L’efficienza delle nuove tecnologie e la professionalità sono oggi i principali nemici dell’evasione fiscale, e i risultati si vedono: 20,5 miliardi recuperati solo nel 2017.
Ma il problema dell’evasione resta grande se la politica dà segnali contraddittori.
Nel “contratto” dell’attuale Governo è scritto uno slogan gentile, “pace fiscale”, ma in quel capitolo c’è un ossimoro, perché si parla di “favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto” e questo sembra un condono, ma subito dopo viene “esclusa ogni finalità condonistica” (sic). Un mistero lessicale, ma il segnale è chiaro.
Del resto, in 45 anni, ha calcolato CGIA di Mestre, sono stati incassati ben 132 miliardi da condono, e la voglia di insistere è irresistibile.
Se un Paese, con cadenza pluriennale certa, introduce un condono più o meno mascherato (solo Tremonti lo ha chiamato tombale, ma poi le tombe si sono scoperte…), non c’è da stupirsi se i contribuenti rischiano. La percentuale di chi è pizzicato è comunque bassa, e si può sempre aspettare la prossima sanatoria…
Secondo il “contratto”, il tema sarebbe peraltro circoscritto a “tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”, ma i numeri di cui si parla sono di tutt’altra entità.
Per finanziare il primo anno di flat tax, occorrono 50 mila miliardi. Giusto la cifra, 50.402.03.696, che è pretesa dall’ex Equitalia. Altri 50 miliardi sono in discussione nelle varie Commissioni tributarie locali. Totale 100 miliardi, quasi il costo dell’intero programma, pardon contratto di Governo.
Tutti contribuenti in “eccezionale, involontaria e dimostrata difficoltà economica”? Dimostrata come?
L’inventore della flat tax, Armando Siri, uno che se ne intende per diretta esperienza processuale, ha stimato un gettito biennale di 60 miliardi, ma Salvini si accontenterebbe di far pagare il 25% (si era parlato del 10%). Risultato morale molto discutibile, da spiegare a chi ha pagato 100. Trovare così 25 miliardi è però francamente improbabile (il condono record è del 2003:31 miliardi), proprio perché c’è tanta gente che non riuscirebbe a pagare neppure il 5%, senza contare i morti, gli assenti, le aziende sparite. Lo confermano i dati dell’ultima rottamazione, quella di Gentiloni (che vale 6.5 miliardi), che però aveva il pudore di perdonare solo multe e sanzioni, non il malloppo evaso, e introduceva una rateazione non ancora terminata (in vista della “pace”, chi glielo fa fare, ai rottamati, di pagare le prossime rate in scadenza?).
Nell’attesa del maxi condono prossimo venturo (l’ultimo, naturalmente…), arrivano oltretutto segnali non incoraggianti, ogni volta che i Vicepresidenti incontrano una categoria che protesta. Il Governo ha annunciato marce indietro su temi controversi, magari discutibili, ma tutti di revisione, non di rafforzamento anti evasione. Ad esempio la questione dell’uso del contante, strumento principe di fuga dall’IVA (è l’imposta più evasa: 35 miliardi), senza parlare della criminalità organizzata, che sui contanti ci campa. Altro esempio: il rinvio della fatturazione elettronica per i benzinai. Vale poco, ma pur sempre circa metà dell’introito sperato con le pensioni d’oro. Un po’ come lo spesometro, valutato nel 2018 2,6 miliardi, ma era già stato abolito da Padoan per il 2019. Poi c’è lo split payment, odiato dai professionisti, quotato 1,5 miliardi.
Tutte modifiche che contraddicono l’intento di combattere l’evasione (salvo un accenno al “carcere vero” per i grandi evasori, ma esiste un carcere “falso”?), senza peraltro contropartite.
Vedremo il risultato finale. Per ora si parla di qualcosa che darà un gettito probabilmente insufficiente rispetto alle rivoluzioni fiscali promesse, e darà un altro dispiacere ai contribuenti onesti.
Beppe Facchetti

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