Occorre riformare…
Non è pensabile che si vada avanti in questo modo. Dovrebbe prevalere l’assunto, che è meglio un assassino in libertà, che un innocente in carcere.

Per l’uccisione di Melania Rea, il delitto di Ripa di Civitella, è stato condannato il marito Salvatore Parolisi. Anche in questo caso il processo è basato su un impianto accusatorio indiziario. Pure questa volta non c’è alcun testimone oculare, ma solo supposizioni, come quella che Parolisi avrebbe inferto alla moglie trenta coltellate, mentre la sua bambina era in macchina, a pochi metri di distanza.
Anche per l’uccisione di Sarah, la ragazzina di Avetrana, sono state condannate la cugina Sabrina, la zia Cosima, lo zio Michele ed altri parenti, per concorso nell’occultamento del cadavere di Sarah. E che dire del processo di Garlasco che vede imputato Alberto Stasi. Il magistrato dell’accusa (il cosiddetto pubblico ministero) chiede l’ergastolo. Di segno completamente opposto è il magistrato giudicante (il giudice monocratico che decide da solo, senza giuria nel rito abbreviato). Come possono due alti esponenti della giustizia, che hanno entrambi una laurea in legge e studiato le stesse cose per vincere il concorso che gli ha consentito di entrare nella magistratura, pervenire a conclusioni completamente opposte?
Per il primo, Stasi è un assassino; per il secondo è un innocente. Non è pensabile che si vada avanti in questo modo. Dovrebbe prevalere l’assunto, che è meglio un assassino in libertà, che un innocente in carcere.
L’elenco di altri casi, di condannati senza la “prova regina” potrebbe continuare all’infinito, ma le cose stanno così come abbiamo raccontato ed è difficile che cambi qualcosa, in un Paese come il nostro, dove l’immobilismo soffoca il cambiamento. Gli omicidi che abbiamo citato hanno un dato in comune: nessuno dei condannati ha confessato, il che dovrebbe far riflettere i giudici che hanno inferto le condanne. Noi non siamo a priori del partito degli innocentisti, ma siamo fortemente garantisti.
In questi giorni è ricorso il trentesimo anniversario dell’arresto del presentatore televisivo e giornalista Enzo Tortora, per anni accusato, processato e condannato in primo grado per spaccio di droga.
Ci vollero quattro anni di sofferenza in carcere, l’assoluzione in Corte d’appello, per restituire a Enzo Tortora l’onorabilità. Purtroppo il giornalista uscì minato da questa terrificante esperienza; morì di tumore il 18 maggio 1988. Il caso Tortora è un esempio emblematico dei danni irreparabili ai quali conduce il processo, basato su indizi e sulle dichiarazioni dei pentiti interessati agli sconti di pena.

Vuol dire che sono tutti innocenti?Nessun colpevole dirà mai : sono stato io a meno che nn venga colto in flagrante.Ben vengono i processi indiziari dove le prove si costruiscono in tribunale con perizie,intercettazioni e celle telefoniche.Se aspettiamo che un omicida confessi…muniamoci tutti di una pistola!
Il processo indiziario però è indispensabile. Mi sembra molto ma molto difficile che un assassino si faccia ” beccare” con la pistola fumante in mano o che , in un afflato di coscienza, come in uno scadente telefilm confessi ” si sono stato io”!La realtà è che talvolta troviamo una donna con la testa spaccata in casa e si arresta il marito ( o può anche accadere il contrario sebbene più raro) perché era l’unico ad avere movente, mezzo ed occasione come dicono i buoni gliallisti