
Alessandro Di Battista ha avuto un grave malore e gli auguro sinceramente di guarire, tornare dalla sua famiglia e riprendere al più presto la sua attività. La malattia non è un terreno di scontro politico e chi gode delle disgrazie altrui si qualifica da solo. Chiarito questo, possiamo evitare la solita, insopportabile santificazione all’italiana.
Perché l’Italia buonista funziona così. Basta un letto d’ospedale e improvvisamente spariscono anni di propaganda, provocazioni, semplificazioni e lezioni impartite al prossimo. Il personaggio divisivo diventa una figura da proteggere, l’inquinatore di coscienze diventa “voce libera”, il propagandista diventa intellettuale scomodo. E guai a ricordare chi fosse fino a cinque minuti prima.
Di Battista resta invece Di Battista. Uno dei più efficaci produttori italiani di quella geopolitica da bar nella quale il mondo viene diviso in buoni e cattivi secondo uno schema curiosamente sempre favorevole ai nemici dell’Occidente. Propalestinese fino all’ossessione, protagonista di una retorica che a mio giudizio ha più volte oltrepassato la critica legittima a Israele per scivolare nella demonizzazione del sionismo e in argomenti che lambiscono vecchi stereotipi antisemiti. Filoputiniano nella lettura della guerra in Ucraina, dove le responsabilità russe vengono continuamente immerse in ettolitri di “però la NATO”, “però l’Occidente”, “però gli americani”, fino a trasformare un’invasione in una specie di incidente provocato dagli altri.
Un inquinatore di coscienze, appunto. Non perché abbia opinioni diverse dalle mie, cosa perfettamente legittima, ma perché ha costruito una parte importante della propria fortuna pubblica trasformando la complessità in slogan e gli slogan in certezze morali da distribuire alla platea.
Poi arriva il malore. A Cuba. E qui la storia, bisogna riconoscerlo, possiede un senso dell’umorismo piuttosto feroce.
L’Italia che lui ha spesso raccontato come provincia servile dell’Occidente si mobilita immediatamente. Farnesina, ambasciata, governo, medici italiani, aereo sanitario pronto per riportarlo a casa quando sarà possibile. Nessuno gli chiede prima cosa pensi della NATO, degli Stati Uniti, di Israele, di Putin o del capitalismo. È un cittadino italiano in difficoltà e lo Stato italiano fa esattamente quello che uno Stato civile deve fare.
Nel frattempo Di Battista si trova proprio a Cuba, paese idealmente molto più vicino a quell’immaginario terzomondista e rivoluzionario che il Dibba frequenta da una vita. La patria di Fidel, uno dei grandi santini del pantheon antioccidentale, il luogo che per decenni è stato raccontato come dimostrazione che un altro modello fosse possibile.
Peccato che, dopo oltre sessant’anni di castrismo, il modello abbia qualche problemino pratico. Mancano medicinali, materiali sanitari, energia, ricambi e perfino le forniture più banali sono diventate un’impresa. Altro che mitologia della sanità rivoluzionaria. Quando la rivoluzione incontra la terapia intensiva, improvvisamente un medico del Gemelli e un aereo sanitario della decadente Italia occidentale acquistano un fascino irresistibile. Persino una banalissima siringa ipodermica smette di essere un prodotto del capitalismo e torna ad essere semplicemente una cosa che sarebbe utile avere.
Ed è proprio questo il dettaglio che rende tutta la vicenda politicamente istruttiva.
L’Italia fa benissimo a mandare uomini, mezzi e assistenza. Deve farlo. La nostra civiltà si misura proprio nella capacità di aiutare un cittadino senza chiedergli prima per chi vota e quali sciocchezze abbia raccontato negli anni precedenti. Questa è la differenza tra uno Stato liberale e uno Stato ideologico.
Ma almeno risparmiamoci la canonizzazione.
Auguri a Di Battista, sinceri. Che guarisca presto e torni in Italia, magari proprio su quell’aereo messo a disposizione da quel paese occidentale, democratico e imperfetto che tante volte ha trattato come il lato sbagliato della storia.
Poi, quando starà bene, potremo tornare tranquillamente a dirgli che le sue analisi geopolitiche fanno acqua da tutte le parti.
Possibilmente senza dover mandare un altro aereo a recuperarle all’Avana.
Piero Terracina

Da aggiungere che Di Battista ha rinunciato al volo di Stato, peraltro.
Le chiacchiere stanno a zero.
Le sanzioni del regime USA contro Cuba continuano, invece, purtroppo.
Personalmente, un tempo liberale, sono diventato socialista proprio approfondendo il sistema socialista anche cubano.
E ne sono rimasto affascinato, comprendendo che la propaganda liberale e del Partito radicale era e rimaneva propaganda. Ignorante, becera e anche un po’ razzista.
Tutte cose che ho avuto modo di scrivere e approfondire, anche nei miei saggi.
E rimango sempre allibito nel leggere i suoi articoli. Che denotano tifoseria e molto poco approfondimento.
Di Battista per il resto merita grande rispetto, specialmente in quest’epoca censoria, ignorante, preda della violenza e delle tifoserie.
Non solo mi auguro si rimetta presto, ma che sia lui che Cuba socialista possano trionfare.
E lo faranno, perché gli Eroi sono destinati al trionfo..
Mentre tutti gli altri, i soliti denigratori da bar, all’ oblìo.