Ho letto che la Parmalat di Calisto Tanzi ha finanziato per anni numerosi politici di tutti gli schieramenti. Addirittura, dal 1993 in poi, cioè dopo la ventata purificatrice di Tangentopoli, oltre 12 milioni di Euro (venticinque miliardi delle vecchie lire) che sarebbero andati- lo dicono i PM stessi- a Dini, D’Alema, De Mita,Fini, Tabacci, Scalfaro, Bersani, Segni, Prodi etc. I magistrati hanno chiesto di processare i dirigenti della Parmalat, ma non i politici. Questo perché i politici beneficiari non conoscevano i conti disastrosi dell’azienda e si trattava di “cortesie”. Ai tempi di tangentopoli sarebbe accaduto il contrario: processati i politici (almeno quelli del pentapartito) e non gli imprenditori. Cosa è successo, nel frattempo: sono cambiate le leggi? Sono cambiati i magistrati? La classe politica di oggi è più forte di quella di ieri?
Vincenzo Bartoletti – Grosseto
Già, ce lo chiediamo anche noi. Qualcuno ci può aiutare a trovare le risposte alle domande del sig.Bartoletti?

Rispondo alle 2 obiezioni che mi sono state mosse:
1) giustizialismo:
non ho mai pensato di circolare con le manette in tasca; al contrario sono favorevole ad un “diritto penale mite”. Credo che la riforma del nostro codice penale (scritto nel ’30, in pieno regime) sia veramente prioritaria: in particolare penso che la pena detentiva debba cedere il posto, per certi reati, ad altri tipi di sanzioni (ed es. misure interdittive).
Tuttavia ritengo che la criminalità dei “colletti bianchi” (siano essi imprenditori o governanti), sia particolarmente pericolosa e in quanto tale vada repressa. Penso proprio al caso Parmalat dove sono stati danneggiati migliaia di risparmiatori. E penso anche alll’Argentina dove una classe di governanti corrotti è riuscita a mettere in ginocchio l’economia del paese a tal punto da dover bloccare i depositi bancari dei cittadini.
2)parzialità:
non mi pare di aver detto che i malandrini hanno un solo colore politico.
Al contrario ho scritto che la sinistra ha chiuso nel cassetto la questione morale “forse anche per evitare qualche guaio in casa propria”, dando quindi per scontato che non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra ma che il problema è bipartisan e forse proprio per questo non è mai entrato nell’agenda politica.
Sarebbe opportuno, però, che almeno coloro che vantano una certa autonomia di pensiero tenessero alta la guardia anzichè consolarsi col “mal comune mezzo gaudio”. Senza con ciò scatenare la caccia alle streghe.
Saluti, Massimiliano.
Massimiliano di Prato, che dice di provare a dare una risposta, deve essere uno di quelli cui piacerebbe viaggiare con le manette in tasca e che intanto si contenta di portare i paraocchi. Fate bene attenzione: secondo lui la sinistra “ha messo nel cassetto” la questione morale.Cioè, la sinistra è per forza onesta ed ha il compito di vigilare sugli altri che, naturalmete non sono toccati dalla grazia dell’onestà
Secondo me la risposta vera si ricava da quello che scrive il sig. Massimiliano di Prato. Fateci caso: secondo lui tutti quelli che dovrebbero essere perseguiti sono di centro o di centro destra. Non uno di centro-sinistra, comunque. Può darsi che i magistrati che indagano su Tanzi la pensino come lui e abbiano derubricato a semplici “gentilezze” i soldi di Tanzi a questi signori?
Provo a dare una risposta:
negli anni di Tangentopoli i gravi fatti di corruzione per i quali si procedeva provocarono interesse e un forte senso di indignazione in larga parte dell’opinione pubblica. L’operato dei magistrati suscitava speranze e trovava l’appoggio della gente e di alcune forze politiche. I magistrati non erano soli.
Oggi la situazione è diversa: quelle stesse forze politiche che negli anni 90 agitavano il cappio oggi si son fatte promotrici di una gigantesca campagna di delegittimazione e diffamazione contro i magistrati. I PM che processano esponenti della maggioranza si trovano a fare i conti con gli ispettori di Castelli e la minaccia di sanzioni disciplinari.
La sinistra, per evitare l’accusa di seguire la via giudiziaria, e forse anche per evitare qualche guaio in casa propria, ha chiuso nel cassetto la questione morale: la proposta di legge di Di Pietro di vietare l’accesso a cariche elettive per chi ha condanne a pene detentive superiori a 5 anni passate in giudicato non trova consensi neanche nella sua coalizione. Al TG il processo contro Vanna Marchi viene dato sempre prima di quello contro Berlusconi. Cuffaro è rinviato a giudizio per concorso esterno e se ne resta tranquillo al suo posto di presidente di regione. E la gente è contenta e magari lo vota.
Morale della favola: processare i potenti è difficile e pericoloso. Da soli non si può fare.