
L’occasione era ghiotta. Imperdibile. Il PD era contendibile, era scalabile. L’avevano capito in tanti. E come nel poker quando la puglia è alta ci si butta senza paura.
In fondo il governatore dell’Emilia Romagna era un ottimo amministratore, ma normale. Non aveva di certo tratti di estroversità o di eccentricità. Infatti vince facile nei congressi dei circoli, dove vota chi ha la tessera.
Insomma quelli che vanno a dare i volantini ai mercati, quelli che cucinano le salamelle alla festa dell’Unità, quelli che almeno una volta la settimana non guardano la tv ma si riuniscono a discutere di politica.
E magari lo fanno anche di domenica. Quelli vintage. Quelli che hanno perso le elezioni politiche. Quelli i cui dirigenti sono troppo affezionati al Palazzo e si occupano poco di loro. Perché abitano ” in centro “.
Serve altro. Serve una scossa. E arriva Elly. Lei che è appena rientrata nel PD dopo esserne uscita con Civati. Lei che ama le sardine. Giovane, veloce combattiva. Ma soprattutto sostenuta da quel vecchio volpone democristiano di Franceschini, che nel PD ha la corrente più strutturata.
Poi ci sono le primarie che un tempo si svolgevano nella coalizione per nominare il candidato Presidente del Consiglio. Remember Prodi? Adesso invece servono per eleggere il segretario del PD. E possono votare tutti.
Come dicono tutti gli esperti di flussi elettorali hanno votato proprio tutti: grillini, elettori di Fratoianni e di Bonelli e chissà. Elly vince, ma sorprende solo gli sprovveduti. E come avviene nel gioco dell’oca a volte si torna al punto di partenza.
Roberto Caputo

D’accordo, ma quale era – se c’era – il punto di partenza? Da pensiero neutrale, oltre che libero, si è pervenuti ora a punto/punti di partenza, siccome non v’era più il “punto” da cui andare a “capo”.