone di cui all’ex INPDAP), la legge di conversione introduce anche la previsione dell’art. 23-ter in materia di riduzione e contenimento dei trattamenti economici. In particolare, la previsione del primo comma, richiamando “il trattamento economico annuo onnicomprensivo”, esclude totalmente la materia della retribuzione salariale dalla disciplina della contrattazione con le parti sociali e la riconduce in via esclusiva a quella dell’azione governativa[1].
Secondo stime della Ragioneria Generale dello Stato, nel conto annuale del personale della pubblica amministrazione risulterebbero circa 20.000 eccedenze, il cui taglio sarebbe stato in parte garantito da pensionamenti, che viceversa la manovra del governo Monti ora non consente più di realizzare. E quindi, se il buongiorno si vede dal mattino, è proprio il caso di dire che davvero non c’è che di stare allegri!
[1] Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è definito il trattamento economico annuo onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali …

Scusatemi fatemi capire quanto sarebbero le persone da licenziare nella pubblica amminstrazione e cosa e possibile fare per evitarle