
Tre settimane di guerra. Trump dice che la guerra è vinta e che i mercati si stanno stabilizzando. L’Iran risponde che sono farneticazioni e che Trump sta negoziando con se stesso. Sta di fatto che gli attacchi continuano, le tensioni pure, e l’energia resta sotto pressione.
Anche un bambino che gioca con i soldatini sa che una guerra finita non si comporta così. Se davvero fosse chiusa, non avresti basi ancora sotto attacco, rotte strategiche a rischio e prezzi che reagiscono a ogni dichiarazione. Qui non c’è stabilità, c’è solo una narrazione che prova a correre più veloce dei fatti per salvare il salvabile, consenso incluso.
Trump sta cercando di chiuderla a parole. Serve a dare un segnale, a dire “missione compiuta”. Ma non basta dirlo perché sia vero. L’Iran non tratta, non arretra e soprattutto mantiene la leva che conta: può ancora mettere sotto stress il sistema energetico globale. Questo è lo status quo attuale e i mercati lo sanno. Infatti non si fidano. Oscillano, si proteggono, aspettano. Non credono ai comunicati, guardano quello che succede davvero.
In America però sembrerebbe che qualcosa inizia a muoversi. Finita l’ubriacatura iniziale all’ indomani dell’ elezione di Trump, il clima sta cambiando. La fiducia sul presidente sta scendendo. I consensi sono a picco. Sempre più persone non credono alle narrazioni del Presidente, non vedono risultati concreti. Vedono solo una guerra che non si chiude ed una economia sempre più in difficoltà.
E quando salta la fiducia interna, il problema diventa politico prima ancora che militare.
Anche Israele sembrerebbe iniziare a capirlo. Netanyahu continua a stare nella partita, ma ha iniziato a prendere dialetticamente le distanze. Nelle dichiarazioni restano allineati, nei fatti iniziano i distinguo. Segno che anche lui non è così convinto che questa gestione americana stia portando davvero dove dovrebbe.
L’Europa osserva e prende sempre più le distanze da Trump. Si muove poco e parla ancora meno, segno che non vede una direzione chiara. Cina, India, Pakistan e altri grandi attori sono di fatto assenti, stanno alla finestra. Aspettano. Non si espongono finché il quadro resta così incerto. Della Russia c’è poco da dire. Putin è incastrato nei problemi che si è creato da solo, più impegnato a reggere il proprio fronte che a incidere davvero su questo al di là delle stucchevoli e saltuarie dichiarazioni.
Il quadro è semplice. Washington dice “abbiamo vinto”. Teheran dice “non è vero”. I mercati non ci credono. L’America si raffredda. Gli alleati iniziano a muoversi con cautela, gli altri osservano senza intervenire.
Questa non è la fine della guerra. È il momento in cui la guerra smette di essere controllata e diventa un problema per tutti.
Sono sempre più convinto che l’ Iran sarà la tomba dell’ attuale establishment americano.
L’ Italia? L’ Italia è in campagna elettorale.
Piero Terracina

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