La persistente forza del dollaro, manifestatasi fino a mercoledì scorso, sembra improvvisamente essersi ribaltata, e le price actions di tutti i dollari appaiono in correzione volatile e impulsiva da quando il mercato, a metà della settimana scorsa, è giunto sui massimi di lungo periodo del biglietto verde. La reazione è importante, se consideriamo che l’EurUsd, uno di quelli che si è messo meno, dal minimo di 0.9540 di mercoledì scorso, in appena 5 sedute ha recuperato circa il 5% arrivando quasi a parità. Il Cable, dal canto sui dai minimi di 1.0327 è salito oltre 11 figure arrivando a ridosso di 1.15, quasi il 12%. AudUsd e NzdUsd si sono mosse meno ma hanno recuperato un 3% mentre il UsdCad è sceso di circa il 2.5%. L’unico che è rimasto fermo, ma perché la forza del delta tasso contrasta con il possibile intervento della Boj, è stato proprio lo Jpy, che dai massimi di UsdJpy a 145.90 ha ceduto quasi 200 pips pari a circa l’1.7%. Insieme allo Jpy stabilità per il UsdChf ancorato tra 0.9730 e 0.9970. La ragione di questo ribasso del dollaro, oltre ad essere legata ad una necessaria correzione dovuta dopo tanta corsa del biglietto verde, dipende dal sentiment di investitori e analisti che in questo momento, non vedono di favore il continuo reiterare la necessità, da parte della Fed, di alzare il costo del denaro, anche quando è ormai evidente che la recessione sia già entrata in Europa e lo sarà, prima o poi anche negli Usa, specie dopo i dati di ieri sull’Ism manifatturiero. In ogni caso, alla correzione ribassista del dollaro si è aggiunta la ripresa dei mercati azionari che da due sedute hanno ripreso a macinare punti. Gli indici americani hanno chiuso per la seconda seduta consecutiva al rialzo, con percentuali interessanti. Piacciono quindi le borse in ripresa contemporaneamente alla caduta del biglietto verde e a tal proposito sembra di ricordare l’inversione che nel Marzo 2020 cominciò proprio allo stesso modo, ovvero dopo una enorme salita delle valuta Usa durante lo scoppio della pandemia, si registrò poi una caduta altrettanto violenta che si registrò in concomitanza con i piani di salvataggio da trilioni di dollari messi in campo da una buona parte dell’occidente, per combattere i lockdown, e che poi fecero ripartire i mercati azionari, destinati poi l’anno successivo a raggiungere nuovi massimi storici sui listini più importanti. A livello di analisi tecnica segnaliamo possibili target per EurUsd in area 1.0210 e 1.0330, anche se non dimentichiamo che il trend di fondo resta ribassista. Cable che trova obiettivi possibili in area 1.1720 30, mentre UsdJpy potrebbe anche scendere in area 140.00 limite minimo del post intervento della Boj. AudUsd e NzdUsd potrebbero salire anch’esse anche se c’è molto meno interesse in questo periodo, in ragione del fatto che i volumi si concentrano sulle majors. Questa notte la Rbnz ha portato i tassi al 3.5%, conun rialzo di 50 punti base. E’ il livello più alto dal 2015 e si tratta del quinto rialzo da mezzo punto percentuale. NzdUsd dopo il dato è schizzato a 0.5810 per poi tornare a 0.5740. Risale il petrolio, nel frattempo, con il Wti a 86 dollari al barile mentre il Brent è tornato in area 92. Tecnicamente potremmo tornare in area 102 103, prima eventualmente di assistere alla creazione di un altro massimo inferiore che confermi la fase distributiva di medio e lungo periodo. Oggi è giorno di dati sui pmi dei servizi e composite, che dovrebbero dominare la scena in mattinata per il vecchio continente e Uk e nel pomeriggio per gli Usa.
Saverio Berlinzani

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