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Il “Compagno G” e la riforma dello “Sforbicia Italia” che non serve a nulla

di Cesare Mannucci | 11 Maggio 2014

Se Greganti vent’anni fa, indiscusso cassiere del Pds, avesse ammesso che i 612 milioni di lire trovati nel conto “Gabbietta” in Svizzera erano le tangenti pagate dal gruppo Ferruzzi al partito di Achille Occhetto…

gregantiCambiano i governi, le leggi elettorali, il metodo di selezione dei candidati, i partiti diventano sempre più di plastica, attenti solo ai sondaggi e alle presenze dei loro leader via etere nei talk show televisivi, ma una cosa non cambia mai…il sistema collaudato della corrutela nel sottogoverno della politica. C’è chi ancora si stupisce e si indigna per le recenti manette scattate ai polsi di Primo Greganti,  ll celebre “compagno G” che vent’anni fa tenne testa agli interrogatori dell’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro e con i suoi virili silenzi durante gli interrogatori salvò i vertici del Partito Democratico di Sinistra e del “professor” Gianstefano Frigerio il potentissimo sindaco democristiano di Cernusco sul Naviglio, segretario regionale amministrativo lombardo della Balena Bianca, uomo di fiducia nella Milano da bere di Ciriaco De Mita, parlamentare e sottosegretario per un giorno nelle fila di Forza Italia. Due “vecchie cariatidi” della politica per dirla con Beppe Grillo che ancora sino alla settimana scorsa facevano il bello e il cattivo tempo nella gestione e nella spartizione degli appalti per Expo 2015.  Gli arresti di qualche  giorno fa fanno davvero pensare che Tommasi di Lampedusa nel suo Gattopardo ci avesse visto davvero giusto e lontano quando al principe Fabrizio, smorzando gli entusiasmi del giovane nipote Tancredi che attende con ansia l’arrivo dei Savoia per rimodernare la Sicilia, fa dire testualmente: “affinchè tutto resti come prima è necessario che tutto cambi”. E in questi vent’anni alla politica nazionale e a quella del dinamico sistema milanese cosa è successo se non una rivoluzione copernicana che ha portato il Paese sull’orlo del dissesto economico con il radicato ed eterno apparato di sottogoverno saldamente al proprio posto alle prese con l’applicazione scientifica della spartizione di appalti, commesse e opere pubbliche da eseguire con gli stessi personaggi nelle posizione chiave di decidere anche chi, come e perché deve acquistare le graffette per spillare le fotocopie? Cosa è cambiato se non le soglie di rischio e la percentuale della tangente da pagare e/o da incassare? No a dire il vero qualcosa è cambiato. Se prima queste persone “andavano all’incasso” per finanziare l’allora costosissima macchina politico/elettorale oggi le stesse persone, sfiorate o in qualche modo passate sotto il maglio della magistratura con processi finiti con condanne lievi o per prescrizioni di reato (vista la cronica lentezza e paralisi della giustizia in Italia) ora sono passati a riscuotere l’obolo direttamente per se (forse come risarcimento ad anni di onorato e mai riconosciuto servizio a favore dei potenti dei partiti di Prima Repubblica) o per gli amici e i soci in affari. E sono rimaste salde anche le relazioni tra funzionari e dirigenti del vecchio partito comunista italiano e dello scudocrociato  che in tema di appalti e lavori da gestire Fifty-fifty hanno anticipato da anni la collaborazione tra democratici-cristiani e social-comunisti prima ancora dei riottosi governi di centro-sinistra di questi ultimi anni e della fusione a freddo che dalla Margherita e dai Democratici di sinistra ha dato i natali a quella fusione a freddo che continua ad essere il Partito Democratico.  Si potrà discutere pleonasticamente se la storia d’Italia sarebbe potuta essere diversa se Greganti vent’anni fa, indiscusso cassiere del Pds, avesse ammesso che i 612 milioni di lire trovati nel conto “Gabbietta” in Svizzera erano le tangenti pagate dal gruppo Ferruzzi al partito di Achille Occhetto. Ma quello che invece ci preme sottolineare è che per le considerazioni di cui sopra sul malfunzionamento della giustizia italica queste persone sono rimaste inamovibili nelle loro posizioni strategiche ed anzi alle seconde terze linee che sono succedute a politici ed amministratori degli ex Psi,Psdi, Pri, Dc, Pli e Pci/Pds/Ds hanno indicato la strada a quel personale politico di Forza Italia, An, Margherita, Udc e Ds (e diciamolo una volta per tutte senza ipocrisia) hanno continuato a pagare o farsi pagare tangenti per tutto ciò che dipende e concerne la pubblica amministrazione italiana. Qui il problema non è stare con Grillo e il suo Movimento 5 Stelle qui è il caso di capire che se davvero nella testa degli italiani che votano e che saranno destinati a ricoprire le cariche pubbliche non si radica nella testa il concetto che chi amministra deve avere come stella polare l’interesse pubblico non ci potrà essere nessuno “Sforbicia Italia” e di conseguenza nessuna riforma di leggi elettorali e di semplificazione della pubblica amministrazione che possa salvare il Belpaese dal baratro.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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