sedicente repubblica rifornita di armi dalla Russia, che non lesina usare di quelle non convenzionate, quindi proibite. Non è una novità. Nell’intervista ai Cyborg del gennaio 2015 vi è una esplicita denuncia. All’interno della città si vive con tranquilla tensione. L’ esplosioni dei combattimenti sono l’eco quotidiano. Le line internet che funzionano sono quelle ucraine, ma tra poco cesseranno. Rimarrà solo quella della sedicente repubblica, limitata alla zona della grande città un tempo polo industriale che dava lavoro a milioni di persone, famosa per il carbone: shakhtar ,ch’è il nome anche della squadra di calcio fuggita da anni da Donets’k. Oggi molte industrie importanti stanno chiudendo. Una produceva grandi sistemi industriali per aria condizionata e ventilatori, ma altre sono state smantellate e portate in Russia. La città è in centro un luogo ben curato da dove non è possibile fuggire oggi se non vuoi rischiare la vita, o quella dei tuoi cari. A scappare, rischi di essere ucciso da sicari. Questo perché secoli di imposizioni linguistiche attraverso gli stermini di popolazioni di lingua ucraina da Caterina II a Stalin, hanno imposto il russo come lingua principale e di fatto oggi creato un “ cavallo di Troia” difficilmente eludibile col costante rischio di trovarsi un omicida alla prima occasione anche se sei fuggito dalla parte opposta del paese. Così se hai qualcosa da perdere, lo perdi definitivamente. La fuga , per chi non ha avuto il tempo di farlo è oggi un rischio in più di ieri, quando gli oblast orientali dell’Ucraina si sono svuotati per tempo in massa verso città più sicure. La conseguenza, o una delle conseguenze è stata la speculazione edilizia. Città come Kyiv ha sviluppato la sua periferia accogliendo e dando lavoro ai profughi. Enormi palazzi ad alveare si sono alzati in cielo non sempre privi di infrastrutture ma comunque con incerte forme di pianificazione. Secondo i punti e zone, piccoli paesini sono stati inglobati nella città. A Kyiv, per esempio a Vyshneve, palazzi di grande dimensione si alternano a quartieri ben organizzati con giardini e supermercati. In alcuni punti, villette a schiera di concezione moderna si alternano attorno al centro del paese alle casa di epoca brezneviana, o precedente di Kruscev, come completamento del tessuto urbanistico che non molto tempo fa faceva di questo luogo un paese distante dalla capitale. A Kyiv e in tutte le altre città ucraine si sono rifugiati, da parenti, amici, o solo nella speranza di trovare un lavoro, i profughi di una guerra che esiste e che l’opinione pubblica europea, specie quella italiana, non vuole vedere, cui la Russia è pienamente responsabile.
Enrico Martelloni

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