Caro Direttore,
c’è un legame forte tra Firenze e Valerio Zanone, il leader liberale scomparso lo scorso 7 gennaio. Fu qui, infatti, che ci fu il suo esordio pubblico come nuovo segretario generale del PLI, in occasione della celebrazione del cinquantenario della morte di Piero Gobetti, a Palazzo Vecchio. Un segno non solo simbolico di una svolta impressa alla linea politica del partito dopo oltre un ventennio di egemonia malagodiana. Sempre a Firenze, nel congresso nazionale del novembre 1981, Zanone fu riconfermato alla segreteria su un progetto che sanciva la linea di collaborazione stretta con gli altri partiti laici, Psi, Psdi e Pri e che in città portò all’epoca delle sindacature di Bonsanti e Conti.
Fu proprio in quello che fu il congresso che parve segnare il rilancio, rivelatosi poi purtroppo effimero, del pensiero politico liberale in Italia, che Zanone, a conclusione della sua relazione, dettò un decalogo che mantiene la capacità di chiarire l’essenza stessa del liberalismo, facendo giustizia di interpretazioni strumentali utilizzate troppo spesso da destra e sinistra negli ultimi decenni.
“Liberale è darsi una regola piuttosto che doverla ricevere.
Liberale è la società aperta che riconosce a ciascuno il diritto e la possibilità di diventare ciò che vuol essere.
Liberale è rinunciare all’illusione della società perfetta, ma cercare ogni giorno di correggerne qualche imperfezione.
Liberale è l’iniziativa individuale combinata con la responsabilità collettiva.
Liberale è il rifiuto di staccare nel tempo la libertà e la socialità; ai marxisti che promettono la libertà dopo la socialità, ai conservatori che promettono la socialità dopo la libertà, i liberali devono rispondere che libertà e socialità si guadagnano e si perdono insieme.
Liberale è la sintesi difficile non impossibile, fra l’efficienza del mercato, le riforme della socialità, le regole della democrazia.
Liberale è chi non delega e non si sottomette, chi chiede al grande fratello pubblico il conto delle spese.
Liberale è chi ha letto vent’anni fa il romanzo di Orwell, scopre che il fatidico 1984 è alle porte, e prepara la difesa contro la più illiberale delle diseguaglianze, quella che potrebbe istaurarsi fra una massa livellata e un’oligarchia di livellatori.
Liberale è il rifiuto di separare il tempo della propria vita, di scinderlo fra un tempo di lavoro senza fantasia e un tempo libero senza significato.
Liberale è la voglia di cambiare ogni tanto lavoro e pensieri, di imparare qualcosa anche quando è finita la scuola.
Liberale è per noi, italiani, credere nella vivacità e opporci alle politiche che la mortificano, respingere le lamentazioni catastrofiche, avere fiducia in questo paese dissestato e grande; e cercare nelle ragioni della libertà le nostre ragioni di speranza”.Valerio Zanone, dall’ intervento in conclusione del XVII Congresso Nazionale del P.L.I. , Firenze, Palazzo dei Congressi, 18 – 22 novembre 1981

Grazie Giubilei per questo bel ricordo che ci hai voluto lasciare nei giorni del primo anniversario della morte di Valerio Zanone! Un ricordo del grande segretario liberale e anche del bel congresso del 1981, tenutosi proprio a Firenze, per qualcuno il più bel congresso del Partito liberale. Il “manifesto decalogo” sarà riprodotto sicuramente nel libro che stiamo scrivendo sugli anni ’80, anni molto positivi per i liberali fiorentini, per la città di Firenze e per il partito. Aspetto anche altre tue collaborazioni, a presto, Marisa Brambilla