In questa emergenza nazionale i nostri politici si sono comportati come i camerieri del Titanic che rimettevano a posto le sedie nel salone delle feste mentre la nave affondava. La crisi sanitaria ed economica e’ piombata su un Paese gia’ zavorrato dai dati socio-economici tra i peggiori d’Europa. Per di piu’ ci siamo trovati con un governo di dilettanti allo sbaraglio la cui maggioranza dei componenti vantano un CV che si puo’ scrivere dietro un francobollo.
in questa situazione di smarrimento generale, la scelta di Draghi era scontata anche se additarlo come salvatore della patria potrebbe creare aspettative non corrisposte. Abbiamo conosciuto due Draghi: formato italiano e quello europeo.
In Italia ha operato come un civil servant, un grand commis di stato, cioe’ funzionale al sistema politico-amministrativo ed i risultati non sono stati esaltanti. Come direttore generale del Tesoro ha presieduto alle privatizzazioni delle aziende di stato, vendute a prezzi di saldo ed a debito trasferito alle aziende stesse ai soci di Mediobanca, detto anche il salotto buono (o meglio, sala da pranzo) della finanza italiana.
Ha gestito in perdita i cosiddetti titoli derivati, strumenti finanziari sofisticati e complessi, che accompagnano l’emissione dei BTP.
Come Governatore della Banca d’Italia, non ha impedito che banchieri improvvisati, sia a livello nazionale che locale, giocassero a monòpoli con i soldi degli altri, costringendo lo Stato ad intervenire per salvare diverse banche.
Poi c’e’ il Draghi che va in Europa come presidente della BCE, una carica che gli ha dato il potere di determinare la politica monetaria, ma nel suo caso anche economica dell’eurozona. La BCE fu creata come una copia della Bundersbank il cui scopo e’ impedire una crescita incontrollata dell’inflazione perche’ i tedeschi erano e sono terrorizzati dal ricordo della repubblica di Weimar. Il capolavoro di Draghi e’ stato quello di cambiare la missione iperprudente della BCE con un approccio piu’ interventista. Questo cambiamento e’ stato possibile grazie alle capacita’ di competenza, credibilita’ e comunicazione di Draghi che ha convinto capi di governo e parlamenti del nord Europa.
Dopo aver contribuito al salvataggio del progetto europeo, puo’ Draghi ripetersi in Italia e portarci fuori dalle secche di questa profonda crisi?
Tutto dipende dal rapporto che si stabilira’ tra l’eventuale governo Draghi ed i partiti. Se il programma e la nomina dei ministri saranno frutto di trattative e compromessi tra i partiti, il governo Draghi durera’ poco; non incidera’ sul Paese, come ogni altro goveno tecnico visto nel passato.
Se invece Draghi avra’ i pieni poteri per realizzare le riforme strutturali invocate da tutti, finalmente si potrebbe sperare in una concreta svolta nella storia del nostro Paese. La parola chiave che Draghi ha usato nei suoi incontri con i partiti e’ stata “europeista” che racchiude il suo programma, cioe’ portare in Italia gli standard medi europei di efficienza della burocrazia pubblica, della giustizia amministrativa, dell’istruzione e ricerca, oltre naturalmente ad una nuova equita’ fiscale che privilegi i redditi da lavoro rispetto a quelli di capitale. Alcune di queste riforme potrebbero essere all’inizio molto dolorose ma esiste un anestetico: i fondi europei del Recovery Fund, SURE e MES.
Idealmente tra pochi mesi la combinazione del programma Draghi, alimentato dai fondi europei con il controllo della pandemia attraverso i vaccini potrebbe portare quasi ad un’euforia generale: come quando una squadra di calcio gioca da schifo ma nel minuto finale vince la partita con una prodezza del centravanti. Per i tifosi quello che conta e’ la vittoria ed il ricordo del gol. Draghi potrebbe essere quel centravanti che fa sperare i tifosi per il futuro del campionato.
L’accordo tra Draghi ed i partiti dovrebbe fondarsi su queste basi: accettazione a priori delle riforme necessarie anche a costo di lacrime e sangue fino al 2023, quando alle elezioni politiche tutti i partiti potranno vantare o negare la responsabilta’ delle azioni del governo Draghi.
Le vestali della Costituzione si allarmeranno per la concessione dei pieni poteri e vedranno la conferma della tesi delle elite al potere. La storia ci insegna che la Costituzione e’ stata sempre interpretata in modo flessibile per adattarsi alle vicende politiche del momento ed in ogni caso esistono istituzioni di garanzia come il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Per quanto riguarda le elite al potere, occorre solo notare come interi partiti e parlamentari si sono svincolati per opportunismo dai solenni impegni presi con gli elettori. Così, tanto per per giudicare chi sia la vera elite.
W. Locambio

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