La frontiera Svizzera è un muro invalicabile dai primi d’agosto e il viaggio della speranza si ferma a Como. Berlino chiude le porte ai rifugiati del Corno d’Africa e della Siria e il Canton Ticino come immediata reazione sbarra la strada con una “doppia mandata” alla frontiera tra Chiasso e la bella città Lariana. Ieri mattina ho avuto la possibilità di visitare il campo di prima accoglienza della Croce Rossa Italiana grazie all’invito dell’europarlamentare milanese Stefano Maullu e alla disponibilità del Prefetto di Como Bruno Corda. Pensalibero è entrato quindi per la prima volta dentro il centro che ospita 235 giovani, donne e bambini provenienti per lo più dai paesi del Corno d’Africa, dalla Costa d’Avorio, dalla Siria e dall’Afghanistan, Stati dilaniati da violenti e sanguinosi conflitti etnico-religiosi. Una emergenza gestita con grande professionalità dal Prefetto, dal Questore, dal comune di Como, dalle Forze dell’ordine dalla Croce Rossa italiana e dai volontari delle diverse associazioni di volontariato del territorio. Gli ospiti sono accolti provvisoriamente in container climatizzati e vengono assistiti sotto il profilo sanitario e psicologico in strutture già ampiamente collaudate pochi anni fa in occasione del terremoto de L’Aquila. Ma quello che preme è raccontare il contenuto dell’incontro preliminare alla visita al palazzo del Governo tra l’europarlamentare Maullu e il Prefetto di Como Corda. Il rappresentate del ministero dell’Interno ha chiarito i termini dell’emergenza venutasi a creare i primi d’agosto quando la Germania ha deciso di chiudere le proprie frontiere ai rifugiati. “Sino ad allora quasi non ci si accorgeva del passaggio di queste persone dirette verso il Nord Europa – ha spiegato il prefetto – ma quando il governo tedesco ha deciso di non accogliere più profughi la Svizzera ha cambiato contestualmente la propria strategia rispetto a questo fenomeno. Se prima permetteva il valico ai due terzi di chi chiedeva di passare il confine dai primi di agosto ha invertito la tendenza”. In buona sostanza solo chi era in possesso dello stato di rifugiato, ovvero aveva ottenuto asilo, poteva passare all’interno della Svizzera verso Nord. Di fatto gli elvetici per evitare di dover loro gestire il problema dell’accoglienza di chi trovava chiuse le porte in Germania ha deciso di scaricare in Italia il fardello. “Quello che cerchiamo di far capire a questi giovani – ha spiegato all’interno del centro Cri il capo di Gabinetto della Prefettura Corrado Conforto Galli – è che se loro ci aiutano nell’identificazione diventa più semplice l’ottenimento dello status di rifugiati, informazioni queste che a loro mancano o che giungono in modo distorto, in questo caso possono circolare liberamente in Europa senza impedimenti. Ma non è facile vincere la diffidenza e il desiderio primario di ricongiungersi con il resto dei familiari già residenti nei paesi del Nord. Molti temono di dover perdere troppo tempo nell’ottenimento in Italia dell’asilo e quindi cercano di varcare inutilmente i confini”. E nonostante gli apprezzabili sforzi della Prefettura del comune e della Croce rossa il problema sembra essere lontano da una soluzione definitiva. “Mi complimento con il Prefetto e con il grande piano operativo messo a punto da tutta la città di Como – ha detto l’onorevole Maullu – ma il problema deve essere affrontato molto seriamente dal nostro governo. Non bastano tre miliardi messi a bilancio nella legge di Stabilità per l’accoglienza così com’è. Servono invece politiche concrete dell’esecutivo, una sorta di piano Marshall che ci permetta di intervenire direttamente in questi Paesi con dei piani di cooperazione in quelle zone così come fece negli anni Ottanta con successo il Governo Craxi”.
Cesare Mannucci






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