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I bambini non si toccano: primum vivere deinde philosophari

Perfino sull’azione deprecabile e orrenda di un invasato intenzionato a provocare una strage
siamo capaci di dividerci.

di Carla Ceretelli | 25 Marzo 2019

Cattiva politica e cattiva informazione si danno la mano a danno della Verità e della capacità di comprensione dell’opinione pubblica. A qualche giorno di distanza dall’evento se ne sono lette di tutti i colori. Da destra e da manca. Chi lo vorrebbe fare ardere all’inferno, come lui avrebbe voluto fare con i bambini, o,  comunque,  non con l’intento  di spargere profumo e petali di rose distribuendo cioccolatini e merendine.

Chi invece cerca e ravvisa  alibi all’operato e alle intenzioni  che miracolosamente non sono andate a buon fine. Una concomitanza di azioni coraggiose, a partire dal piccolo che ha telefonato alla mamma ” mamma aiutami ci stanno portando non si sa dove” , agli altri due che lo avrebbero aiutato,  all’intervento dell’Arma, ha fatto sì che il miracolo si compisse.

Mi piace pensare che ci sia stato anche un intervento dell’angelo custode.

Dunque, sappiamo da informazioni dei media, solo quelle noi abbiamo, che il mostro aveva precedenti di violenza. Alcuni dicono che ci sarebbe  stata un’assoluzione  da un processo per molestie,   dunque una riabilitazione. Mentre il ritiro della patente per cui si era messo in malattia, pare acclarato.

Altri dicono che,  in fondo, per come sono trattati i migranti in questo paese ne avrebbe avuto ben donde. E la colpa sarebbe del  perfido Ministro dell’interno  che fomenta odio. Salvo poi a vedere scritte sui muri “non sparare a salve, spara a salvini”. Ma, si sa,  la mamma degli idioti è sempre incinta.

Certo che il clima non promette nulla di buono, nonostante la primavera incipiente.

Viviamo in un Paese libero e democratico, per ora, per cui sarebbe utile e saggio,  tenercelo caro evitando esternazioni allucinanti da una parte e dall’altra.

 

Tornando a noi,  francamente l’autopsia, nel senso etimologico di  «visione e conoscenza diretta dei fatti», delle   motivazioni  per cui il mostro avrebbe agito,  non  ci appare preponderante.  Anche se le  indagini andranno  fatte. A livello psicologico e giuridico. Ma questo spetta ai magistrati con l’aiuto di psicologi competenti. Si spera.

Rimane e svetta   l’azione aberrante, senza attenuanti o  giustificazioni,  di Paolo,  definito uomo buono e non violento dalla fidanzata.

Ben integrato, in sospensione di patente si era messo in malattia. Qualche buontempone, dato che stavolta fortunatamente non si devono piangere vittime e ci si può permettere  una nota di amara ironia,   ha ipotizzato che qualche categoria gli ha insegnato  l’andazzo italiano.

 

Dunque siamo su due binari paralleli.

In primis  Il controllo serrato e serio  da parte delle istituzioni, pubbliche e private,  sullo stato mentale  e psicologico nonchè  sul curriculum e precedenti penali o civili, di chi opera con i minori.  Controllo che pare decisamente insufficiente, ammesso che ci sia.

In contemporanea la verifica e  la comprensione, verso  chi ha prodotto un danno irreparabile terrorizzando in maniera inusitata dei ragazzini. Comprensione nel senso etimologico  come opportunità di afferrare e valutare sul piano intellettivo e capacità d’intendere.  Giammai con tolleranza né indulgenza.

Infatti, al  di là del sollievo enorme  provato da tutti per l’esito positivo di un dramma che poteva trasformarsi in tragedia, l’atto e le intenzioni,   rimangono.  Inutile, a mio avviso, la narrazione del mostro che avrebbe voluto, soltanto,  prendere in ostaggio i bambini e portarseli in Africa per dimostrare al suo popolo non si sa che cosa  avvertendolo di  non venire in Italia per  il pericolo di morire in mare e , per chi ce la fa,  incontrare  il Baubau  che impera nel nostro Paese.   Esortazione, questa, che   sarebbe  anche cosa buona e giusta.

“Sentivo le voci, dei bambini morti in mare“, avrebbe detto, mentre stava per dar fuoco ai bambini vivi.

Ma il principio  imprescindibile e perentorio, è che i bambini non si toccano. Nemmeno con un fiore.  Perché qualunque azione violenta e  angosciante nei loro confronti li segna per tutta la vita. Anche  soltanto minacciata.

 

E questo sia, almeno, di  utilità  e ammonimento  per tutti coloro che selezionano personale addetto a stare  a contatto con  l’infanzia e l’adolescenza.  Accortezza estrema e controlli cadenzati e obbligatori. Fitti e non fittizi.

Dunque istituzioni religiose e civili, Ministero Istruzione, Stato Regioni e Comuni, ma anche aziende private, ciascuna  nelle proprie specificità, prendano atto e facciano tesoro  di questa avvisaglia, che non è la prima ma la più eclatante.

Di  questa  scintilla che si spera non dia origine a un incendio  come quello del  bus dell’inferno.

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: informazione, italia, mare, opinione pubblica, processo, tesoro, tutta la vita

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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