Oggi abbiamo bisogno di giornalisti, scrittori, persone di cultura che conoscano la differenza tra la produzione di una merce e la pratica dell’arte . Siamo nell’era in cui di tutto si fa propaganda, mezzo per avere visibilità, mercimonio.
Sviluppare materiale scritto per venire incontro a strategie di vendita , con il mero scopo di massimizzare un profitto o una resa pubblicitaria non è la stessa cosa rispetto a scrivere e pubblicare libri o divulgare pensieri in modo responsabile .
Ormai sono anni che il trend è quello che il reparto vendita prende il controllo su quello editoriale .
I libri invece dovrebbero esulare dal concetto di merce: i libri NON sono merce .
Gli scopi del mercato non vanno a braccetto nè percorrono i medesimi sentieri degli scopi dell’arte.
Il sistema capitalistico in cui viviamo sembra avere un potere assoluto, ma la storia ci insegna che anche i poteri più assoluti prima o poi decadono : neanche l’Imperatore del Giappone potrà avere garanzia ab aeternum di figura omnipotenziaria , anche se oramai solo per tradizione, elevata anche al ruolo di Arahitogami che vedeva l’imperatore come discendente delle divinità .
Gli esseri umani possono però resistere e sfidare ogni potere umano .
E la resistenza spesso comincia con l’arte , e l’arte delle parole ne è parte, è compresa.
I libri mi hanno fatto compagnia durante tutto l’arco della mia vita e mi dispiacerebbe vedere , avviandomi alla dirittura finale ( dato che oramai ho statisticamente superato “il mezzo del cammin di nostra vita” ) , la letteratura così come il buon giornalismo , svenduta in nome di target ed obiettivi di mercato come avviene per la televisione dove i programmi culturali e di qualità sono relegati, quando esistono ancora, in fasce orarie improbabili in unica funzione dell’ auditel , della “audience” .
Noi che amiamo la lettura e la buona editoria vogliamo e dobbiamo chiedere la nostra parte di torta , dove il nome di questa porzione non si chiama profitto, ma LIBERTA’
Chi ama leggere sa che chi mi ha indotto a questa riflessione è una scrittrice, Ursula K. Le Guin, scomparsa da poco, che aveva scelto di lavorare in generi disprezzati e marginali come la fantascienza, la fantasy e la narrativa per adolescenti, esattamente
perché essi erano esclusi dal controllo della critica, dell’accademia, della tradizione letteraria, e consentivano all’artista di essere libero.
Mi piace invece pensare che non si debba essere costretti a chiudersi in nicchie e relegarsi in ambiti protetti per esprimere sempre le nostre idee e pensieri in libertà, senza dover sempre piacere a qualcuno, essere per forza condivisi da tutti e dover per forza fare “tendenza” per assecondare un “trend”-
Mi accontento di “tendere” sempre alla libertà, personale e nel suo significato più ampio, vero, universale.
Gaetano Santonocito

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