Nei Comuni comandano gli impiegati: le autonomie locali sono state sottratte agli eletti dalla legge Bassanini
La vicenda di Roma conclusasi con le dimissioni di Ignazio Marino, dimostra i limiti del tanto osannato sistema di elezione diretta del sindaco. Abbiamo più volte scritto sulle pagine de L’Eco del disequilibrio di poteri creato dalla legge Bassanini, che ha creato la figura del “sindaco sceriffo”, svuotato di contenuti il Consiglio comunale e la giunta e dato un potere assurdo agli impiegati ( i cosiddetti dirigenti). Questa è la fotografia impietosa di come sono ridotte le autonomie comunali, sottratte agli eletti del popolo (assessori e Consiglio comunale) e consegnate alla burocrazia. La realtà è che al giorno d’oggi, nei comuni i politici non contano nulla; comandano gli impiegati. Siamo convinti che alla base del proliferare della corruzione negli enti locali ci sia proprio questo enorme potere consegnato dalla legge Bassanini ai burocrati. L’ex pm Antonio Di Pietro ha definito concussione per induzione, il ritardare ad arte le pratiche burocratiche, per costringere l’interessato a versare la mazzetta. Per far comprendere ai nostri lettori il mutamento è necessario fare un passo indietro, a prima della legge che porta il nome di Franco Bassanini, quando gli assessori venivano eletti dal Consiglio e decadevano solo se erano a loro a dimettersi. L’esatto contrario di oggi; è il sindaco a nominarli e possono essere mandati a casa dal primo cittadino in qualsiasi momento. Il sindaco veniva eletto anche’esso dal Consiglio, lasciando spazio alle alleanze politiche post elettorali, in luogo delle ammucchiate pre elettorali, che si fanno ai nostri giorni, esclusivamente su motivi di opportunità e non di omogeneità politica. Si mettono insieme solo per vincere, per poi litigare strada facendo, a danno dei cittadini. Si è creata l’inutile figura del presidente del Consiglio, che nell’epoca pre Bassanini era rappresentata giustamente dal sindaco. Sono stati tolti i controlli sugli atti comunali (i Comitati regionali di controllo e prima ancora la Commissione prefettizia). Alle porta di Milano, a Rozzano e a San Giuliano, sono fallite rispettivamente l’Api e la Genia per citarne due fra le migliaia di aziende create dai comuni, per fare clientelismo. L’ingloriosa fine delle aziende comunali di servizi di Rozzano e San Giuliano, è il frutto dell’abolizione degli organi di controllo voluti dalla Bassanini. Con le conseguenti ripercussioni sull’occupazione (è il caso di Rozzano) e patrimoniali (San Giuliano, con il curatore che ha l’incarico di vendere scuole e case per pagare i creditori di Genia).

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