
L’edera è verde. Dalle dimissioni del premier Berlusconi e soprattutto a partire dal problematico insediamento del governo Monti la collocazione delle forze politiche nell’arco costituzionale è improvvisamente scolorita nel sostegno uniforme, tanto che oggi più che mai è impossibile stabilire quale sia la destra e quale sia la sinistra nella nostra rappresentanza parlamentare, ed anche dove sia il centro, che pure secondo l’elementare legge della ragione, dovrebbe essere interessato in misura minore rispetto alle altre forze politiche dalla questione che adesso piace ai più definire con l’orrendo ed impropriamente abusato termine di geopolitica.
Il centro è centro e dovrebbe parlare col verbo indicativo, mentre intorno non si ferma il balletto sgraziato degli schieramenti maggiori storicamente contrapposti. Invece il sedicente centro italiano, necessitato anche dal sistema bipolare, guarda disorientato a destra e sinistra il gradimento dell’elettorato, che non è però più fatto di cittadini, ma di organi di partito, per fiutare la rotta. E, per citare una notissima e sublime poesia di Eduardo De Filippo sull’amore, finisce per usare il congiuntivo : mette ‘nu congiuntivo addò non c’adda sta!
E siccome il sedicente centro di colori ne ha troppi, e di questi qualcuno decisamente lugubre e scomodo, allora rimane travolto dalla ripresa del film in bianco e nero al quale stiamo assistendo in questi mesi. Ma l’edera è verde e non è rossa. E’ verde nella natura, nella quale cresce rigogliosa e dove s’attacca muore, simboleggiando la fedeltà. E’ verde nel nostro immaginario di persone semplici, perché è colorata come la speranza, che ha sempre contraddistinto il partito che essa simboleggia. L’edera è verde e non è rossa : non la vedrete immergersi per ragioni di numeri e di alleanze nel bagno ideologico della relativa bandiera.
In questi giorni il partito dell’edera, il PRI, ha avviato il progetto della Costituente liber-democratica, con l’obiettivo dichiarato di ridiscutere con approccio laico, aggiornato e competente tutti i pilastri sui quali la politica alta deve fondare una nuova società civile. Che cosa significhi esattamente “liberldemocratico” lo si capisce dalle scelte e soprattutto dai criteri con i quali quelle scelte verranno operate. Ma se un partito lancia un progetto rifondativo di questo genere vuole certamente dire che intende stare al passo con le evoluzioni in corso e proporsi agli italiani con un programma chiaro e rinnovato. Se il progetto comincia a partire e se l’impegno di chi lo conduce è pari alle nostre aspettative, allora non c’è repubblicano che non vi debba partecipare. In un momento come questo non esistono opportunismi e tattiche. Il partito discute su quello che vuole diventare, discute su come crescere e come sintonizzarsi al meglio con le aspettative del Paese. Esserci è un dovere. Ma di più, crederci è un dovere. Come potrebbero altrimenti credere a noi quelli che nel partito non sono e che pure ci osservano e ci rispettano?
Ma il colore della appena nata Costituente è gia deciso, amici repubblicani, il colore è verde come l’edera. Non aspetteremo la fine del film in bianco e nero per scegliere da che parte stare e di che colore essere.

Poiché sono daltonico qualcosa non mi quadra.
Ho ben compreso che l’edera è verde e non rossa (concetto ripetuto diverse volte) … e mai sarà rossa (ribadiamolo).
Una domanda mi sorge spontanea: quando la dirigenza del Pri nel 2001 decise di allearsi con Berlusconi e certa destra (per intenderci Storace, Borghezio etc…) di che colore tramutò l’edera? E’ sempre stata verde? O forse cambiò colore? Oggi è tornata ad esser verde? Misteri della natura.
Per risolvere tale arcano consulterò l’istruttivo libro sui colori di Goethe.
Giusta polemica. Il PRI non si sa più cosa è. Sopratutto, esiste? La storia ricorda, però, che tre erano i colori mazziniani e poi repubblicani: rosso, verde, e nero. Tutti scippati, secondo che aria tira. La polemica è giusta, Selvaggi e se fosse per me, farei piazza pulita!
Caro Martelloni,
non sono animato da alcuno spirito polemico.
Con profondo rammarico constato che:
1) Nel 2001 i repubblicani scelsero di allearsi con la destra di Berlusconi e con tutto ciò che stava alla sua destra. Mi permisi allora di far notare (ai pochi amici che oggi si sono dispersi) che ciò avrebbe snaturato per sempre lo spirito del Pri.
2) Uscito di scena Berlusconi si tenta una operazione politica che francamente non comprendo. E l’esame di coscienza qualche dirigente o ex dirigente repubblicano di spiccata fama lo farà mai? Se non sbaglio fino all’ultimo congresso qualcuno ha parlato di fedeltà verso l’amico Silvio. Bontà loro. E oggi? Si tenta di far dimenticare la luna di miele passata insieme al cavaliere.
Da ex iscritto al Pri attendo fiducioso di ricevere una qualche risposta.
Prendo solo atto che se fosse stato vivo Ugo La Malfa questo suicidio politico non ci sarebbe mai stato. Purtroppo so molto bene che la storia con i se e con i ma non si fa.
Di una cosa sola oggi sono fermamente convinto che tutto il rigore politico del Pri è venuto meno nel 1979 con la scomparsa di Ugo La Malfa.
Certa gente ha proprio voglia di perder tempo. Più di noi. Ed è tutto dire!
noi chi? grazie. daniela memmo