Il mondo va avanti in ordine sparso. Messi di fronte al problema di stabilire regole per evitare crisi finanziarie come quella che hanno squassato i mercati, i governi balbettano, rinviano le soluzioni concordate e si lasciano andare a pannicelli caldi che lavano la ferita ma non fermano il sangue. E’ davvero finita la batosta dei mutui americani? Oppure dietro l’angolo si prepara un’altra tempesta? Sarà uno strascico della prima o una tutta nuova, magari quella delle carte di credito di cui si va vociferando da tempo? E infine tutto andrà a posto da sé perché il capitalismo è l’unico sistema rimasto in piedi e con questo bene o male dobbiamo convivere oppure qualche intervento è necessario?
Non c’è dubbio che, malgrado i difetti (ultimo la deregulation selvaggia), il sistema capitalista al momento non ha rivali. Ma ha dei costi e questi costi qualcuno li deve pagare. Ne sono stati pagati tanti, sempre dagli stessi, bisogna vedere se quelli che li hanno pagati finora vogliono o possono continuare a farlo. Prendete l’Europa: c’è chi sostiene che con l’euro è nata l’Europa dei banchieri, non l’Europa politica che doveva favorire ricadute positive per tutti. E ancora, c’è chi dice che la moneta unica ha salvato l’Italia ma non gli italiani. Saranno tesi confutabili quanto volete, ma intanto è un fatto che la costituzione europea è stata mal digerita e pericolosamente bocciata mentre il gradimento per l’euro, almeno in Italia che l’aveva accolto entusiasta, è scaduto ai minimi termini.
Sono segnali questi o no? E sono segnali di pericolo o no quelli dei mercati che in questi giorni reagiscono a suon di ribassi alle più imponenti iniezioni di denaro che la storia delle borse ricordi? Insomma, dobbiamo stare tranquilli solo perché i grattacieli sono ancora in piedi e lo tsunami non ha ancora allagato la city oppure dovremmo cominciare a preoccuparci se chi pagherà i costi della crisi lo farà ancora lamentandosi appena un po’ o se tenterà, magari violentemente, di rispedire tutto al mittente? La risposta è già implicita nella domanda ma le potenze mondiali tentennano lo stesso. Avvertono il bisogno di una strategia comune ma non riescono ad avviarla. E allora sorge un dubbio: i potenti della terra sono davvero potenti o altri poteri, magari quelli che hanno bilanci paragonabili a quelli degli stati, sono più potenti di loro? E quando si uscirà da questo stallo: quando lo decideranno i governi tutti insieme o quando i grandi potentati decideranno che sì, qualche regola va accettata, a patto che non disturbi troppo. E in tutto questo ambaradan c’è qualcuno che si è chiesto se il popolo di chi non conta all’improvviso decida di ritagliarsi un ruolo da protagonista, imprevedibile e magari terribile?
Enrico Buffoni

A vedere il comportamento delle borse di questi giorni, sembra, che il bello debba ancora venire. Tutto in questi anni e’ stato fatto senza logica compreso l’euro. Questa moneta ha straziato i lavoratori e arricchito i potenti, complici i nostri politici, perche’ anche le tariffe gestite dallo Stato sono raddoppiate, mentre sono rimasti fermi salari e pensioni. Non puo’ essere considerato un Paese o uno Stato, un’entita’ gestita da un Commissario. La transizione poteva durare un anno, due non all’infinito, da tempo doveva esistere un Governo Europeo. Non ci crede piu’ nessuno e noi italiani dobbiamo, se non ci pensano i politici pensare a difendere i nostri prodotti, le nostre piccole imprese, i nostri lavoratori, gli americani hanno gia’ cominciato a farlo per il loro paese.
Ora davvero possiamo rimpiangere il grandissimo Bettino Craxi per la statura politica e l’attaccamento che ha avuto per il suo paese.