Da quando si iniziò a discutere del testamento biologico approvato con legge il 31 gennaio 2018 erano anni assai lontani. Nel 2001 l’Italia firmò la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina che stabilisce che <i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente, che al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione>; come del resto la stessa nostra Costituzione programmaticamente prevede <nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge>.
Nel 2003 il Comitato Nazionale di Bioetica si espresse con un documento ampio di 19 pagine contenete un’ analisi delle problematiche connesse e terminante con una serie di raccomandazioni per avvalorare la legittimità delle dichiarazioni anticipate. Luca Concioni, Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, Lucio Magri, Walter Pilidu, Fabiano Antoniani (Dj Fabo), più altri, entrati subito in un cono d’ombra, come Mario Monicelli, stanco di attendere oltre, furono casi molto discussi tanto da creare un movimento attivo di popolo in attesa di una legge che regolasse non soltanto il testamento biologico ma l’eutanasia ed il suicidio assistito. Sicuramente i legislatori succedutesi nelle varie Commissioni parlamentari ebbero modo di investigare la problematica da ogni punto di vista: a destra, sinistra e al centro.
Ad oggi è pure intervenuta la sintesi del Comitato Nazionale di Bioetica, di solito sempre divisiva sull’argomento, per avvallare sommessamente non tanto l’eutanasia quanto il suicidio con 13 voti a favore del documento contro gli 11 dei cattolici contrari su tutto, tranne che su le cure palliative proprio quando stai rantolando, perché un po’ devi pur espiare i peccati anche se sei buddista ed il concetto di peccato è innervato sul karma, che notoriamente è cosa diversa e l’espiazione non ci può salvare men che meno. Ma la loro fede e Verità, che oscilla oggi davanti alle altre religioni, compresa la mussulmana, ci schiaccia come un tempo ad osservare il loro volere, il loro punto di vista metafisico per ciò che concerne il passaggio nell’aldilà credente o non credente. Il moderato favore verso il suicidio assistito del Comitato si spiega colla motivazione che trattasi di gesto autonomo in cui la struttura privata fornisce solo il “mezzo medicale” ed il controllo che il tutto si svolga secondo la piena autodeterminazione e secondo i parametri che il legislatore vorrà apporre. Diversamente l’eutanasia, la quale ha suscitato meno entusiasmi nel Comitato necessita di una vera e propria attività di terzi che non solo si sincerino della volontà del paziente ma occorre che vi pongano mano. Si capisce da questo che sono due fattispecie completamente diverse nonostante i cattolici si ostinino a porle sul piano di parità per neutralizzarle ambedue.
Purtroppo o per fortuna è giunta ancora la magistratura ad intervenire nel vuoto legislativo con un rinvio alla Consulta per il caso di Marco Cappato, accompagnatore di Fabiano Antoniani al suicidio assistito in Zurigo. La Corte Costituzionale aveva dato un anno di tempo al Parlamento per decidere ampiamente su tutta la materia che sommata alle annose discussioni, studi, polemiche precedenti aveva aperto visioni e motivazioni stringenti per decidere in coscienza. A costo zero il Parlamento poteva almeno provarci a discuterne in un anno? Poi ci lamentiamo che la magistratura faccia politica, se non lei chi in questo caso?
Ma abbiamo ancora un Parlamento?
Guglielmo Adilardi

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