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Il diavolo in corpo

Un illustre costituzionalista quale il professor Cassese ha descritto domenica su il Corriere della Sera le relazioni euro americane con i toni da romanzo di Raymond Radiguet. Illusione, ispirazione, passione, tradimento, delusione, amore finito. Le diable au corps. Cassese parte dalla lettura di Alexis de Tocqueville che ha spiegato l’America agli europei, con più successo del suo parente acquisito de Chateaubriand.

di Riccardo Bruno | 1 Settembre 2026

Un illustre costituzionalista quale il professor Cassese ha descritto domenica su il Corriere della Sera le relazioni euro americane con i toni da romanzo di Raymond Radiguet. Illusione, ispirazione, passione, tradimento, delusione, amore finito. Le diable au corps. Cassese parte dalla lettura di Alexis de Tocqueville che ha spiegato l’America agli europei, con più successo del suo parente acquisito de Chateaubriand. Solo che Tocqueville non aveva nessuna simpatia per gli Stati Uniti d’America. Tocqueville diffidava, a dir poco, della democrazia da cui metteva in guardia. Tirato un sospiro di sollievo grazie alla Restaurazione, il fenomeno americano, il visconte era asmatico, gli toglie il fiato. La democrazia uscita dalla porta, rientrava dalla finestra. Se il conte di Cavour, che conosceva Tocqueville un po’ meglio di Cassese, aveva il sospetto di questa idiosincrasia, un nazional socialista convinto come Carl Schmitt, ne ha la certezza. Una volta incarcerato nel dopo guerra, Carl Schmitt si rifugia nelle lettura dell’opera di Tocqueville identificandosi completamente con l’aristocratico francese. Si può dire che se la conoscenza dell’America arriva in Europa attraverso Tocqueville, dovrebbero esserci molti elementi di fastidio verso il nuovo mondo, appena si presenta.

Nel caso Tocqueville fosse troppo criptico per essere pienamente appreso, Cassese, ripara su Arthur Schlesinger jr, il primo ad aver parlato di impero americano. Un campanello d’allarme che non si sarebbe colto a pieno. Con Schlesinger siamo già alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, un bel salto. Non c’era bisogno di Nixon per tacciare gli Usa di mire imperiali. Il leader di Schlesinger, Kennedy, era già stato accusato di comportarsi come un monarca. Uno che mette il fratello a fare il ministro della Giustizia, in America non si era mai visto. E Roosevelt, il primo presidente che non rispetta la tradizione dei due mandati? Roosevelt era razzista, simpatizzava per Franco ed ammirava Italo Balbo. E meno male che Cassese risparmia Lincoln, perché è stato Lincoln a violare la Costituzione americana, assumendosi la responsabilità della guerra civile. Se l’Europa non ha compreso pienamente la tragedia della guerra civile statunitense, come scrive Cassese, non ha compreso nemmeno la figura politica di Lincoln, un pazzo furioso.

Non parliamo del Vietnam, o dell’Iraq. Il movimento pacifista mica era innamorato degli americani. In Italia avevamo ministri che davanti al presidente Georg W. Bush che pure aveva vissuto l’attacco alle Torri Gemelle, accusavano lui di avere le mani sporche di sangue, non Bin Laden. Per farla più breve di Cassese, con tutto il rispetto per i suoi sentimenti, si potrebbe dire che non erano universali. Se c’erano quelli che come il professore amavano gli americani, c’erano altri che li detestavano a vista. Bisogna pur ricordare che gli americani sono principalmente esuli europei e che nella loro storia, non hanno fatto un genocidio dei nativi, quello lo fecero gli spagnoli ed i portoghesi. Gli americani fecero molto peggio, si sono contaminati. Il generale Huston, una celebrità per aver sconfitto l’esercito di Santana in cinque minuti, aveva una moglie indiana, due figli allevati secondo quelle usanze ed era anche capo tribù. Tocqueville, amico di Gobineau, il teorico della razza, si era accorto di questa inaccettabile commistione etnica della società americana. Tutti gli indiani miserabili incontrati nel suo viaggio, erano figli di bianchi. Resta più facile far passare la guerra con le tribù rimaste selvagge, che se trovavano un bianco lo scorticavano vivo, come un genocidio. In Europa, negli stessi anni in cui gli americani assimilavano gli indiani, c’era il colonialismo e si seminavano ii germi dell’apartheid. Non solo verso i neri, anche verso gli arabi. La guerra di Algeria si conclude nel 1962. Nei tribunali di Algeri si trovano atti pubblici che recano cinque testimoni, “due uomini, tre arabi”.

Grazie a Trump ci siamo accorti finalmente di tutte le magagne nascoste sotto il tappeto o finto di non vedere. Con un presidente di questo genere, se ne conviene, altro che amore, l’America non è più sopportabile. Tocqueville, va detto a Cassese, amava la Russia non l’America. La Russia non aveva conosciuto una rivoluzione, non aveva surclassato il feudalesimo, e manteneva un rigido potere verticale fondato sulla corona e l’altare. Con il suo atomismo anarchico, l’America aveva spezzato questo giogo secolare. Dio ce ne scampi e liberi. Emanciparsi con gli americani è stata un’esperienza tremenda per i popoli europei. Ripristinare il Sacro Romano Impero, la Santa Alleanza, il Papa re, magari risulterà più facile.

Riccardo Bruno

(direttore politico de “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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