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IL BELPAESE DEGLI SPRECHI

Dalle casse dei comuni svuotate per la mania di rincorrere facili guadagni con i prodotti derivati alle immortali “gite” all’estero senza badare a spese; dall’uomo pagato per contare le rastrelliere per le biciclette ai vitalizi e alle auto blu. Gli sprechi di denaro pubblico continuano ad essere ineliminabili. Non c’è partito che non ne porti una parte di responsabilità. Di seguito una lunga serie di esempi tratti dal sito www.spreconi.it

di Redazione Pensalibero.it | 23 Ottobre 2008

Dalle casse dei comuni svuotate per la mania di rincorrere facili guadagni con i prodotti derivati alle immortali “gite” all’estero senza badare a spese; dall’uomo pagato per contare le rastrelliere per le biciclette ai vitalizi e alle auto blu. Gli sprechi di denaro pubblico continuano ad essere ineliminabili. Non c’è partito che non ne porti una parte di responsabilità. Di seguito una lunga serie di esempi tratti dal sito www.spreconi.it

Finanza alla Milanese, il Comune brucia 300 milioni
Chi è stato? Basterebbe rispondere a questa domanda per aiutare i cittadini milanesi e tutti gli italiani a capire come viene speso il denaro pubblico. Chi è stato nel 2005 a decidere di impegnare il Comune di Milano in un derivato, ossia in uno di quei prodotti finanziari che si sono trasformati in mostri divorando le casse di chi li aveva sottoscritti? Secondo le denunce del Pd, il derivato su un prestito obbligazionario di 1.685 milioni di euro ha già provocato 300 milioni di euro di perdite. Invece le banche (Deutsche, Depfa, Ubs, JpMorgan) si sarebbero assicurate – secondo la stessa fonte – tra i 73 e gli 85 milioni di commissioni occulte. Ieri, dopo una lunga assenza, anche il sindaco Letizia Moratti si è presentata in consiglio comunale per rispondere alle interrogazioni sullo scandalo derivati. Ha detto che “i derivati sono utilizzati da centinaia di istituzioni”. Giusto. Ma sindaci come quello di Marsala, che hanno suicidato le loro finanze a colpi di derivati, si sono potuti difendere con la scarsa competenza finanziaria dei loro uffici. Milano non disponeva di tecnici in grado di valutare in modo più accorto la situazione? Letizia Moratti ha dato sfoggio di competenza, sostenendo che non era giusto parlare di minusvalenze poichè i derivati scadono nel 2035. E annunciato che nominerà un collegio di consulenti legali per studiare come reagire al mostro derivato. Meglio tardi che mai. Le minusvalenze lo scorso anno erano di 170 milioni, quest’anno di 300. E il prossimo? E non sarebbe il caso di licenziare i responsabili di questa scelta disastrosa: tanto le quattro banche beneficiate difficilmente gli negheranno la loro riconoscenza…

Regione Campania, 200 mila euro per la gita americana
Ma la Regione Campania non è quella con i conti in situazione disperata? Quella dove la gestione dei rifiuti è commissariata da un decennio? Quella dove la sanità pubblica solo nel 2008 ha prodotto un extrabuco di 300 milioni di euro che si sommano ai miliardi degli anni scorsi? L’ultimo degli assessori bassoliniani, quel Claudio Velardi chiamato a risollevare l’immagine di un terra travolta da immondizia e criminalità, non deve essersi accorto della situazione finanziaria che lo circonda. Forse l’ex spin doctor dalemiano e fondatore di una lanciatissima società di comunicazione è ancora rimasto ai fasti del rinascimento partenopeo. Così per una trasferta ufficiale della Regione Campania a Washington sono stati stanziati duecentomila euro. Certo, ben poca cosa rispetto allo sfarzo delle tournè transoceaniche di Sandra Lonardo Mastella, tutt’ora presidente del consiglio campano nonostante l’arresto e le accuse confermate da tutti i tribunali. Ma una cifra comunque elevata.

Nel suo blog Velardi parla di “un persistente, sordo pregiudizio sui fondi impiegati nella promozione istituzionale”. E fornisce la lista delle spese previste per la trasferta di 3 giorni. Onore alla trasparenza. L’elenco però aumenta le perplessità. Ci sono dieci voli andata e ritorno Roma-Washington: 25 mila euro. In pratica, 2500 euro a testa: biglietto di business senza sconti. Poi ben 1500 euro per i trasferimenti dall’aeroporto alla capitale americana: 150 euro a testa, una cifra molto alta per le tariffe delle Limousine con autista. Quindi 16.890 uro per l’albergo della delegazione ufficiale, dello staff del ristorante Don Alfonso e per gli ospiti. Andiamo all’alimentazione. Sono previsti 36 mila euro per offrire una cena di gala: quanto basta a sfornare 500 menù da 72 euro l’uno. Poi c’è il dinner della Niaf, la potente organizzazione italo-americana: il tavolo richiede un contributo di 70 mila euro. Ma le due mangiate non bastano e così vengono stanziati altri 5000 euro di pasti per delegazione e ospiti: forse il jet lag mette appetito… E pensare che Velardi nel blog lamenta di avere “le viscere che bofonchiano” per una recente indisposizione.

Veniamo ai gadget. Per gli ospiti d’onore 50 cravatte e 25 foulard: 7500 euro. Fanno cento euro a pezzo. Si spera almeno che siano Marinella. E sorpende che la Regione non sia riuscita nemmeno a farsi fare uno sconticino. Prezzo da boutique anche per i 3.500 magneti omaggio, costati 4 euro e mezzo cadauno. Ci sono poi 2.000 magliette da 5 euro a mezzo l’una, quelle sì economiche. Infine la pubblicità. Poteva un evento del genere non venire propagandato? Bene, altri 24 mila euro. Per comprare una pagina su una testata di Washington? Per far uscire qualcosa su un settimanale statunitense? No, i soldi vanno al quadrimestrale Italy Italy, edito da una società di Magliano Romano: un periodico in inglese, spesso distribuito come allegato nelle edicole italiane e venduto solo in abbonamento nel Nord America.
Velardi, parlando delle missioni all’estero, sul suo blog parla di “esercizi gratuiti di cafoneria, imbarazzanti foto ricordo (ne ricordo una di Occhetto a Manhattan…), dichiarazioni fuori luogo. Insomma, il sospetto generale e preventivo è comprensibile”. Come dargli torto?

Firenze, l’uomo pagato per contare le rastrelliere

In un vecchio film, Totò truffava un disoccupato assumendolo per censire i piccioni di piazza San Marco. E forse è a quello che si sono ispirati i dirigenti di Palazzo della Signoria nell’assegnare una delle consulenze più folli degli ultimi anni. Il Comune di Firenze, guidato da Leonardo Domenici, ha pagato un professionista esterno per contare le rastrelliere delle biciclette. Avete letto bene: uno specialista per «il monitoraggio dello stato delle rastrelliere» dove si parcheggiano i velocipedi. Compenso per la missione: ben 12.600 euro. Possibile che tra tutti i dipendenti del municipio fiorentino non ci fosse nessuno per svolgere lo stesso lavoro? La vicenda, che risale al dicembre 2003 ed è stata rivelata dal “Corriere di Firenze”, è emersa grazie a un’inchiesta della Finanza. Adesso la Corte dei Conti ha chiesto spiegazioni al dirigente del Comune: la magistratura vuole sapere come è possibile che nessun dipendente fosse in grado di portare a compimento lo stesso censimento. Il funzionario nel mirino non è un travet qualunque, ma l’ex presidente dell’ordine degli architetti. A proposito, la Guardia di Finanza ha trovato anche un’altra consulenza sorprendente: un dossier sullo stato dei bagni pubblici. Impresa per cui un professionista esterno ha ricevuto tremila euro. Almeno in questo caso, si può letteralmente parlare di soldi buttati nel gabinetto.

Il vizio del vitalizio resiste a nord-est
SU L’ESPRESSO IN EDICOLA QUESTA SETTIMANA

Anche Riccardo Illy, ex governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, ha fatto domanda per ottenere il vitalizio di circa 2 mila euro al mese spettante a chi ha fatto parte del Consiglio regionale per una sola legislatura e ha compiuto i 60 anni. Anzi, il “re del caffè” è stato fra i primi a presentare la richiesta, avanzata da altri 15 ex consiglieri trombati alle ultime elezioni anticipate (e volute proprio dallo stesso Illy).
Poiché la legislatura non era terminata al momento del voto (mancavano circa due mesi ai cinque anni), per acquisire il diritto all’assegno i 16 richiedenti, in prevalenza del centrosinistra, hanno dovuto sborsare di tasca loro i contributi dell’ultimo bimestre. Un sacrificio ben ricompensato.
Un 17° ex, il verde Alessandro Metz, ha sostenuto di «essersi completamente disinteressato della vicenda»: se lascerà scadere il termine per dichiarare la propria volontà di versare i contributi mancanti, perderà il diritto al vitalizio e potrà solo consolarsi con il rimborso di quanto versato nei quasi cinque anni precedenti. In un paio di casi (Carlo Monai di Idv e Tamara Blazina del Pd) i beneficiari dell’assegno friulano hanno già conquistato un seggio nel Parlamento nazionale e quindi, a suo tempo, potranno aggiungere un altro vitalizio.
Giustizia in crisi, ma le ferie restano scandalo

Mentre tutto il paese considera la sicurezza il bene primario, mentre i tempi mostruosi della giustizia ci allontanano sempre di più dall’Europa e garantiscono una sostanziale impunità a qualunque crimine, il governo rinuncia anche a intervenire sull’elemento più banale dell’arretrato giudiziario.
Anche il ministro Angelo Alfano, come molti dei suoi predecessori, si è arresto: le ferie dei tribunali italiani non verranno ridotte. Come si è spesso scritto, l’Italia è l’unico paese dove l’attività dei tribunali si ferma per 45 giorni: dal primo agosto al 15 settembre non ci sono udienze. In realtà, in molti palazzi di giustizia le vacanze comunciano addirittura dal 15 luglio.
Una situazione assurda, priva di motivazioni concrete. Che contribuisce ad aumentare la montagna di cause in sospeso, che marciscono senza arrivare a sentenza.
A parole tutti sono pronti a tagliare queste ferie, limitando la chiusura al mese di agosto. E, come ha raccontato Peter Gomez in un’inchiesta pubblicata ne L’espresso numero 38, sembrerebbe che la lunga sospensione faccia più comodo ai magistrati che agli avvocati.
Attualmente però a perderci la faccia è soprattutto il ministro. Che a giugno aveva annunciato la riapertura per decreto dei tribunali sin dal primo settembre di quest’anno. Uno dei tanti proclami slogan di questo governo sul tema della sicurezza: il periodo di chiusura è rimasto intatto. E adesso si scopre che anche il tentativo di inserire la riduzione delle ferie in un disegno di legge, con tempi molto lunghi, è saltata.

D’altronde, non sembra che rendere i processi più rapidi sia una priorità dell’esecutivo. Ecco cosa scriveva Peter Gomez nella conclusione della sua inchiesta: «l governo Berlusconi, proprio mentre Alfano annunciava la sua rivoluzione, ha pianificato una serie di tagli alle spese (210 milioni di euro per il 2009, 250 per il 2010 e 442 per il 2011) difficilmente conciliabili con la celerità dei processi. Già oggi il personale amministrativo è gravemente sotto organico (meno 12,5 per cento) e da tempo non si pagano più gli straordinari. Per questo a Milano, Torino e Firenze, i tribunali monocratici penali, e in qualche caso le corti d’appello, sono costretti a chiudere alle 14. Senza cancellieri non si può far udienza.
Il risultato? Decine di migliaia di processi in meno. Solo all’ombra della Madonnina è stato calcolato che se le dieci sezioni del tribunale potessero abbassare la saracinesca alle 17 ogni anno verrebbero celebrati 4000 dibattimenti in più. Due o tre settimane di lavoro “aggiuntive” potrebbero servire. Ma a questo punto se ne riparlerà nel settembre 2009. Sempre che prima d’allora la giustizia non abbia definitivamente chiuso i battenti. Non per ferie, ma per bancarotta».

Il braccialetto elettronico, il gioiello più inutile

Ogni tanto qualche politico inventa uno slogan e offre panacenee per i mali del Paese. Molti di questi slogan restano tali, altri si trasformano in progetti ma il risultato è sempre lo stesso: i problemi rimangono irrisolti. In più molto spesso viene bruciata qualche vagonata di denaro pubblico.
Nel caso della sicurezza, l’arma fine del mondo viene evocata spesso da destra e sinistra. Uno di questi strumenti miracolosi è il braccialetto elettronico, il dispositivo che dovrebbe permettere di trasferire i detenuti dalle carceri al loro domicilio, trasmettendo l’allarme nel caso in cui si allontanino. Un congegno che negli Usa funziona molto bene, perché applicato in un sistema giudiziario diverso e in una gestione infinitamente più rigorosa: se sgarri, non hai scampo. Qui da noi, il sistema rischia di avere costi superiori ai benefici. E di non funzionare da deterrente verso nuovi reati.
Quanto a costi, gli italiani li stanno già pagando. La prima volta che si decise di lanciare la sperimentazione del braccialetto fu firmato un bel contratto con Telecom: undici milioni l’anno per 400 apparecchi. Il contratto è partito nel 2003 con scadenza nel 2011 ma dopo due anni si è deciso di fermare tutto e i dispositivi sono sostanzialmente inutilizzati. Come riferisce il Sole24ore, la sperimentazione ha mostrato tutti i limiti dell’iniziativa: funziona entro un raggio limitato – 100-200 metri – e spesso il segnale scompare anche se il detenuto va in cantina o in un angolo coperto. Insomma: non alleggerisce il carico di polizia e carabinieri e non permette di intervenire rapidamente in caso d’evasione. Gioielleria penale. Che oggi viene riscoperta dai due ministri Alfano e Maroni, con scarse possibilità di successo: il contratto con Telecom impedisce di provare altri prodotti tecnologici. E, soprattutto, è un’illusione credere che esista una bacchetta magica per i problemi della giustizia: servono riforme, investimenti e competenze. Nel frattempo, però, sarebbe urgente evitare di buttare via quelle poche risorse disponibili, in denaro e in personale-

Bologna, il ritocchino extra per le auto blu

Certo, le cifre sono piccole rispetto alla valanga dello sperpero italiano. Ma sono indicative della incapacità di tirare la cinghia, anche nelle città più vicine all’Europa. Così si scopre che a Bologna alla vigilia di Ferragosto il comune ha stanziato un fondo extra per le auto blu. Per tutto il 2007 era stato previsto di spendere 25 mila per le vetture con autista a noleggio destinate agli amministratori e i dirigenti del municipio, ma dopo otto mesi quei fondi sono finiti. È stato necessario un ritocchino di 10 mila euro che porta il totale a 35 mila euro.
Bologna è di sicuro un esempio virtuoso. Ha scelto di rinunciare alle auto blu di proprietà e agli autisti assunti dal municipio ricorrendo al noleggio esterno. Si è scesi così dai 69 mila euro del 2003, epilogo della giunta Guazzaloca, a 45 mila nell’anno successivo, 36 mila nel 2005 e addirittura 29 mila nel 2006. Il sindaco Cofferati, per esempio, alterna la bicicletta alle trasferte con l’auto blindata della Digos, imposte come misura di protezione dopo le minacce di matrice terroristica. Ci si chiede però perché in una città dove i mezzi pubblici funzionano, c’è un nodo ferroviario per andare dovunque e tante piste ciclabili non si possa fare di più. E rimanere fedeli all’impegno iniziale, rinunciando ai 10 mila euro extra. I tanti cittadini che non riescono a fare fronte al caro benzina di sicuro lo apprezzerebbero.

Canzonette in piazza, tra truffe e fondi buttati via

Il galà dello spreco è un classico d’agosto. Un moltiplicarsi di concerti, premi letterari per ogni gusto o improbabili spettacoli teatrali prolifera sulle piazze di tutta la penisola o riesce persino a infilarsi nel tardo palinsesto Rai. Ma dietro questi affanni artistici c’è un fiume di denaro pubblico che viene bruciato nel modo più effimero, alimentando fortune private e corti politiche. Adesso a Trieste una controversa inchiesta giudiziaria sta facendo affiorare molti dei meccanismi che mandano avanti questo show business dell’estate italiana. Indagine controversa, perché il manager arrestato con l’accusa di avere truffato 300 mila euro di denaro alle istituzioni è stato poi rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame. Ma gli accertamenti della Guardia di Finanza ricostruiscono le rotte che permettono lo sperpero e i limiti del codice penale. Al centro c’è l’abuso di società no profit: società che godono di tasse agevolate perché fondamentali per fare beneficenza e attività socialmente rilevanti. L’impresario triestino – secondo l’accusa – avrebbe usato una società a guadagno zero presentandosi più volte a bussare cassa: lo stesso progetto veniva finanziato dal Comune, dalla Provincia, da privati così da no-profit diventava triplo-profit. E spesso le stesse fatture venivano fatte pagare due volte senza che municipio o provincia se ne accorgessero. Insomma, soldi due volte buttati via. Dalle carte dell’indagine si scopre il prezzo di questi show: 57 mila euro per una serata ispirata alla Dolce vita, cifre simili per un tributo a Lucio Battisti. E questo mentre tutte le amministrazioni piangono miseria.
L’inchiesta però avrebbe fatto emergere anche i limiti della legislazione attuale sulle società no profit. Nel caso in questione, per esempio, i soci fondatori della sigla di beneficienza erano ignari dell’uso “commerciale” che ne veniva fatto. Ma secondo la tesi della difesa, accolta dal Tribunale del Riesame, per situazioni come queste alle no-profit non si può contestare il reato di truffa. Al massimo, si può formulare un’accusa penale più lieve, che non prevede l’arresto. Insomma, una doppia beffa. Che rischia di danneggiare tutte le ditte che fanno seriamente attività no profit. E pensare che sono solo canzonette…

I regali nucleari di Berlusconi ai “poveri” russi

Ma è più povero il governo italiano o quello russo? Perché mentre le aziende statali di Mosca si arricchiscono, alimentando investimenti in tutto il mondo e finanziando la vita dorata dei nuovi boiardi tra megayacht e ville, i cittadini italiani continuano a finanziare il disarmo nucleare dell’ex Urss. I nostri governi faticano a trovare un posto per le scorie radioattive di Caorso e affini, ma sono prodighi di doni per aiutare il Cremlino nella pulizia atomica. In base agli accordi firmati da Putin e Berlusconi nel 2003 stiamo spendendo 360 milioni di euro per un piano decennale di bonifica dei sottomarini sovietici. Per questa caccia all’Ottobre rosso a carico del contribuente, la scorsa settimana il ministro Scajola ha firmato il contratto per la costruzione di una nave speciale, destinata al trasporto di combustibile nucleare. Costo? Oltre 70 milioni di euro, finanziati dal ministero dello Sviluppo economico. L’unica buona notizia è che sarà prodotta Fincantieri in Liguria, poi verrà consegnata ai russi. Domanda: ma siamo sicuri che non possano fare a meno del nostro soccorso? E che con quei fondi si possa fare qualcosa di più utile in casa nostra?

Ente porto Messina, un dipendente e 12 membri del cda

La festa è finita? Persino in Sicilia, l’isola felice degli sprechi eterni i fondi pubblici cominciano a scarseggiare. Così dopo le pressioni di Confindustria la Regione si prepara a sciogliere il consiglio d’amministrazione dell’Ente porto di Messina. Un cda da primato: 12 membri per un ente con un solo dipendente. Il consiglio tra gettoni di presenza e indennità intasca ogni anno 130 mila euro sui 225 mila stanziati dalla Regione mentre altri 45 mila finivano in studi e consulenze. Nonostante il nome, l’ente non si occupava del porto sullo Stretto ma di una zona franca istituita nel 1952 e mai realizzata: 56 anni di soldi buttati in pasto a Scilla e Cariddi.
Ma lo spreco in Sicilia spesso va a braccetto con il potere clientelare. A Palermo si combatte tra Pdl e Udc cuffariano per i premi della Gesap, una società partecipata dal Comune. La Gesap perde mezzo milione di euro al mese ma vuole assegnare aumenti di produzione a pioggia a 70 dipendenti. Il solo cda della Gesap, secondo una denuncia del Pd, costa 506 mila euro l’anno. E alcuni giardinieri assegnati agli spazi comunali sarebbero stati promossi: sono diventati autisti di dirigenti municipali palermitani. Dal verde pubblico all’auto blu.

Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, alimentazione, amministrazione, anni, banche, berlusconi, bologna, centrosinistra, cittadini italiani, comune di firenze, comune di milano, concerti, confindustria, conti, corte dei conti, costi, crisi, elezioni, epilogo, estero, euro, europa, evasione, finanze, finanziaria

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Commenti

  1. Puccio cartoni

    27 Ottobre 2008 alle 19:34

    Come mi sforzavo di eccepire in altra nota ,non vedo nessuno disposto a riempire piazze (oceaniche o meno ) a contrasto di questioni del genere …..si fa prima ,e con più rumore ,a contestare i grembiulini ed i “tagli” insignificanti ! Su i problemi seri non ci si azzarda a contestare….più semplice ironizzare sulla “concezione cattolica dell’economia”( quale sarebbe non si specifica ,l’accenno velato e generico è più efficace ,comprende tutto e non da’ adito a contestazioni : Biagi ,Santoro e Travaglio docent ). Il grande Totò tornerebbe a chiedersi : siamo uomini o caporali ? Mah….

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    26 Ottobre 2008 alle 09:36

    ….infinite le vie della concezione cattolica dell’economia. M.S.

    Rispondi

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