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I liberali e la ricostruzione di Firenze

di Paolo Marini | 9 Gennaio 2012

Se il programma del libro è tracciare la storia, le idee e gli uomini liberali fiorentini dal 1943 al 1970, sullo sfondo c’è l’Italia di oggi che, ha bisogno – come l’Italia del ’43 – non di riforme, bensì di ricostruzione.

Come vinti dal fascino della trilogia, dopo “Resistenza liberale a Firenze” (1995) e “2 giugno 1946 – Il giorno della repubblica. Croce e i liberali tra monarchia e repubblica” (2002), Marisa Brambilla e Gianni Fantoni con “Gli anni della ricostruzione” (Edizioni Agemina, Firenze 2011) si propongono in realtà di offrire una testimonianza del contributo che i liberali e il Partito Liberale fiorentino hanno dato alla ricostruzione della città nel secondo dopoguerra e al successivo sviluppo istituzionale, politico e civile anche dell’Italia tutta. Una testimonianza che, per quanto imperfetta (come dichiarano, con sincerità), è comunque “preferibile al vuoto, al silenzio storiografico, che, lo si voglia o no, equivalgono a negare la presenza e l’identità liberali”: il proposito degli autori è dunque chiaro e tanto di più appare opportuno e – a suo modo – urgente, quanto di meno la stagione del momento ci consegna un significato corretto dell’aggettivo “liberale”. Chi voglia coglierlo, o semplicemente riscoprirlo, potrà leggere con costrutto questa storia, che è anche la misura di un rimpianto, pur (lodevolmente) nascosto tra le righe. Se, per esempio, “nei primi mesi del 1946 la vita interna del Partito liberale procedeva attivamente, pur se in mezzo a contrasti” tra un’ala conservatrice ed una più aperta al confronto con le forze democratiche; e se nel 1950 si costituì un “Comitato promotore per l’unificazione e la mobilitazione delle forze liberali” già evidentemente divise, disseminate; e ancora, come il VI Congresso nazionale del PLI, tenutosi a Firenze nel gennaio del 1953, fu avvenimento importante per gli uomini e il livello del dibattito, oltre che per l’esordio in politica di Giovanni Malagodi; se ricca di spunti e di travagli è tutta la storia del PLI e dei liberali, ebbene allora i fatti ci restituiscono – con i protagonisti (tra i quali Eugenio Artom, Giacomo Devoto, Guglielmo di San Giorgio, Renato Fantoni, Vittorio Fossombroni, Marino Mari, Aldobrando Medici Tornaquinci ed Emilio Pucci, cui sono opportunamente dedicate, in appendice, schede biografiche individuali) – il fascino e l’avventura stesse della politica, la dimensione relazionale e partecipativa dell’impegno, che hanno nella forma-partito il contesto ineludibile, lo spazio vitale. Così, chiudendo il lavoro, Brambilla e Fantoni raccontano e insieme accusano, ammoniscono, esortano: accusano un tempo in cui “la contrapposizione delle coalizioni non è più politica”, perché si basa su “diverse squadre di potere” piuttosto che su “progetti e culture diverse”; ammoniscono dalle “aspirazioni puramente egemoniche che, per non scontentare nessuno, puntano ad ottenere consensi al prezzo di non definire precisi progetti”; in fine, esortano a “riscoprire il gusto e la pratica del discutere di politica, la politica come concretezza della quotidianità”.

Se dunque il programma del libro è tracciare la storia, le idee e gli uomini liberali fiorentini dal 1943 al 1970, alla fine questi anni della ricostruzione esprimono la riscoperta e la voglia di un liberalismo autentico che si fa e si matura quotidianamente attraverso una partecipazione altrettanto autentica. Sullo sfondo, naturalmente, c’è l’Italia di oggi che, con il dramma della sua politica incapace, dei suoi partiti liquidi, della partecipazione scaduta, stretta tra un’arretratezza culturale e pesanti deficit strutturali, ha bisogno – come l’Italia del ’43 – non di riforme, bensì di ricostruzione.

Foto 6 – Vittorio Fossombroni con Eugenio Artom, i due leader del Partito Liberale, che nel dopoguerra furono per molti anni apprezzati protagonisti della vita politica e amministrativa della città di Firenze oltre che nazionale.

Foto 7 – In questa immagine Eugenio Artom incontra il Sindaco di Firenze GiorgioLa Pira.

Foto 27 – Piazza Strozzi, 31 maggio 1970.
Le piazze fiorentine vedono in questi anni un’assidua presenza di leader politici locali e nazionali e i comizi, sempre accesi e affollati, rafforzano il contatto con gli elettori, una buona abitudine ormai passata di moda.
Qui sono sul palco il Segretario nazionale liberale Malagodi, accanto a lui Ubaldo Rogari ed Eugenio Artom, dietro si intravede il giovane Francesco Colonna, oggi affermato giornalista.

Pubblicato in : Invito alla letturaTag: adalberto scarlino, emilio pucci, eugenio artom, firenze, francesco colonna, gianni fantoni, marisa brambilla, partito liberale italiano, ubaldo rogari

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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