
Wall Street ha registrato, ieri, una giornata positiva, guidata dal comparto tecnologico. I listini americani hanno saputo resistere alle forti pressioni geopolitiche e alla volatilità dei prezzi del petrolio legata alle tensioni in Medio Oriente. Il Dow Jones ha chiuso a +0,26%, il Nasdaq +1,30% e l’S&P 500 a +0,81%. Nella notte, i mercati azionari asiatici hanno seguito l’andamento positivo di Wall Street, grazie al rally dei titoli dei semiconduttori che ha rafforzato il sentiment, mentre il calo dei prezzi del petrolio ha fornito ulteriore supporto. Gli indici tecnologici di Giappone e Corea del Sud hanno guidato i rialzi regionali, con gli investitori che continuano a privilegiare i produttori di chip e i titoli legati all’intelligenza artificiale.
VALUTE.
Venerdì l’indice del dollaro è sceso ancora, estendendo le perdite per la terza sessione consecutiva, a causa delle notizie secondo cui Stati Uniti e Iran continueranno i negoziati di pace nonostante la recente escalation delle ostilità, il che ha smorzato la domanda di valuta rifugio. EurUsd sta cercando faticosamente di risalire la china, con i livelli di 1.1480 00 a fare da resistenza chiave mentre il UsdJpy scende finalmente sotto quota 162.00 toccando un minimo a 161.30. Non si tratta ancora di intervento, e sembra piuttosto un movimento dollaro centrico del mercato, che vende dollari per il ritorno delle speranze di pace in medio oriente. Anche il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori di inflazione e a ridurre le aspettative di un inasprimento aggressivo della politica monetaria, sebbene i mercati prevedano ancora in larga misura almeno un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve quest’anno. Nel frattempo, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha affermato che, tra i fattori che guidano l’inflazione negli Stati Uniti, la sua attenzione è rivolta principalmente alla domanda alimentata dall’intelligenza artificiale. Sempre tra le valute, si segnala la ripresa del dollaro neozelandese, specie contro Aud ma anche contro dollaro Usa. Target possibili di medio termine a 0.6000.
RENDIMENTO TITOLI GIAPPONE.
Venerdì, il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è sceso di circa 10 punti base al 2,77%, allontanandosi dai massimi quasi trentennali dopo che il Ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha dichiarato che il governo incoraggerà i fondi pensione nazionali ad aumentare le proprie partecipazioni in attività finanziarie giapponesi. Queste dichiarazioni giungono in un contesto di rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi nelle ultime sedute, a causa delle crescenti preoccupazioni per i piani di espansione fiscale del Paese e delle persistenti pressioni inflazionistiche. Il governo giapponese ha recentemente presentato una bozza di piano d’azione che prevede oltre 370 trilioni di yen di investimenti pubblici e privati entro l’anno fiscale 2040 in 17 settori strategici prioritari per l’amministrazione Takaichi. I rendimenti obbligazionari sono diminuiti anche a seguito del calo dei prezzi del petrolio, dopo le notizie secondo cui Stati Uniti e Iran continueranno i negoziati di pace nonostante la recente escalation delle ostilità, alleviando la pressione sull’economia giapponese, fortemente dipendente dalle importazioni e dal petrolio mediorientale.
LE MINUTE BCE.
Secondo i verbali dell’ultima riunione, i membri del Consiglio direttivo della BCE hanno concordato di evitare di fornire indicazioni sul futuro andamento dei tassi di interesse dopo il primo rialzo di giugno dal 2023, citando l’elevata incertezza economica. I funzionari hanno sottolineato che la comunicazione deve rimanere neutrale, senza segnalare una serie di ulteriori rialzi né suggerire che la mossa sia stata un evento isolato. Il Consiglio direttivo ha ribadito il suo approccio basato sui dati, da valutare riunione per riunione, e l’impegno a riportare l’inflazione al target del 2%, avvertendo al contempo che i prezzi dell’energia persistentemente elevati potrebbero alimentare un’inflazione più ampia. I membri del Consiglio direttivo hanno affermato che monitoreranno attentamente l’inflazione, i salari, la domanda, le condizioni finanziarie e gli sviluppi del mercato. I mercati ora stimano una probabilità del 70% di un rialzo dei tassi a settembre, poiché l’ultima impennata dei prezzi del petrolio, a seguito dei rinnovati attacchi tra Stati Uniti e Iran, ha controbilanciato il tono relativamente accomodante adottato dai funzionari della BCE al forum di Sintra di inizio luglio, dove avevano segnalato una minore urgenza di ulteriori inasprimenti.
PETROLIO.
In apertura dei mercati asiatici, il prezzo del petrolio greggio si è mantenuto intorno ai 72 dollari al barile, dopo un calo di circa il 2% nella sessione precedente, in seguito alle notizie secondo cui Stati Uniti e Iran continueranno i negoziati di pace. Ciononostante, il benchmark statunitense WTI è rimasto sulla buona strada per un rialzo di oltre il 4% nella settimana, dopo che le forze statunitensi hanno condotto attacchi contro obiettivi in Iran per due giorni consecutivi in risposta ai recenti attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz, scatenando attacchi di rappresaglia da parte di Teheran contro basi statunitensi in tutta la regione. Anche il presidente Donald Trump ha espresso dubbi sull’accordo di pace provvisorio a seguito della ripresa dei combattimenti, dichiarando che l’accordo era fallito. Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha subito un forte rallentamento questa settimana, con i mercati che monitorano attentamente se l’attività di transito si normalizzerà.
Saverio Berlinzani

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