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Il decalogo liberale di Zanone

Proprio a Firenze il leader liberale scomparso enunciò le regole sulla essenza del liberalismo.

di Francesco Giubilei | 10 Gennaio 2016

Caro Direttore,

c’è un legame forte tra Firenze e Valerio Zanone, il leader liberale scomparso lo scorso 7 gennaio. Fu qui, infatti, che ci fu il suo esordio pubblico come nuovo segretario generale del PLI, in occasione della celebrazione del cinquantenario della morte di Piero Gobetti, a Palazzo Vecchio. Un segno non solo simbolico di una svolta impressa alla linea politica del partito dopo oltre un ventennio di egemonia malagodiana. Sempre a Firenze, nel congresso nazionale del novembre 1981, Zanone fu riconfermato alla segreteria su un progetto che sanciva la linea di collaborazione stretta con gli altri partiti laici, Psi, Psdi e Pri e che in città portò all’epoca delle sindacature di Bonsanti e Conti.

Fu proprio in  quello che fu il congresso che parve segnare il rilancio, rivelatosi poi purtroppo effimero, del pensiero politico liberale in Italia, che Zanone, a conclusione della sua relazione, dettò un decalogo che mantiene la capacità di chiarire l’essenza stessa del liberalismo, facendo giustizia di interpretazioni strumentali utilizzate troppo spesso da destra e sinistra negli ultimi decenni.

“Liberale è darsi una regola piuttosto che doverla ricevere.
Liberale è la società aperta che riconosce a ciascuno il diritto e la possibilità di diventare ciò che vuol essere. 
Liberale è rinunciare all’illusione della società perfetta, ma cercare ogni giorno di correggerne qualche imperfezione.
Liberale è l’iniziativa individuale combinata con la responsabilità collettiva.
Liberale è il rifiuto di staccare nel tempo la libertà e la socialità; ai marxisti che promettono la libertà dopo la socialità, ai conservatori che promettono la socialità dopo la libertà, i liberali devono rispondere che libertà e socialità si guadagnano e si perdono insieme.
Liberale è la sintesi difficile non impossibile, fra l’efficienza del mercato, le riforme della socialità, le regole della democrazia. 
Liberale è chi non delega e non si sottomette, chi chiede al grande fratello pubblico il conto delle spese.
Liberale è chi ha letto vent’anni fa il romanzo di Orwell, scopre che il fatidico 1984 è alle porte, e prepara la difesa contro la più illiberale delle diseguaglianze, quella che potrebbe istaurarsi fra una massa livellata e un’oligarchia di livellatori.
Liberale è il rifiuto di separare il tempo della propria vita, di scinderlo fra un tempo di lavoro senza fantasia e un tempo libero senza significato.
Liberale è la voglia di cambiare ogni tanto lavoro e pensieri, di imparare qualcosa anche quando è finita la scuola.
Liberale è per noi, italiani, credere nella vivacità e opporci alle politiche che la mortificano, respingere le lamentazioni catastrofiche, avere fiducia in questo paese dissestato e grande; e cercare nelle ragioni della libertà le nostre ragioni di speranza”.

Valerio Zanone, dall’ intervento in conclusione del XVII Congresso Nazionale del P.L.I. , Firenze, Palazzo dei Congressi, 18 – 22 novembre 1981

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, conti, democrazia, firenze, italia, Laici, lavoro, Liberali, massa, mercato, palazzo vecchio, piero gobetti, pri, psi, riforme, scuola, speranza, valerio zanone

Info Francesco Giubilei

Presidente Circolo Culturale Piero Gobetti, FIrenze

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marisa brambilla

    18 Gennaio 2017 alle 12:01

    Grazie Giubilei per questo bel ricordo che ci hai voluto lasciare nei giorni del primo anniversario della morte di Valerio Zanone! Un ricordo del grande segretario liberale e anche del bel congresso del 1981, tenutosi proprio a Firenze, per qualcuno il più bel congresso del Partito liberale. Il “manifesto decalogo” sarà riprodotto sicuramente nel libro che stiamo scrivendo sugli anni ’80, anni molto positivi per i liberali fiorentini, per la città di Firenze e per il partito. Aspetto anche altre tue collaborazioni, a presto, Marisa Brambilla

    Rispondi

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