• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il 4 luglio della Res Publica americana, nonostante Trump

La “Res Publica” americana è un grande esperimento istituzionale che ha ridefinito i confini della libertà moderna. Bisogna capire bene allora cosa si festeggia, ritornando ai principi stabiliti dai Padri Fondatori: l’elettività dei rappresentanti del popolo, fino al vertice supremo del Presidente; la temporaneità delle cariche. Quest’ultimo è un principio di chiara derivazione classica, mutuato direttamente dalla tradizione repubblicana romana. Fu George Washington a incarnare per primo il principio quando respinse l’idea di un terzo mandato, ritenendo che un periodo di governo di otto anni fosse il limite corretto e invalicabile per preservare la democrazia dal rischio dell’autocrazia.

di Alfonso Piscitelli | 7 Luglio 2026

“Nato il 4 luglio” come recitava il film di Tom Cruise sul dolente reduce dal Vietnam.

Che cosa è nato e che cosa si celebra il 4 luglio? Lo spirito americano, non nelle inevitabili degenerazioni storiche, ma nella sua purezza costituzionale. Negli ideali espressi nella Magna Charta d’oltre oceano che comincia con le parole “We the People”.

La “Res Publica” americana è un grande esperimento istituzionale che ha ridefinito i confini della libertà moderna. Bisogna capire bene allora cosa si festeggia, ritornando ai principi stabiliti dai Padri Fondatori: l’elettività dei rappresentanti del popolo, fino al vertice supremo del Presidente; la temporaneità delle cariche. Quest’ultimo è un principio di chiara derivazione classica, mutuato direttamente dalla tradizione repubblicana romana. Fu George Washington a incarnare per primo il principio quando respinse l’idea di un terzo mandato, ritenendo che un periodo di governo di otto anni fosse il limite corretto e invalicabile per preservare la democrazia dal rischio dell’autocrazia.

Messo a confronto con questa scelta fondativa, la figura di Donald Trump si delinea come l’anti-Washington per eccellenza. Laddove il primo presidente cercò la sintesi, il rispetto del limite e l’armonia istituzionale, il pingue possidente di Mar-a-Lago persegue l’esatto opposto.

Un altro pilastro fondamentale della democrazia oltreoceano è la collegialità delle cariche: per quanto il Presidente degli Stati Uniti sia dotato di ampi e rilevanti poteri, l’intera impalcatura costituzionale si regge sul principio liberale e insostituibile della separazione dei poteri, il celebre sistema di “checks and balances”, pesi e contrappesi. Anche in questo caso, Trump esprime una vena anti-americana, essendo caratterizzato da un costante impulso personale ad accentrare le prerogative statali e a scardinare i bilanciamenti costituzionali in nome di un rapporto diretto e demagogico non con la nazione nella sua interezza, ma con la propria base.

E tuttavia, la storia recente dimostra che la macchina democratica americana possiede gli anticorpi necessari per resistere alle derive autoritarie ed egocentriche. Lo testimoniano due importanti pronunciamenti della Corte Suprema che, pur essendo a guida conservatrice e in parte nominata dallo stesso Trump, ha eretto un muro a difesa della Costituzione contro le forzature presidenziali.

In primo luogo, la Corte ha annullato il sistema dei dazi unilaterali voluto dal magnate, ricordando una verità costituzionale e macroeconomica fondamentale: i dazi non sono semplici strumenti di ritorsione diplomatica, ma vere e proprie tasse sul consumo che colpiscono i cittadini e le imprese nazionali.

Secondo la Costituzione americana, il presidente non ha il potere legale di imporre tassazioni in autonomia, trattandosi di una prerogativa esclusiva del potere legislativo. Successivamente, lo stesso organo giurisdizionale ha bloccato il colpo di mano sullo Ius Soli, con cui Trump intendeva revocare per decreto il diritto di cittadinanza automatico per chi nasce sul suolo americano. La Corte ha stabilito che una scelta di tale portata, che va a toccare i criteri identitari e demografici della nazione, spetta unicamente al Congresso attraverso un dibattito legislativo, e non a un Editto della presidenza: una sorta di Ukase più degno della tradizione russa…

Il ruolo del Congresso si è rivelato altrettanto decisivo sul terreno della politica internazionale. Nei momenti più gravi, quando Trump ha forzato la mano in chiave anti-occidentale e anti-atlantica, minacciando il disimpegno dall’Europa, l’organo legislativo è intervenuto con fermezza. Davanti alle simpatie ambigue del miliardario verso autocrati stranieri e ai suoi tentativi di bloccare gli aiuti ai partner democratici, al Campidoglio americano è scattato un riflesso di autoconservazione istituzionale. Attraverso una maggioranza bipartisan, che ha visto convergere i Democratici e i Repubblicani indipendenti il Congresso ha blindato l’alleanza atlantica e ha imposto il finanziamento continuo e strategico ai paesi alleati in prima linea, come l’Ucraina. Questa risposta istituzionale ha di fatto commissariato le pulsioni isolazioniste della presidenza, ristabilendo una linea di continuità geopolitica che all’aspirante autocrate di Mar-a-Lago non è ovviamente gradita.

A dispetto di tutte le apparenze propagandistiche, la verità è che il personaggio Trump si pone al di fuori della grande tradizione dei presidenti americani, figure che pur nella diversità ideologica hanno sempre difeso l’ordine internazionale e le libertà democratiche: da Washington a Lincoln, da Wilson a Roosevelt, passando per Eisenhower, Kennedy, Johnson, Reagan, fino a Clinton e Obama.

Tuttavia i sistemi di controllo e bilanciamento ideati oltre due secoli fa reggono ancora l’urto della demagogia. Per questo, celebrare la democrazia americana oggi significa guardare alla tenuta delle sue istituzioni e alla maturità del suo parlamento contro le spinte personalistiche. Buon 4 luglio al popolo americano e, mai come oggi, “ad Maiora!”

Alfonso Piscitelli

Il 4 luglio della Res Publica americana, nonostante Trump
Pubblicato in : Opinioni

Info Alfonso Piscitelli

Alfonso Piscitelli è un editorialista di “Avantionline.it”

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti