Dopo l’interessamento della Comunità europea all’opera di completamento della costruzione del Canale navigabile Milano – Cremona – Po, i fautori del progetto vivono momenti di attesa. Frattanto si è accesso il dibattito sull’ambientalismo, amplificato dall’azione della ragazzina svedese. Greta Thunberg. Viene spontaneo commentare: era ora che i cittadini di tutto il mondo aprissero gli occhi sui danni che l’uomo ha arrecato al Pianeta. Il fatto che sia una giovanissima ad aver scosso le coscienze di noi tutti è ancora più meritorio. Sapere che le nuove generazioni sono sensibili ai problemi ecologici, fa ben sperare per il futuro.
In Lombardia, a Milano e in Provincia, il completamento del Canale navigabile porterebbe enormi vantaggi da un punto di vista economico, ma anche in fatto di qualità delle vita. L’autostrada d’acqua Milano – Cremona – Po – mare Adriatico, consentirebbe una diminuzione sostanziale del traffico stradale, maggiore responsabile della nube tossica, che stanzia stabilmente sulla Lombardia, durante tutte le stagioni dell’anno. Così stando le cose non si comprende perché un’opera così importante, “rimanga al palo”. Non si capisce perché si sia spento completamente il dibattito su questo importante tema. Se il lettore dovesse fare una ricerca su Google sull’argomento, troverà –come interventi recenti- solo il nostro articolo dal titolo: l’Ue vuole il Canale navigabile Milano-Cremona-Po del 17 febbraio 2018; l’argomento, a nostro avviso di decisiva importanza, sembra che non abbia interesse per i nostri governanti.
L’ultima voce registrata sul tema Canale navigabile, si è elevata da parte della Unione europea, che si è detta disponibile a contribuire in modo generoso con il 40% della spesa, necessaria al completamento dell’opera in parte realizzata fra gli anni ‘40/70 da Cremona e Pizzighettone.
L’Ue ha finanziato con 9 milioni282 euro il progetto ordinato dall’Aipo (l’Agenzia interregionale per il Po, che dal 2000 ha sostituito il disciolto Consorzio). L’incarico di redarre uno studio di fattibilità è stato a suo tempo affidato all’ing. Luigi Mille, che ha stimato una previsione di spesa di 1miliardo 700 milioni, per costruire 7 conche per superare i dislivelli e per realizzare 65 chilometri di canale, utilizzando in parte il corso d’acqua già esistente (la Muzza), per ridurre l’impatto ambientale e la spesa. Il Canale potrà essere percorso da chiatte di 110 metri per 11; con portata da 1600 a 3000 tonnellate. Per avere un’idea del potenziale di trasporto di questa importante via d’acqua, si pensi che una chiatta può trasportare 75 tir o 67 carri ferroviari. Realizzare quest’opera, potrebbe voler dire decongestionare dal traffico pesante, la via Emilia, la Paullese, la Rivoltana e la Brebemi. Ed è proprio in un punto baricentrico di queste arterie (si è parlato di Trucazzano) che potrebbe nascere il porto di Milano.
Nonostante manchi la parte più importante dell’infrastruttura, nel tratto Milano Pizzighettone, il Canale
navigabile si è già rivelato un’impresa redditizia, nel percorso in esercizio. Le chiatte di 1350 tonnellate percorrono i 15 chilometri di Canale e attraverso il Po raggiungono l’Adriatico, caricando tir e merci. A Cremona è operativo un porto moderno con dogana, e interscambio ferroviario, proprio come quello che si stava costruendo nei pressi di piazzale Corvetto. Era stato già realizzato un grande l’invaso per consentire l’approdo delle navi nel porto a Milano, ma poi il progetto venne abbandonato e negli anni ’60 l’enorme cratere che doveva essere riempito di acqua fu destinato a discarica. Ora l’area, a suo tempo piantumata, porta il nome di Parco Alessandrini con adiacente boschetto della droga. Ancor oggi, uscendo da Milano, in comune di San Donato Milanese (alle spalle di via Di Vittorio; nei terreni chiamati Campagnetta) si possono trovare tracce (dell’alveo e delle sponde) del Canale che si stava costruendo partendo ni piazzale Corvetto.
Una colletta fra i ricconi illuminati?
Il primo progetto per la realizzazione del Canale di collegamento da Milano al mare è di 115 anni fa. Questo dato evidenzia la visione progettuale dei nostri antenati, che oggi manca. Altro fatto storico da segnalare è che la realizzazione dell‘opera interrotta negli anni ’70 era partita con una legge del 1941, mentre il Paese era in guerra. E’ mai possibile che in tempo di pace, nonostante l’Italia sia diventato uno dei primi sette Paesi più industrializzati del mondo, non si riescano a stanziare i fondi per un’opera così importante per la salute dei cittadini e per l’economia?
Dopo questa ricostruzione dei fatti, occorre evidenziare che in oltre 45 anni, il governo italiano non ha mosso un dito per far ripartire i lavori. L’unico fatto nuovo –che da solo non può bastare- è il gesto dell’Ue che, attraverso i suoi organismi ha finanziato il progetto dell’ing. Luigi Mille E allora viene da pensare ai francesi che hanno raccolto oltre 1miliardo di euro in pochi giorni per la ricostruzione di Notre Dame. La nostra può essere giudicata come una visione utopistica della questione, ma non dimentichiamo che Milano è diventata grande nel corso dei secoli, proprio grazie a benefattori illuminati. La storia di Leonardo da Vinci è esemplare a riguardo.
Perché i ricconi lombardi non si uniscono per un’opera di grande mecenatismo che cambierebbe in modo radicale la vita dei lombardi?
Avete visto la foto dell’Europa scattata dal satellite? La nostra regione è coperta da una cappa nera; è una delle più compromesse del vecchio continente.
Roberto Fronzuti

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