
Cosa mai aspettarsi quando un terreno fertile finisce per diventar secco e senza germogli? Una terra dove ogni momento è quello buono per litigare, per dividersi…! Siamo giunti a metabolizzare così bene ogni nostro male che il passo successivo, cioè quello del dividersi, è già divenuto d’obbligo. Sembra che la tradizionale rissa di campanile, tutta toscana, a volte sia un modo per sfuggir l’ansia del divenir incerto: -“ Mi mostro estremamente polemico e divento padrone del mio tempo e del mio momento….!”- Ecco come tuona ogni buon fiorentino, che finisce poi per infarcire la tracotanza con la doppia lite, tutta fatta in casa, tra parenti e vicini e… d’obbligo….a denti stretti! Strizzando le chiappe e serrando i pugni ci scaviamo la fossa ridendo e scherzando e lasciandoci scivolare nel dolce cullare delle onde del mare: che si chiami golfo o baia dei bischeri è sempre un luogo ameno, balneare e giulivo; è comunque sempre più grande e vi finiscono il senno e la speranza; quel luogo dove l’intelletto s’arresta e dove ogni scappatoia finisce per chiudersi. Adesso a Firenze si respira ancor la storia, mista ai nuovi effluvi etnici e alle fragorose grida notturne di beduini e gitani, tra i vicoli pisciosi e oscuri della città vecchia e che fanno della nostra storia un’orchestra tetra e spaventosa.
Mi stupisco quando ancora ci impomatiamo i capelli e ci incipriamo il naso, facendoci le moine e sventolando ventaglietti di pizzo al resto d’Italia, d’Europa e del mondo, vantandoci di cultura, arte e storia e poi ci circondiamo di avanzi d’ingordigia popolare; ci lasciamo sommergere da rifiuti urbani estremi e ci facciamo rappresentare da tutti, meno che da coloro che ancora sanno camminare in punta di piedi. La bellezza e la cultura sono lasciate nelle mani callose, dalle unghie lunghe e sporche, tappezzate dal giallo della nicotina e dall’odore sgradevole di non ben chiare macchie di confine, appartenenti ad amministratori che mancano di presenza e di armonia; da persone che hanno origini indefinite e frequentazioni molto poco chiare. Da uomini che ancora”si fregano la patta” davanti alle signore e che tra un bicchier di vino ed un discorso inaugurale mandan giù che è un piacere vino e applausi di massa; ad ogni intervento e ad ogni bagno di folla non mancano inchini e rutti; tutto si conclude ancora con un panino con la porchetta ed un tracannar di vino ma col mignolo alzato, per mantener la forma e il gesto dignitoso!
Dei nostri amministratori: qualcuno porta la barba peggio di un turco mammalucco e qualcuno mostra ciuffi bianchi tra la folta e irsuta chioma, tipica dei sevi della gleba. Qualcuno giunge sempre le mani e strabuzza gli occhi chiari, come se la Madonna dovesse aiutarlo a percorrere la lunga via della redenzione, quella fatta di binari d’acciaio e di mostruosi molossi a guardia dell’inferno. E poi ci sono folletti che si adagiano ridendo sui resti poveri di alberi spogli che vengono trascinati via dai loro boia, che anziché mantenere il riserbo vile della pietà continuano a ridere singhiozzando e strozzandosi con veemenza. E si continuano a costruire templi e chiese a divinità mostruose che per forza di cose non troveranno mai il loro spazio ma lasceranno i fiorentini ad affogare in questo mare profondo e vacuo della bischeride più profonda……!
E ridiamo….! Ridiamo e scordiamo che la radice vera del nostro mondo aleggia ancora vagamente sui nostri tetti e adesso più che mai dovremmo richiamare ciò che resta a mostrarsi interamente per quello che è e quello che dovrebbe essere. Non siamo Caronte a navigar nel golfo dei bischeri………siamo purtroppo foglie ingiallite che galleggiano in un mare di liquame sconcio e immenso, incuranti dei gironi e dei poeti ma ben consci di recarci al patibolo! Ma ridiamo e scherziamo ancora, come se niente stesse accadendo…… come dei bischeri o come diceva mio nonno dei poveri grulli; ci grattiamo il posteriore a bocca aperta, magari tra un peto ed una bestemmia e poi ci sediamo a mangiare il peggiore couscous in Piazza Signoria, bersagliando le forze dell’ordine coi miseri resti di carne e di verdura fradicia! Ancor ci allieta la risacca della fogna che si apre alla baia dei bischeri….è dolce lasciarsi cullar nell’olezzo intenso e dai ricordi dei roghi, delle secchiate di urina dalle finestre e dalle grida degli ubriachi sempre meno autoctoni e sempre più figli di pirati e di schiavisti, di contrabbandieri e di figli di puttana……!
Ludwig

Lascia un commento