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Il covid-19 e la solitudine

Qualcosa, nel profondo di ciascuno di noi, è avvenuto. In questi mesi abbiamo affrontato e superato crisi di convivenza, di organizzazione familiare, con la paura costante di perdere noi stessi o perdere i nostri cari.

di Marisa Brambilla | 30 Aprile 2020

Mai viste le nostre città così vuote e così belle, ma cosa vale le vita se non puoi viverla a modo tuo?  Se la vicina di casa non viene a salutarti sul pianerottolo per non trasgredire l’isolamento, queste sono due solitudini che non s’incontrano, anzi si aggravano.

E’ stato un momento difficile per tutti, e parlo al passato, ci dicono infatti che siamo vicini alla fine dell’isolamento. Andiamo avanti allora, riprendiamoci la nostra vita così bruscamente interrotta, evviva! ce la siamo cavata. Ma qualcosa, nel profondo di ciascuno di noi, è avvenuto. In questi mesi abbiamo affrontato e superato crisi di convivenza, di organizzazione familiare, con la paura costante di perdere noi stessi o perdere i nostri cari, ci siamo adattati a fare poco o niente, noi sempre attivi, sempre pronti a organizzare qualcosa, obbligati dal virus a rinviare l’oggi al domani, o al dopodomani, o chissà…

Nel frattempo qualcosa si è consolidato in noi,  nel profondo dei nostri sentimenti: il senso della solitudine. Che è cresciuto giorno dopo giorno, che ti coglieva ogni mattina quando aprivi la finestra e vedevi il vuoto intorno: le strade deserte, nessun suono, neppure il rumore delle auto. Un’immagine di solitudine amplificata dalla dimensione delle grandi piazze vuote, e i rumori ovattati facevano sentire  ovattati anche i sentimenti, i desideri, i pensieri.

Se lasciamo questa retorica di quartiere, pensiamo allora a due immagini iconiche, che non dimenticheremo facilmente.

Abbiamo un presidente della Repubblica che durante i giorni del virus non si è risparmiato, non ha trascurato nessuna ricorrenza, civile o religiosa che fosse. Ha accarezzato lapidi e bandiere, ha posato corone, percorso con passi lenti i gradini dell’Altare della Patria, senza scorta, sempre composto, silenzioso, sempre solo. C’era tristezza sul suo volto, le cerimonie erano frettolose, i  ragazzi Alfieri della Repubblica recentemente premiati non erano con lui, la festa era altrove e veniva seguita  a distanza, come prescritto. Mancava  il calore degli abbracci, il sorriso dei ragazzi e delle loro famiglie, gli applausi.

Un altro ricordo per me indimenticabile. Non è una piazza questa volta, ma è la Piazza per eccellenza, esaltata dal silenzio e dal vuoto, illuminata fino a via della Conciliazione nelle celebrazioni notturne della veglia pasquale. E questa immensa piazza è desolatamente vuota. In quegli spazi cosi dilatati il Papa incede a fatica, forse è stanco, la risalita fino all’altare è lenta e lo affatica, ma non cerca appoggio, vuole percorrere da solo la sua  personale Via Crucis, nel silenzio e nella preghiera. Un’ immagine di grandiosità e di solitudine insieme.

Un altro (triste) regalo del Covit-19.

Marisa Brambilla

Pubblicato in : EditorialeTag: celebrazioni, convivenza, crisi, marisa brambilla, presidente della repubblica, repubblica

Info Marisa Brambilla

Marisa Brambilla, di origini lombarde, vive ora stabilmente in Toscana, dove è stata per molti anni insegnante di Lettere, poi preside di Licei nell’area fiorentina, sempre impegnata a portare nella scuola progetti innovativi e sperimentali. È autrice di testi di narrativa e di ricerca storica e collabora a riviste e periodici su tematiche scolastiche e di attualità.
Tra le opere storiche ricordiamo: Resistenza Liberale a Firenze, pubblicato nel 1995 per il 50° anniversario della Liberazione e 2 giugno 1946 – Il giorno della Repubblica. Croce e i liberali tra monarchia e repubblica, edito nel 2002, dedicato a Benedetto Croce nel cinquantenario della morte, Gli anni della ricostruzione (2011), Firenze e oltre. I liberali fiorentini negli anni Settanta 2016, tutte in collaborazione con Gianni Fantoni. Infine nel 2018 la raccolta di biografie Per non dimenticare. Liberali nella storia fiorentina e nazionale a cura del Circolo culturale Piero Gobetti di Firenze.

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