Ma in che Paese viviamo! Non c’è argomento su cui la classe politica non si divida. Non c’è decisione che non sia contestata da destra , da sinistra, dal centro.
Non fa eccezione quanto sta avvenendo per il Decreto sul così detto Welfare, lo Stato sociale, e le misure da prendere per regolamentare i rapporti di lavoro, per provvedere ai più bisognosi, per regolamentare i lavori usuranti.
Dopo lo stralcio del capitolo dalla Legge Finanziaria per tentare di sedimentare i contrasti, o superarli, il balletto è continuato con forti lacerazioni all’interno della maggioranza che sostiene il Governo.
Vicende già viste e vissute ma mai con tanta lacerazione da minacciare ad ogni piè sospinto la crisi di governo.
Nemmeno la tanto decantata “concertazione”con le parti sociali e i relativi accordi hanno messo un punto fermo alla diatriba e alle divergenze sui provvedimenti presi. Nemmeno il referendum fra i lavoratori sulle parti dell’accordo sottoscritto ha messo a tacere i dissidenti.
La sinistra massimalista della maggioranza ha con insistenza chiesto e ottenuto in Commissione Lavoro, modifiche avversate da sindacato e Confindustria e che, soprattutto, non sono piaciute ai liberal-democratici della maggioranza che a più riprese hanno minacciato di non votare gli emendamenti con il rischio di crisi. Morale, il Governo ha deciso di porre la fiducia sull’accordo di luglio, quello sottoscritto dalle parti sociali. La sinistra ha fatto sapere che voterà la fiducia per non far cadere l’Esecutivo ma che a gennaio si impone una verifica politica.
Una situazione esasperante da repubblica delle banane.
Vicende che sconcertano i cittadini e non capite dagli osservatori stranieri incapaci di entrare nei bizantinismi di una classe politica che si contrappone su ogni dettaglio ma che continua a stare insieme creando immobilismo e danni al Paese.
Incomprensioni, ricatti, tornaconto personali o di gruppo, slegati da una visione di lungo periodo: i partiti stanno chiusi nel loro “particulare” con discussioni, sempre le stesse, portate all’infinito. E finiscono per non fare quello che tutti a parole riconoscono sarebbe giusto, come la riduzione dei costi della politica, e dare un assetto al Paese per Governi non solo stabili (la stabilità da sola aiuta ma non risolve) ma anche capaci di programmare e realizzare quanto è possibile utilizzando al meglio le poche risorse che la scarsa crescita della ricchezza interna consente.
A creare altri motivi di “impasse” , come se non bastassero le inconcludenze del Governo, c’è il problema della riforma elettorale. Tutti, Presidente della Repubblica in primis, la invocano; ma ognuno ha una proposta tagliata a propria misura e convenienza.
E la deriva continua in un procedere casuale ma sempre più veloce verso il disastro e con la Società sempre più divisa tra chi trae beneficio dallo sfascio e chi si impoverisce sempre più fino alla disperazione del vivere quotidiano.
Marcello Paris

Riprendendo una vecchia battuta patriottica ,c’è da gridare ”cerchiamo di non farci conoscere”!
A me pare ( ma non lo dice nessuno , non so se per miopia o timore più o meno interessato ) che la classe politica del nostro Paese soffra vistosamente di un male addebitato impropriamente ad uno solo , ma da tempo diffuso in maniera epidemica . Un conflitto di interessi oramai endemico al sistema , che prepone l’utile soggettivo all’utile della collettività. O tale impostazione viene arrovesciata , pescando davvero qualche esempio in Europa , o corriamo il rischio di infettare tutti gli altri . Prodi per esempio ,l’hanno già visto in Europa ; e non solo lui .
Riprendendo una vecchia battuta patriottica ,