Il Corriere della Sera del 9 ottobre, in prima pagina, introduce un articolo dell’editorialista Armando Torno, dal titolo: “Il sondaggio su Dio: più severo che buono”. L’articolo trae spunto da un altro, di Cathy Lynn Grossman, pubblicato ieri su Usa Today, il quale riprende, analizza e commenta i risultati di una ricerca – “How America sees God”, ovvero “Cosa possiamo dire di Dio” – di due sociologi statunitensi della Baylor University di Waco in Texas, Paolo Froese e Christopher Bader.
Scopo della ricerca dei due sociologi è stato quello di cercare di capire cosa pensassero gli americani di Dio, partendo dal presupposto che in un Paese come gli Stati Uniti, a differenza ad esempio di quanto avviene in Europa, l’immagine di Dio è presente nella vita quotidiana e quindi in qualche modo potrebbe risultare utile a capire anche e soprattutto le scelte individuali, sociali e politiche degli stessi americani. A tale proposito, anche se la riflessione giunge a conclusione del suo articolo, il giornalista del Corriere della Sera annota piuttosto che “noi ora ricominciamo a capire quanto (Dio) sia ancora indispensabile per spiegare l’uomo”.
Questa conclusione esprime tuttavia solo una mera opinione del giornalista, niente affatto consequenziale sia rispetto alle motivazioni che ai risultati della ricerca, e soprattutto riportata sul giornale senza alcun riferimento viceversa ad un altro articolo della stessa Cathy Lynn Grossman, pubblicato sempre su Usa Today, il 28 settembre scorso, dal titolo “Sulla religione gli americani potrebbero fare meglio”.
Se l’analisi dei due sociologi americani si basa su 1.721 prima e 1.648 indagini telefoniche poi, condotte con adulti statunitensi rispettivamente negli anni 2006 e 2008, l’articolo del 28 settembre scorso riprende invece una successiva indagine pubblicata in pari data dal Pew Forum su Religione e Vita pubblica negli Stati Uniti, mediante un’intervista rivolta stavolta a 3.412 statunitensi adulti, “dei quali solo il 2% ha saputo rispondere correttamente ad almeno 29 su un totale di 32 domande su Bibbia, figure religiose di rilievo, fedi e tradizioni”.
In quest’altro articolo, un rilievo piuttosto interessante svolto dalla giornalista riguarda il rapporto tra Fede e Ragione. Sono “la famiglia, gli amici e i politici (che) danno forma alla fede, non la teologia. Le persone tendono a dire ‘Cerco un contatto personale con Dio, il resto non mi interessa’”.
Un altro rilievo, parimenti interessante, è svolto poi in ordine alle complessivamente scarne conoscenze religiose degli intervistati: “Atei, agnostici, ebrei e mormoni hanno ottenuto i punteggi più alti … I ricercatori sostengono che gli intervistati di cultura superiore hanno ottenuto punteggi nel complesso più alti … Gli intervistati con diploma superiore hanno risposto correttamente al doppio delle domande rispetto a chi non aveva completato gli studi”.
In definitiva, pur se oggi il Corriere della Sera riporta quattro immagini che nel complesso gli statunitensi avrebbero di Dio, immaginato come “autoritario” per il 28%, “lontano” per il 24%, “benevolente” per il 22% e “critico” per il 21%, in principio di discorso permane tuttavia un dubbio irrisolto. Rispetto al “Dio degli americani”, di quale dio stiamo parlando?
Angelo Giubileo da www.leragioni.it

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