Contro vento. Controcorrente. Anni di progetti e rivoluzioni per togliere i caselli e mettere le entrate e le uscite intelligenti, di cui i telepass sono solo l’avanguardia più elementare, rischiano di essere spazzati via in un battibaleno da quella parte di manovra che introduce sulla carta il pedaggio dei raccordi. Per fare più soldi non solo ci mettono le mani in tasca ma si complica la vita ai viaggiatori. Alemanno, sindaco della capitale, alla notizia che potrebbe essere messo un casello per il Raccordo anulare di Roma, ha annunciato che lo sfonderà. Non è una dichiarazione elegante ma certo dà l’idea. Il casino dei caselli. Il casino dei pedaggi. Dai tempi di Ghino di Tacco alle gabelle di viaggio. Già le nostre strade e autostrade sono diventate piste in cui ci sono a volte più ostacoli che asfalto, tra cordoli, barriere, immissioni, cantieri selvaggi, e poi ci mettiamo a inventare altre barriere finiamo in un autogrill obbligatorio. La confusione regna e sarà sovrana. Già si pensa a distinzioni. Far pagare il raccordo anulare con sistemi tutti da inventare a chi lo usa come autostrada, e darlo gratis chi è di Roma e lo usa come strada di casa. Così uno che va da Como a Napoli e passa dal raccordo, se l’autostrada è bloccata, paga anche pure di più del romano che lo usa come svincolo perché l’Appia non gli piace. Uguale magari a Bologna, dove anche la tangenziale potrebbe passare a pagamento, come e quando non si sa bene. Varchi elettronici a Casalecchio e a San Lazzaro che riconosceranno in maniera intelligente chi viene da Sondrio e va Rimini rispetto al viaggiatore nostrano “socmèl” che va da Borgo Panigale a Roveri? Tutto da vedere. Tutto da ridere. Nei Paesi nordici, ma anche in Svizzera, si fa così: usi una autostrada o un raccordo a pagamento? Prendi un bollino che metti sulla macchina e lo usi quel tratto tutto l’anno. Puoi anche fare il furbo e magari ti va bene ma se una volta che fai il furbo ti beccano paghi dieci anni di bollini. Da noi no, si cercano i soldi, si cerca nelle tasche ma con complicazioni, quasi con sgarbo. Va bene chiederci dei soldi ma almeno non provocate disagio. Che ne sarà della Tangenziale di Mestre, del raccordo Ravenna Imola, e della perennemente disastrata E45 Ravenna Cesena Orte, unica alternativa centrale al tratto appenninico dell’Autosole che pero’ ogni giorno ha un cantiere nuovo e imboccarla è come andare al luna park? Il casino d ei caselli è solo uno degli specchi della contraddizione italica. Per come siamo fatti, fisica nazione, non possiamo fare a meno di strade e raccordi, e per come siamo fatti, carattere italico, ci complichiamo la vita. Senza contare il monumento dei monumenti in tema di contraddizione italica: si chiede un pedaggio per fare 18 chilometri di tangenziale e si lasciano gratis centinaia di chilometri di una autostrada a dir il vero molto particolare che va da Salerno a Reggio Calabria. “Come se la chiesa dovesse aiutare il duomo” direbbe mia zia, con saggezza popolare padana. Ora i tecnici e gli strateghi del traffico avranno fatto i loro calcoli, ma una cosa va invocata in nome della saggezza popolare o impopolare che sia: se dovete metterci delle gabelle perché viaggiamo, almeno fatecele scontare senza complicazioni, senza dover fare code in caselli inutili o calde file in uffici che dovrebbero semplicemente non esistere. Buon pass.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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