Dopo aver tentato di analizzare la realtà
da un’angolazione ambientalista e perciò troppo ampia per cavare qualche ragno
dal buco con le mie traballanti risorse culturali e mentali; sono passato ad
osservare il problema italiano nel contesto UE, dall’angolazione finanziaria e
“credo” di aver capito una cosa.
Negli anni 70 e 80 l’Italia aveva raggiunto, come recitava quel vecchio spot
Rai, (“di tutto di più”), un livello di benessere e sicurezza sociale
da quarta o quinta potenza industriale e primo paese manifatturiero
d’Europa.
E in quelle speciali ma temibili condizioni era inevitabile che diventasse il
bersaglio di tutti gli stati UE e borse mondiali che finivano per essere
danneggiati dalla nostra super creatività e competitività economica.
Allora le volpi d’Europa e oltre pensarono bene di indurre o costringere la
nostra classe politica a privare gli italiani della MEDICINA SALVAVITA:
la proprietà della moneta.
Così nel 1981 la sovranità monetaria passò da pubblica a privata e la Zecca
dello Stato smise di stampare denaro a costo zero per conto dello Stato
Italiano e iniziò a stamparlo per conto dei banchieri privati e con piena
discrezionalità di prestarlo ad un tasso via via sempre meno legale e sempre
più usurario o negarlo del tutto. Ed iniziò il calvario dell’indebitamento
crescente e impagabile, che ci porterà alla tomba.
Per capire questo problema, immaginate cosa potrebbe succedere alla fascia di
popolazione meno abbiente ma bisognosa di farmaci, se dalla sera alla mattina
si decidesse di chiudere tutte le farmacie o centuplicare il costo delle
medicine salvavita gratuite.
Togliere ad un popolo la Banca Centrale col potere di stampare denaro a costo
zero, (per aiutare la fascia di popolazione povera, malata o improduttiva) è
come chiudere l’unica Farmacia del paese o far mancare i farmaci durante
un’epidemia. È un modo elementare per far crescere dal punto di vista
fisiologico i malati e i defunti.
E dal punto di vista finanziario, per la difficoltà a reperire credito a tasso
legale, e per la successiva ed inevitabile rapina tributaria, moltiplicare
all’infinito gli sfruttatori, i truffatori, gli avvelenatori, gli evasori, i
corruttori, i falliti e i suicidi fra i piccoli imprenditori.
E di conseguenza il debito pubblico con spread astronomico a cui è condannata a
ricorrere la politica quando ha difficoltà a reperire risorse finanziarie
tassando famiglie e imprese disoccupate o fallite.
Quindi, giusto per sintetizzare, un popolo che perde la sovranità monetaria è
come una comunità che perda l’unica farmacia disponibile, è condannato ad una
lunghissima agonia finanziaria privata e pubblica, che poi nel default ha il
suo tragico epilogo.
Un uomo in buona salute non sa proprio che farsene delle farmacie e delle
medicine, ma un malato ha il fragile filo della sua vita legato al farmaco, se
glielo neghi lo ammazzi.
E dal punto di vista finanziario il problema identico. Una famiglia o
un’impresa in buona salute economica non sa proprio che farsene delle farmacie
finanziarie: delle banche a cui portare i propri risparmi o da cui attingere
credito.
Ma chi ha la borsa o la vita in pericolo non può fare a meno dei soldi. E
quando non riesce a reperirli o li trova soltanto dallo strozzino a tassi di
alta macelleria sociale, entra nel girone infernale dei morti viventi, dei
piccoli imprenditori condannati a chiudere, fallire, suicidarsi.
Quindi la mancanza della medicina salvavita porta il malato, come epilogo
obbligatorio, alla morte. E la perdita, la cessione, la mancanza di
sovranità monetaria ha su un popolo che si trova sotto attacco bellico,
pandemico o speculativo, lo stesso effetto mortale.
In buona salute finanziaria non sa che farsene delle banche. Ma nei momenti
eccezionali, quando il bisogno di risorse finanziarie diventa drammatico per
una fetta crescente di poveri o di malati, che non può produrre
ricchezza, non avere una propria moneta e il diritto di stamparla per alleviare
le sofferenze di chi non sa, non ha, non può è crimine contro l’umanità, è
genocidio legalizzato.
Franco Luceri

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