Silvio Berlusconi, definendo un “nominatissimo” il presidente della Liguria Giovanni Toti, per ridicolizzare la sua pretesa di motivare con esigenze di democrazia interna l’assalto a ciò che resta di Forza Italia, ha indubbiamente messo il dito nella piaga. Non sarà certo lui a risolvere ciò che ha grandemente contribuito a creare. Ma è un fatto che il maggiore problema di questa lunga fase politica italiana iniziatasi con il crollo della “prima repubblica”, è la totale mancanza di democrazia nei partiti.
Toti, in effetti, ha ricoperto tutta una serie di incarichi, in un crescendo impressionante (consigliere politico di Forza Italia, membro del comitato di presidenza, capolista alle elezioni europee, candidato alla presidenza della Regione Liguria), senza avere mai superato una sola prova elettorale all’interno del suo partito: una carriera decisa e imposta da Berlusconi, senza che alcuno sollevasse la minima obiezione.
Purtroppo, non solo non è l’unico, ma rappresenta la regola, vigente non solo in Forza Italia. In tutti i partiti, oramai, gli statuti assegnano ai vertici pieni poteri. Come regola, non come eccezione valida in circostanze eccezionali. E la non democrazia come regola è addirittura sancita nei loro statuti interni, cioè ha corso legale.
Ma c’è di più: gli iscritti, quei pochi che sono rimasti a pagare una tessera, sembrano non accorgersene. Quando, addirittura, non difendono questo deprimente stato di semplice massa di manovra. A destra come a sinistra, se qualcuno dissente dalla linea politica o da qualche singola decisione, viene additato come frazionista e insultato come traditore. Pensiamoci bene: all’interno dei partiti, non solo non c’è dibattito. Non solo è impossibile influire sulle decisioni. Si pretende anche di scippare il diritto al dissenso, rispetto a decisioni adottate nel chiuso di conventicole.
E’ una situazione che spiega l’allontanamento della gente dai partiti. Ma anche il venir meno del senso dello Stato nella nostra classe politica. Ristabilire la democrazia interna è possibile e doveroso visto quanto dispone l’art. 49 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere “con metodo democratico” a determinare la politica nazionale. Nell’interesse dei partiti e delle Istituzioni è perciò indispensabile affrontare il problema con norme che spingano verso la democrazia interna e la istituendo una sorta di gran giurì al quale possano rivolgersi gli iscritti di tutti i partiti quando ritengano violate le norme che ne regolano la vita interna.
Nicola Cariglia

Centrato Nicola. Toti è una quisquiglia. Guarda la Lega: Salvini fa e disfa quello che vuole.
Mi si dirà: ha i voti quindi…….
Invece credo che vi siano regole precise del sistema democratico italiano che dovrebbero essere rispettate.
Sai che sono veneto e come tutti amo la mia terra. Certamente non sono leghista, ma vivo in una regione dive la “liga Veneta” ha intorno al 50% dei consensi. Credo che molto sia ad esclusivo merito di Luca Zaia.
L’altro giorno con un colpo di mano Salvini, segretario generale e ministro della repubblica (tutto lui) ha formulato i nomi dei membri del “direttorio” (la segreteria): sono tutti “lumbard” a quanto mi risulta.
Bene, non so a cosa serva chiamarsi Lega, anziché Lega Nord, quando di fatto i lombardi controllano tutto. Peggio dei Toscani dell’epoca Renzi, se posso.
Ma Renzi è durato “l’espace d’un matin” mentre questo sembra ad essere destinato a diventare PADRONE D’ITALIA.
Merito del contrasto all’immigrazione clandestina? mi sembra poco.
Ancora peggio quando irriconoscenti. Quando l’eccezione diventa la regola, son dolori.