Prendendo spunto dall’esperienza americana di questi ultimi giorni di campagna elettorale presidenziale, sembra consolidarsi anche nel nostro paese un nuovo modo di fare politica.

Prendendo spunto dall’esperienza americana di questi ultimi giorni di campagna elettorale presidenziale, sembra consolidarsi anche nel nostro paese un nuovo modo di fare politica, frutto di quell’alternativa a cui si è appena fatto cenno. Un’alternativa che, credo, abbia oggi maggiori chances, e non solo di successo in termini numerici (come si sa, in democrazia conta la maggioranza dei voti!); ma prima ancora, sul piano politico e organizzativo, più in generale abbia valenza di medium o strumento appropriato, in relazione ai tempi che mutano, di partecipazione e consenso.
Nel nostro paese, è facile cogliere questa alternativa negli sviluppi ed esiti, ancorchè presenti, delle campagne elettorali di Grillo e di Renzi, capaci di creare partecipazione e consenso, ma secondo i modelli e gli schemi della politica americana, movimenti di opinione e rappresentanza che nascono praticamente dal nulla, ma che sono in grado in breve tempo di suscitare emozioni, a volte anche passioni, e interessi.
Beppe Severgnini ha scritto sul Corriere della Sera che la campagna presidenziale americana si è svolta con “piazze vuote e lo scontro è stato in tv e on line”. E tuttavia, non è solo una questione di vecchi e nuovi strumenti di propaganda politica! Le ricette neoliberali, che altri chiamano neoliberiste, rimangono nel complesso, nonostante il perdurare della crisi internazionale economica e finanziaria, generalmente e sostanzialmente valide. Come peraltro è dimostrato dall’incapacità della sinistra cosiddetta tradizionale di avversarle e confutarle sul piano, non più teorico, ma scientifico e pragmatico. E tutto questo, quanto alle politiche necessarie per il nostro paese, ritengo valga oggi senz’altro ancora di più, anche rispetto ad un recente passato!
Oggi non sono certo solo io a credere, anzi no!, a sperare fermamente nella prospettiva di un’Europa politica, unitaria e federalista. A tale proposito, e nel contesto del ragionamento qui avviato, l’esperienza ad esempio del Partito Democratico USA appare senz’altro più confacente. Il Pd americano presenta al proprio interno diversi filoni di pensiero, anche alternativi, che hanno dimostrato di saper coesistere in maniera unitaria senza manifestazioni di scissioni o strappi dolorosi. Qui da noi, si tratta di una prospettiva certamente possibile, certamente lontana; ma anche una prospettiva che maggiormente e più nettamente si intravede all’orizzonte.
Di tutto questo, sarebbe bene che si convincessero anche l’amico Bersani e chi con lui!

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