Ricorre questo ritornello filosofico. Quando il saggio indica la Luna lo stolto guarda il dito. Ci sono casi, tuttavia, in cui è saggio guardare anche il dito. E’ il caso dei buchi sanitari messi drammaticamente e tragicamente in luce dall’emergenza Covid-19 in tanti Paesi del Mondo e anche nel nostro. E in alcune regioni i buchi sono diventati tragedie epocali. A volte i ritornelli filosofici possono essere adattati alla cruda realtà: se ti stanno schiacciando o tagliando il dito lo stolto guarda la Luna.
Ci sono i buchi sanitari che ci stanno dicendo guardate che se non cogliete l’occasione dell’estate (rima non voluta) arriviamo in autunno e non saremo preparati alla eventuale o probabile nuova ondata virale. Siamo a metà giugno e ci sembra che settembre sia lontanissimo e in realtà da un punto di vista epidemiologico, dicono gli esperti, è domani. Il dito ci dice che dovremmo aggiustare e rattoppare i buchi della medicina di base, della sanità territoriale che è stato in alcune zone il buco dei buchi che ha fatto strage di nonni e nonne, di mamme e papà, e noi guardiamo la Luna dell’Alta Velocità sullo Stretto che non siamo stati capaci di fare nemmeno quando non avevamo la preoccupazione pandemica.
Il Saggio dovrebbe insegnarci che la prima regola è la gerarchia delle necessità, la priorità degli interventi. Apriamo cantieri stradali e ferroviari e non abbiamo messo in sicurezza scuole e ospedali? Curioso. Perlomeno curioso. E i buchi sanitari sono ancora tutti lì. Sono buchi di struttura e di organizzazione ma sono anche buchi di pianificazione e di sistemi.
Non lo dico io lo dicono gli esperti, lo dicono chi ci lavora, lo dicono quelli che ci stanno dentro dall’alba a notte fonda cercando di sorreggere un sistema che si era evidentemente troppo crogiolato sulle eccellenze di punta e aveva dimenticato il grosso dell’iceberg solo perché era sotto pelo d’acqua. Applausi per le strutture e i medici che ti operano alla prostata con il robot e dopo due ore o quasi sei già pronto per andare a casa, applausi per i trapianti di avveniristica realizzazione, applausi per i sistemi complessi che ti fanno ascoltare il mondo come se la natura ti avesse consesso un nuovo apparato uditivo ma intanto dove finiva il sistema di medicina del territorio, la medicina preventiva, il sistema di continuità, ma anche più semplicemente chi doveva controllare, e nel caso di carenza, dare l’allarme per la mancanza di mascherine?
Dice l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, quindi non un giornalista che prova a caprie e a descrivere, ma un professionista che studia da anni la prevenzione delle malattie infettive: “Guardate che abbiamo un’estate, quest’estate, per mettere a posto quello che non è andato bene in sanità in questi mesi, e lo sappiamo, lo vediamo”. Va bene tutto: parliamo di cantieri, di scuola, di sanatorie per lavoratori, di trasporti e vacanze ma prima di tutto bisogna aggiustare i buchi della sanità”. Come si fa a dargli torto ?
Ma soprattutto ci si sarebbe immaginati che, se non l’ora dopo, il giorno dopo qualcuno avesse proposto almeno una conferenza organizzativa sulla situazione della sanità italiana. Già: perché facciamo gli Stati Generali dell’Economia e non facciamo una conferenzina sulla sanità?
Abbiamo saputo dagli esperti che questa crisi sanitaria ha messo in luce buchi e crisi che non pensavamo potessero esistere anche e soprattutto nei territori di cosiddetta eccellenza: la carenza di mascherine, la carenza di materiali per produrre le mascherine chirurgiche, la guerra degli ordini per far avere camici per i medici e apparati per i reparti di terapia intensiva, la corsa ai tamponi. Aggiunge Lopalco con mezzo sorriso ma anche mezzo sconsolato: “Sapete perché non si riusciva a fare i tamponi nella misura che volevamo: non perché mancassero i bastoncini i cotton fioc ma perché non c’erano i reagenti. Mancavamo di liquidi reagenti”. Pensiamoci un secondo. In Italia non avevamo liquidi reagenti sufficienti per reagire alla richiesta di tamponi nella fase più acuta durante la quale un tampone poteva rilevare una positività e alla fine salvare una vita? Non è bello. Ebbene sì non avevamo reagenti e questo porta a chiedere dov’è finita la chimica sanitaria, perché la filiera della chimica per la sanità non ha funzionato e non ha reagito.
E vedete che stiamo parlando dei pezzi di base, del minimo per accostarsi all’emergenza: mascherine, visiere, camici, reagenti, non stiamo parlando di robot che sostituiscono l’infermiere in corsia, ma di pezzi di sanità che davamo per scontato. Me lo chiedo spesso, ve lo chiedete anche voi: come mai nessuno ha pensato in questi anni alla soglia di autosufficienza delle mascherine? Ci sarà pure un piano per le epidemie: perché non si aggiornava questo capitolo minimale sulle mascherine? L’altro giorno la Cancelliera Angela Merkel e il presidente Emmanuel Macron e altri leader europei hanno scritto alla presidente della Commissione Europea von der Leyen per chiedere che l’Europa prepari già da adesso (ma già da adesso rischia di essere già un po’ tardi) un piano per essere pronti per l’eventuale nuova ondata pandemica dell’autunno 2020, per evitare dice il documento dei capi di governo europei le “insufficienze” sanitarie e organizzative riscontrate nei mesi scorsi. Insufficienze: parola che non ammette dubbi.
Abbiamo avuto delle “insufficienze” che evidentemente non possono essere tollerate, soprattutto in Paesi considerati tra i più evoluti del mondo. Guardiamo pure la Luna, ma stiamo attenti al dito.
Fabrizio Binacchi

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