
Gli italiani hanno confermato la legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e chi voleva un riscontro del ruolo anti-democratico di questa iniziativa voluta dai pentastellati, a cui per opportunistiche esigenze di cogestione del potere in una sorta di “ridotta” governativa, si è accodato il Partito democratico, l’ha avuta immediatamente con la dichiarazione del comico-fondatore del movimento, Beppe Grillo: “Non credo più assolutamente nella rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta attraverso il referendum” e, successivamente con l’affermazione che i deputati si dovranno scegliere “a sorteggio”.
Siamo in presenza di una tipica affermazione neo-qualunquistica, a cui rispondere con le parole di un padre costituente e grande giurista, Piero Calamandrei: “Il qualunquismo, prima di diventare un partito che mostra riprodotte in se stesso e ingrandite le pecche e i travagli che quando sorse rimproverava agli altri partiti, non ebbe da principio altro programma che quello, essenzialmente negativo, della insofferenza e della cieca ostilità alla politica, ed ebbe qualche fortuna in certi ceti proprio perché, invece di affaticare il pubblico col forzarlo a pensare a difficili problemi d’ordine generale, lo chiamava allo spassoso tirassegno (tre palle un soldo), consistente nel ricoprire di fango e di contumelie personali gli uomini politici di tutti i partiti al potere”.
Il “taglio” dei parlamentari è stato un attacco al cuore della democrazia liberale e della vera sovranità popolare, mascherato da stolida riduzione dei costi della politica, tema quest’ultimo da affrontare con una severa contrazione degli stipendi dei parlamentari (non dimenticando indennità e vitalizi ben più alti di Camera e Senato alla Corte costituzionale, al CSM, alla Banca d’Italia, nelle società partecipate da Stato e regioni), ponendo un tetto alle mega-retribuzioni dei dirigenti pubblici, dando un segnale vero e non demagogico di moralità e austerità ai cittadini italiani in difficoltà. Già, come nel caso del presidente dell’Inps Tridico, che ha pensato bene, con l’avallo del premier Conte e di Luigi Di Maio, al tempo ministro del Lavoro, e nel silenzio del Pd e delle forze sociali, sindacati e associazioni datoriali, presenti nel Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (di che cosa?), di raddoppiarsi l’indennità, mentre l’istituto ancora non ha erogato le indennità per la cassa integrazione da Covid-19 e vengono pagate molte pensioni da fame.
In verità, ciò che appare chiaro è che il vero taglio lo si è voluto infliggere alla liberaldemocrazia, fondata sull’incontro tra il suffragio universale e gli inviolabili principi di libertà individuale, integrato in molti paesi occidentali dagli strumenti di promozione sociale delle socialdemocrazie.
A ben vedere quanto sta avvenendo è stato preconizzato dalla “mente” dei pentastellati e proprietario della piattaforma Rosseau, Davide Casaleggio, sulla politica del futuro senza parlamenti e dove tutto si deciderà con un click dai computer, fosca previsione che sembra il concentrato delle distopie descritte da un grande scrittore libertario, George Orwell in “1984”, con il “Grande fratello” che tutto controlla e nella “Fattoria degli animali”, triste allegoria di una società fondata sulla libertà e sull’uguaglianza, ma in cui alcuni sono “più uguali degli altri”.
E’ dal 1994, dall’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica”, che nella politica italiana serpeggia il virus del primato del governo in danno del parlamento, attraverso leggi elettorali maggioritarie e ipotesi di riforme presidenzialistiche (mentre negli enti locali le elezioni dirette di presidenti e sindaci hanno sensibilmente ridotto il ruolo delle assemblee elettive, spesso ridotte al rango di organi di mera consultazione e ratifica), passaggi verso quella dittatura tecnocratica che era il cuore dei progetti della loggia massonica deviata P2 e che oggi viene chiesta dai grandi poteri finanziari internazionali, in un contesto geopolitico in cui avanzano le democrazie illiberali, si alzano nuovi muri, si ripristinano dazi, si mandano eserciti contro popoli senza patria.
Se le democrazie sono a sovranità limitata perché devono adattarsi agli obblighi dei mercati globalizzati, allora i parlamenti e le Costituzioni devono contare sempre meno, come già scritto in un documento della Banca d’affari J.P. Morgan nel 2013, che attaccava carte fondamentali nazionali ritenute troppe “socialiste”, dei Paesi dell’Europa mediterranea, come l’Italia.
E allora, c’è bisogno di difendere la democrazia dalle minacce subdole di atti come la diminuzione della rappresentanza nelle istituzioni, attraverso un impegno di tutti i sinceri democratici, in primo luogo coloro i quali sono legati ai valori fondativi della nostra Costituzione.
Come disse Giuseppe Saragat, statista e futuro capo dello Stato, nella qualità di presidente dell’Assemblea costituente (carica di cui si dimise, con un gesto di rara nobiltà politica ai nostri giorni, dopo la scissione socialista del gennaio 1947 di Palazzo Barberini), il 24 giugno 1946: “Alla volontà di potenza scaturente dall’egoismo sfrenato dei singoli e dei gruppi politici ottusi al senso della libertà, voi opporrete la potenza della volontà libera, imponendo a voi stessi i limiti invalicabili segnati dalla coscienza morale”.
Maurizio Ballistreri

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