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Il “Fratello” Bartolomeo Bruni

di Aldo A. Mola | 21 Agosto 2023

L’estate è propizia per fare un passo avanti nella conoscenza della storia. È quanto annualmente propone il Concerto di Ferragosto dell’orchestra cuneese intitolata al violinista e compositore Antonio Bartolomeo Bruni (1751-1821). Il musicista e musicologo Giovanni Mosca ne ricordò figura e opere in “CN, Provincia Granda” curato da Luigi Botta e Franco Collidà (ed. Grandapress). Allievo di Gaetano Pugnani, migrato in Francia, che già all’epoca offriva spazi più ampi agli italiani di talento, già entusiasta degli ideali dell’Ottantanove nell’età napoleonica Bruni ascese a direttore d’orchestra dell’Opéra Comique e dell’Opéra Bouffe. Autore di inni alla Libertà e di commedie in musica di durevole successo, deluso dalla Restaurazione di Luigi XVIII nel 1816 si rifugiò nella villa “La Magnina”. Da lì contemplava la nativa Città dei Sette assedi, coscio che al mondo tutto passa e quasi orma non lascia. Lo aveva bene appreso quando si fece iniziare massone a Parigi e, come si legge nella “Storia di Cuneo, 1700-2000” (ed. L’Artistica, Savigliano, 2002), lo confermò in precedenti incursioni a Cuneo, ove, già col grado di “compagno”, venne solennemente ricevuto nella loggia “Heureuse Union” di Cuneo, che aveva membri onorari due generali e fratelli effettivi decine di alti ufficiali, sindaci, funzionari, il pittore Louis Pellegrino, il quartier mastro della Gendarmeria e, appunto, il “professeur de musique” Barthélémy Bruni. Essi si aggiunsero a Carlo Falletti di Villafalletto e a Charles Jubé, comandante del 53° squadrone di gendarmeria, acquartierato a Torino, fondatori dei “Maçons Réunis” di Cuneo, già iniziati alla “Réunion” di Savigliano, forte di oltre 150 affiliati, notabili italo-francesi del Dipartimento della Stura, crocevia d’Europa incorporato come tutto il Piemonte e la Liguria nell’Impero napoleonico. Nel 1810 Bartolomeo Bruni venne affiliato anche alla “Parfaite Union” di Cuneo, ove sedette “tra le colonne” in compagnia di due sacerdoti, Jean Fea, nativo di Peveragno, e di André Dho, del tutto indifferenti alla “scomunica”. Parenti di Napoleone e maggiorenti dell’impero erano notoriamente massoni.

   Quegli anni convulsi furono anche segnati dal fervore delle arti e dall’avvento dell’Uomo Nuovo, fondato sul “Codice Napoleone”, su piani regolatori per liberare la vita cittadina dalle soffocanti e ormai inutili mura, sulla pubblica istruzione e sull’illusione che ogni nuova guerra sarebbe stata l’ultima e ne sarebbe scaturita la pace perpetua non solo tra i popoli ma anche tra l’Uomo e la Natura, un piede nel neopaganesimo, un altro nelle Scienze.

La storia continuò a strappi e a zig-zag, come in passato. Fu comunque l’epoca in cui i Grands Tours da privilegio dell’aristocrazia divennero comuni per uno stuolo di militari, burocrati, artisti e docenti che, tra logge e altre società segrete, cercavano di leggere il futuro rovistando nel passato. Segnarono una svolta positiva nella civiltà di un’Italia sempre più europea e universale, come, libera dal gravame del potere temporale, dopo il 1870 tornò a essere la Chiesa di Roma.

Aldo A.Mola

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, chiesa, comandante, europa, francia, futuro, italia, mondo, natura, parigi, roma

Info Aldo A. Mola

Nato a Cuneo nel 1943, Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d’oro di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria, e, dal 1992, contitolare della cattedra “Pierre-Théodore Verhaegen” dell’Université libre de Bruxelles.
È direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dell’Associazione di studi sul saluzzese e del Centro studi e ricerche “Urbano Rattazzi” di Alessandria. Interessante anche il suo ultimo saggio, Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922, da cui si scopre che la «marcia su Roma» dei fascisti in realtà non sarebbe mai avvenuta.
Editorialista del quotidiano Il Giornale del Piemonte e coordinatore editoriale de Il Parlamento italiano 1861-1992, Mola ha organizzato numerosi convegni di studi, specialmente per il Ministero della Difesa (Garibaldi, generale della libertà nel 1982, e la serie Forze Armate e Guerra di Liberazione). Direttore di collane di storia per vari editori, è, dal 1967, autore di saggi. Nel 2004 riceve il Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Monarchico, è presidente di quella Consulta dei Senatori del Regno che sostiene Amedeo di Savoia-Aosta nella disputa sulla successione, e da anni sollecita il rientro in Italia delle salme dei sovrani Vittorio Emanuele III, che è tumulata ad Alessandria d’Egitto nella Cattedrale di Santa Caterina, della moglie Elena, sepolta a Montpellier, e di Umberto II e Maria José, seppelliti ad Altacomba, in Alta Savoia.

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