Quando si perde, bisognerebbe sapere che il primo compito dovrebbe essere quello di una paziente e corretta lettura dei dati. E’ a questo che principalmente si dedica Aldo Carra, con rigoroso “mestiere”, nella prima parte del suo libro “Ho perso la sinistra”. Nella seconda parte, quella propositiva, l’autore affronta temi il cui filo comune, è contribuire a delineare un progetto che possa ridare alla sinistra una funzione propositiva alternativa al modello socioeconomico attuale, capace di aggregare e conquistare consensi. Aldo Carra, che dirige l’osservatorio congiunturale dell’Ires-Cgil, ha da pochi giorni pubblicato da Ediesse – la casa editrice della Cgil – un pamphlet (definizione non denigratoria, usata da Carra stesso) intitolato “Ho perso la sinistra” (140 pagine, prezzo 8 euro), con prefazione di Aldo Tortorella. Il libro è stato presentato presso la Fondazione Di Vittorio, in Roma, Lunedi 23 Febbraio; un’altra presentazione, di nuovo a Roma, sarà tenuta Venerdi 6 Marzo alle 17,30 presso la libreria Melbookstore, in Via Nazionale, con l’intervento di Fausto Bertinotti. Il libro è diviso in due parti: la prima, più propriamente analitica, è intitolata, senza mezzi termini, “La scomparsa della sinistra”; la seconda, più specificamente propositiva, ha per titolo “Proposte per un’altra sinistra”. Va da sé che non mancano proposte nella prima parte ed analisi nella seconda, ma quello indicato è l’impianto generale del volume. Va detto anzitutto che il libro, al di là dei suoi molti altri meriti, è caratterizzato da una grande onestà intellettuale, che lo pervade da cima a fondo. L’Autore è uomo profondamente di sinistra, e questa appartenenza – pluridecennale – apertamente rivendica; ma, poiché il suo scopo dichiarato è quello di essere utile alla sinistra, egli evita ogni pietosa bugia o omissione (“l’analisi è impietosa con tutta la sinistra”, scrive egli stesso), ed anzi si adopera a sgombrare il campo da alcune false idee che si sono accumulate e risultano illusorie e fuorvianti. Egli sa che il medico bravo, quello che vuole far guarire l’ammalato, non cela la verità, per sgradevole che sia; e perciò affronta a mente aperta e senza protezioni di comodo quello che la realtà esprime: e quella realtà egli analizza partendo dai dati oggettivi, “torturando i numeri per farli parlare e per farci spiegare cosa è accaduto”, perché la fuga dai problemi può forse evitare, nell’immediato, delle verità dolorose, ma “non aiuta a farci capire quanto è successo e soprattutto a porvi rimedio”. Anche Tortorella scrive, nella prefazione: “Quando si perde, bisognerebbe sapere che il primo compito dovrebbe essere quello di una paziente e corretta lettura dei dati”. E’ a questo che principalmente si dedica Carra, con rigoroso “mestiere”, nella prima parte del libro (“unendo la competenza di una esperta ricerca alla passione militante”, dice Tortorella). Egli non fa l’errore, comune a tanti, di guardare agli altri – in specie al Pd – per dirne tutto il male possibile e per denunciarne le contraddizioni (avverte ancora Tortorella: “Accade, abitualmente, che ciascuno forzi i numeri per trovare conferme alle proprie tesi in modo da provare che la colpa è dell’altro. E’ il male della cecità dei perdenti”), distogliendo così l’attenzione – per distrazione o forse ad arte, come altri fanno – dal campo che gli sta a cuore, quello della sinistra. Carra, uomo di cinquantennale militanza, non dimentica mai che “de nobis fabula narratur”, e che per sperare di risolvere i propri problemi bisogna anzitutto dedicarsi a cercare di capirli, senza strabismi consolatori (“la vittoria del centro-destra, per la sua dimensione, mi ha spinto a capire come e perché questo sia potuto accadere”, scrive nell’introduzione). Per avvicinarsi a tale risultato egli non esita a demistificare “semplificazioni sociologiche” (tipo “la classe operaia vota a sinistra”), facendo anche piazza pulita di illusioni diffuse (tipo “la maggioranza reale dell’Italia sarebbe di sinistra”: per smontare la quale riporta i dati elettorali storici, a partire dalle prime elezioni del ’48 fino a quelle del 1987, le ultime “politiche” del PCI). In tutta la prima parte del libro – nella quale Carra si avvale, come dichiara, delle analisi dei flussi elettorali prodotte dai più qualificati istituti specializzati – vengono condotte analisi qualitative, partendo dai dati quantitativi, di estremo interesse, che potranno lasciare stupito più di un lettore (di sinistra): è sempre bene spazzare via convinzioni sbagliate perché basate sulla mancata o insufficiente conoscenza dei dati reali. Nella seconda parte, quella propositiva – nella quale Carra pur ricorre all’ausilio di dati statistici di grande interesse, ma senza mai appesantire l’esposizione – egli affronta temi il cui filo comune, scrive, è “contribuire a delineare un progetto nuovo di società del futuro capace di affascinare in primo luogo i giovani…. Un progetto che possa ridare alla sinistra una funzione propositiva alternativa al modello socioeconomico attuale, capace di mettere in moto processi e soggetti. Di aggregarli, di conquistare consensi”. Vaste programme!, si potrebbe dire, la cui audacia fa tremare le vene ai polsi: ed al quale tuttavia non ci si può sottrarre. Carra è convinto, e lo dice apertamente, che “ciascuno dovrà fare i conti con le proprie contraddizioni, ma di fronte ai problemi non c’è processo di rimozione che tenga”. Egli ritiene che si debba “ancora cercare, lavorare e costruire”, perché “la sinistra può ritrovare una funzione e un ruolo da svolgere”. Però, con implicito dissenso da chi non dà ai tempi l’importanza che essi hanno, avverte: “Se la ricostruzione di una nuova sinistra non avverrà in tempi brevi potrà accadere che gli elettori di sinistra si abitueranno ad astenersi, a votare Di Pietro e qualcuno anche a votare Lega e PdL” (il che è già avvenuto, come i dati che il libro riporta mostrano). La domanda con la quale egli conclude questa sua fatica è, pensando ai nuovi assetti che il capitalismo sarà costretto, dalla crisi che attraversa, a ricercare: “la sinistra che ruolo avrà in questo mutamento epocale? O meglio, ci sarà ancora una sinistra?”. Le forme che la sinistra dovrà o potrà trovare non sono oggetto dell’indagine del libro, l’Autore non affronta tale argomento né fa accenni di sorta a soluzioni partitiche. E probabilmente è su questo che si giocherà tutta la partita: non solo il “se”, ma anche il “come” fa parte dell’incerto futuro della sinistra. La scrittura di Carra è fluida, avvincente, chiarissima nell’esposizione, lucida nell’analisi, appassionata nella parte propositiva, pur senza mai rinunciare all’impianto generale del libro, che non perde mai di vista i dati reali, i numeri (che, qualcuno ha detto, “hanno la testa dura”): e così, per esempio, vengono dedicate più pagine alla descrizione ed alla composizione del mondo del lavoro di oggi, così diverso rispetto a quello di qualche decennio fa, per far intendere quanto sia difficile e necessariamente diversa la rappresentanza che deve avere il lavoro oggi rispetto a quella che aveva nel passato, in una situazione generale che ostacola, oltre al manifestarsi, perfino l’esistenza (“impedendo anche che si creino vincoli di solidarietà e di appartenenza tra gli stessi lavoratori – anzi spesso si creano spinte competitive individualistiche”) della “coscienza di classe” (la “comunanza di condizione sociale e di vissuto”) che pervadeva il mondo del lavoro fino a tempi non lontani, e costituiva il cemento delle lotte e delle conquiste sociali. Il libro riesce, oltre che molto interessante e ben costruito, di gradevole lettura, del tutto estranea ai timori che l’argomento, specialmente per la prima parte analitica, potrebbe a priori suscitare. Un bel libro, utile e godibile; rigoroso nel modo di affrontare i problemi, e perciò non consolatorio, ma pervaso da un indefettibile ottimismo della volontà, senza rinunciare a quanto la ragione evidenzia, né addolcirlo: il che non è pessimismo, ma necessario realismo. Un libro da leggere e da conservare in biblioteca a portata di mano, perché varrà spesso la pena di ritornarvi.
Franco Bianco (da Aprile on line)
HO PERSO LA SINISTRA
Aldo Carra, che dirige l’osservatorio congiunturale dell’Ires-Cgil, ha da pochi giorni pubblicato da Ediesse – la casa editrice della Cgil – un pamphlet “Ho perso la sinistra” (140 pagine, prezzo 8 euro), con prefazione di Aldo Tortorella. Recensione di Franco Bianco

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