Non è con gli insulti a quanti sono contrari all’accoglienza generalizzata che si risolve il dramma dei migranti. Serietà e responsabilità sono elementi indispensabili per risolvere il problema.
Piazzisti, spacciatori, bestie e via catalogando. Non si può dire che quelli dell’accoglienza a 360 gradi le abbiano mandate a dire. Hanno sparato a palle incatenate: dalla neo chiesa bergogliana, alla sinistra dura e pura Non, fino quella toscana che mai si esime dal mettere il cappello su tutto. Tenendo in buon conto le previsioni dei milioni che premono e premeranno negli anni ai confini dell’Europa, sempre più confusa e frammentata, siamo certi che insulti e intemerate ne pioveranno ancora. Ma che dovranno fare gli ostinati retrivi che denunciano invasione, clandestini, terroristi in sonno, italico affarismo e sussulti sociali sempre più cupi? Spetterà alzare le braccia silenti e rassegnarsi a “cambiare il nostro Paese”? Il problema dell’immigrazione è immenso e tragico: varrebbe che la retorica fosse accantonata, l’etica fosse affiancata dalla responsabilità e l’accoglienza proporzionata all’efficienza. Meriterebbe anche una classe politica onesta intellettualmente e in grado di gestire il fenomeno che non deve assolutamente restare circoscritto alla penisola italiana a guisa di modesta lingua di terra sportasi sul continente africano. E non possiamo prescindere dalle contingenze, talune criminalmente grottesche altre politicamente stravaganti, che sostanziano questo traffico, questa mentalità e soprattutto queste modalità insostenibili.
I negrieri, che per 1000 o 2000 dollari al pezzo caricano in qualche modo e partono dalle coste dell’inferno libico per poi farsi intercettare, riducendo sempre più le miglia da traversare, speculano sull’assistenza che la Marina italiana presta con tempestività nel Canale di Sicilia. Eppure quanti scafisti sono restati in galera per un numero di anni atto a toglierli dal mercato? Fatto salvo imbarazzanti ma non nuovi vuoti legislativi, le cronache incredibilmente narrano di questi figuri che già arrestati o fermati, sono tornati tempestivamente al timone per ricominciare favoriti della risibile italica repressione. Quante imbarcazioni sono state sequestrate e distrutte? Quante quelle in mare restituite ai delinquenti sotto la minaccia delle armi? Quante quelle tornate nel ciclo produttivo? L’informazione ci dettaglia il numero dei migranti sottratti ai naufragi, delle donne incinte, dei minori, dei cadaveri pietosamente ricomposti. Perché tace i numeri del contrasto ai fuorilegge? Nessuno s’incarica di fare la conta o non ci sono episodi da segnalare?
Il sinistro Buzzi lo ha detto e ridetto: i migranti sono un affare che frutta milioni, meglio delle calamità naturali. Gli sconsiderati non mancano e la prolificazione delle cooperative, proclamatesi unilateralmente umanitarie, ha avuto un impulso formidabile. E’ certamente un affare sottoscrivere contratti che prevedono per lo Stato un onere fisso per un numero minimo di ospiti anche se le presenze restano al disotto. Non pochi sono gli extracomunitari intenzionati ad attraversare l’Italia per recarsi oltre, ma edotti sulle burocratiche lungaggini poste in atto per la richiesta d’asilo, scansano i censimenti e i controlli sanitari, evadono dai centri di raccolta e senza alcuna identità vagano verso un nord approssimativo senza che alcuno ponga un argine a questo fenomeno allarmante.
Diverse fonti quantificano in euro 37,00 il costo giornaliero per ogni migrante. In proposito sarebbe opportuno distinguere i profughi dai clandestini: i primi legittimi temporanei destinatari di sovvenzione, ma gli altri? Per quanto tempo e per quanti individui il precario sistema Italia sarà in grado di sostenerne l’onere? Per quale motivo il governo non da notizia delle coperture come accade per tutti gli altri capitoli di spesa? Piuttosto secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Inps oltre 6,6 milioni di pensionati in Italia (il 42,5% del totale) hanno redditi da pensione inferiori a 1000 euro al mese. Cioè ricevono mezzi di sostentamento oggettivamente inadeguati a condurre esistenze dignitose specie nelle grandi città e quantitativamente inferiori a quelli destinati ai migranti sul nostro territorio. Cosi si creano ulteriori sperequazioni la cui inaccettabilità prima o poi darà corpo ad una intolleranza dai risvolti prevedibili. Ma solo da governi dalle comprovate capacità e dalla assunzione di responsabilità: caratteristiche scontate, ma che da noi sono pressoché ignorate con diabolica perseveranza.
Il governo italiano avrebbe posto in atto l’operazione Mare Nostrum, prefiggendosi di accogliere tutti, senza alcun discrimine, anzi di andare incontro ai barconi, ai migranti, agli schiavisti, alla tratta degli esseri umani, se Francesco non si fosse impulsivamente recato a Lampedusa l’8 luglio 2013 a gridare il cordoglio per i tanti morti? Crediamo che la conseguente mobilitazione di Mare Nostrum non si sarebbe realizzata. Non con quella portata, non con quel dispendio di risorse e paradossalmente non con quel sovrabbondante ulteriore numero di morti affogati. Piuttosto vale ricordare che quotidianamente e tragicamente si contano centinaia di morti innocenti. Talvolta nell’indifferenza, eppure tutti da commemorare e da rivendicarne il sacrificio, senza recarsi in loco a mobilitare i mezzi d’informazione e scatenare politiche di facciata.

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