
In Europa, la politica dei due forni mostra la corda e la volpe Von der Leyen rischia di finire in pellicceria.
È ora che Socialisti e PD tolgano il sostegno ad una maggioranza che è sorretta anche dai voti di Fratelli d’Italia.
Da mesi la “maggioranza Ursula”, quella che tiene insieme liberali, socialisti e popolari, sempre più spesso – e sempre più sfacciatamente – cerca l’appoggio delle destre e dei sovranisti su pezzi importanti dell’agenda europea.
La presidente Von der Leyen ha costruito il suo potere su questa ambiguità. Ha usato i socialisti per farsi eleggere, ma poi ha trattato i temi chiave della legislatura – transizione ecologica, migranti, riarmo – come merce di scambio con il PPE e i Conservatori. Sulle leggi ambientali ha frenato e smontato la legislazione più avanzata, sui fondi per i muri alle frontiere ha votato con l’estrema destra, sul riarmo ha scavalcato il Parlamento, mentre sul caso Pfizer ha scelto l’opacità più totale, rifiutandosi persino di mostrare gli sms scambiati con l’amministratore delegato di Big Pharma.
Il Partito Popolare Europeo – che resta il gruppo più numeroso – ha scelto di spostarsi a destra, abbandonando le sue radici europeiste per flirtare con i Patrioti, i Conservatori e persino l’estrema destra. Una strategia sciagurata, che nel nome della governabilità ha normalizzato le idee più pericolose. E von der Leyen ha fatto da regista a questa mutazione.
Quando nacque questa maggioranza, con il sostegno indiretto di Fratelli d’Italia e con la nomina di Fitto a vicepresidente, a mio avviso, il Partito Democratico avrebbe dovuto votare contro, anche in coerenza con gli impegni presi in campagna elettorale.
Invece, insieme ai socialisti, per troppo tempo ha dato fiducia a una Commissione che, nella sostanza, ha rotto ogni equilibrio.
Ora, finalmente, qualcosa si muove.
I Socialisti minacciano l’astensione sulla mozione di sfiducia. È un segnale chiaro: non si può continuare a sostenere chi governa con i voti della destra estrema e distruggere ogni giorno l’idea stessa di Europa.
Questa mozione – anche se non passerà – cambia i rapporti e fa chiarezza. Costringe tutti a scegliere: o si sta con chi vuole costruire un’Europa giusta, sociale, verde, democratica, oppure con chi vuole farne uno strumento per rafforzare progetti reazionari, antidemocratici, guidati dalle peggiori destre continentali.
Von der Leyen è politicamente più debole. E questa è già una vittoria.
Ma ora serve una sinistra capace di rompere con l’ambiguità, di costruire una nuova proposta. Non basta non votare con Meloni. Bisogna smettere di votare con chi va a braccetto a Meloni.
Enrico Rossi

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