Berlusconi non è un dittatore, e cioè uno che aspira a guidare, ma piuttosto un venditore, e cioè uno che aspira a compiacere, ad avere seguito. Ad orientarlo, dunque, non sono le sue opinioni, ma quelle degli altri.

Il garante di Monti e del suo progetto europeista? Oppure il vessillifero, contro Monti, della riscossa sovranista contro l’Europa e fuori dall’euro?
Il costruttore, assieme a Casini, della casa dei moderati? Oppure il promotore, assieme alla Lega, di una destra popolare e populista?
Perché, negli ultimi mesi, il Nostro ha detto tutto e il contrario di tutto. E a giorni alterni. Pure c’è del metodo nella sua apparente follia e una linea di fondo che possiamo facilmente ricostruire.
Così, è di dominio pubblico che il Nostro è, insieme, un mentitore seriale- quando dichiara ufficialmente i suoi propositi – e un libro aperto – quando esterna senza controllo le sue opinioni e quando le smentisce. E, dunque, la sua posizione vera – che si tratti di Alfano o del Pdl, di Monti o dell’euro – è rappresentata dalle sue battute diciamo così estemporanee non dalle sue precisazioni ufficiali precedenti e/o successive.
Ancora, Berlusconi non è un dittatore, e cioè uno che aspira a guidare, ma piuttosto un venditore, e cioè uno che aspira a compiacere, ad avere seguito. Ad orientarlo, dunque, non sono le sue opinioni, ma quelle degli altri, giornalmente monitorate nei sondaggi. E questi stessi sondaggi, lungo tutto il corso del 2012, dicono sempre di più le stesse due cose. Che l’opinione moderata (in chiaro, di coloro che sono soddisfatti del loro rapporto con il mondo che li circonda e perciò poco desiderosi di cambiamenti) è minoritaria, in costante decrescita e soprattutto ampiamente rappresentata da altri. E, per altro verso, che cresce in modo esponenziale l’area degli insoddisfatti alla ricerca di nuove sponde politiche domanda che, qui e oggi, né il centro né la sinistra sono in grado di soddisfare appieno.
Infine il Cavaliere ha come stella polare del suo agire politico i suoi interessi e quelli delle sue aziende, sempre sotto scacco di politici e magistrati perciò tratta con gli avversari per difenderli, ma è pronto a rovesciare il tavolo e, altrettanto costantemente, a rovesciare il tavolo quando si accorge che la controparte politica non è in grado di assicurargli le protezioni cui aspira.
Così stando le cose tutto spinge il Nostro a tornare ad essere quello che in fondo è sempre stato: un populista. Ieri, verniciato di liberismo e riformismo; oggi senza ulteriori aggettivi. E quindi deciso a portare avanti una campagna elettorale all’insegna del “no alle tasse, no all’Europa delle banche, no alle èlites internazionaliste che di questa Europa sono succubi”.
Naturalmente, il governo Monti è il simbolo negativo di questa galassia di nemici. Ma il Cavaliere si guarderà bene dallo “staccargli la spina” perché sa benissimo che, una crisi provocata dalla destra farebbe pagare alla medesima un prezzo, politico ed elettorale, pesantissimo.
E allora l’obbiettivo vero non è quello di far cadere il governo oggi, ma di logorarlo sino a paralizzarne l’azione, nell’arco di tempo che ci separa dalle scadenze del 2013.
Lo schema è di una semplicità sconcertante: da una parte, con i pretesti più vari, si blocca il funzionamento dell’esecutivo e dello stesso sistema politico, sulle cose possibili e concordate, quindi sciopero fiscale, niente misure anticorruzione, niente riforma elettorale. Dall’altra si chiede perentoriamente l’irraggiungibile: di introdurre il semipresidenzialismo, di rilanciare la crescita e, già che ci siamo, di spezzare le reni alla Merkel.
Tante palline colorate, ma intrise di veleno alla cui diffusione contribuisce, scientemente e/o irresponsabilmente, la sinistra parolaia e sfascista: quella che in nome del giustizialismo sfrenato demolisce le istituzioni; quella che chiede la patrimoniale in un Parlamento a maggioranza di centro-destra; quella che inveisce, fianco a fianco con i Brunetta, i Tremonti e le Santanchè, contro il “governo dei banchieri”, in carica da pochi mesi.
Anche per questo il gioco al massacro in atto da parte del centro-destra è difficile da contrastare. L’ideale sarebbe che, a staccare la spina, fosse lo stesso Monti, denunciando i limiti di una formula – quella dell’unità nazionale – sempre più paralizzante e le forze che gli hanno impedito di governare. Difficile però che si disponga a questo passo e per una serie di ragioni che qui non approfondiremo.
Rimane allora solo la risposta politico-istituzionale, a partire da un’alleanza “antifascista” della sinistra con il centro. Alleanza tutta da definire, ma che dovrebbe avere, come elemento centrale, la riforma della legge elettorale, nel senso di impedire a minoranze organizzate di diventare, con il premio di coalizione, maggioranza.
Con un’espressione un po’ forte potremmo definire l’attuale strategia berlusconiana una strategia politicamente criminale, garantiamoci dunque, da subito, che il crimine non paghi.

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