
“Movimento islamico di resistenza”. Alcune nazioni come Qatar, Turchia e Iran la considerano invece una legittima organizzazione di resistenza. Il gruppo terroristico palestinese Hamas chiede a Israele di riaprire immediatamente il valico di frontiera di Rafah a Gaza, in entrambe le direzioni, verso l’Egitto. In una dichiarazione, il gruppo sollecita la “transizione immediata alla seconda fase” della tregua a Gaza mediata dagli Stati Uniti, ovvero la riapertura di Rafah e l’ingresso di un comitato tecnico palestinese per amministrare il territorio. Israele ha già affermato che riaprirà il valico, ma con restrizioni e senza fornire una data precisa. Una riapertura, attesa da tempo, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, a maggior ragione ora che il corpo dell’ultimo ostaggio a Gaza, Ran Gvili, e’ stato riconsegnato ed e’ stato sepolto in Israele. Un cacciatorpediniere lanciamissili americano ha attraccato nella città portuale israeliana di Eilat, sul Mar Rosso. Ne dà notizia il Times of Israel. Secondo l’esercito israeliano, l’arrivo del cacciatorpediniere era pianificato in anticipo e rientrava nell’ambito della cooperazione in corso tra le Idf e l’esercito statunitense. Le navi da guerra americane navigano regolarmente nella zona del Mar Rosso, sebbene il loro arrivo al porto di Eilat sia raro. Il rappresentante permanente della Siria presso le Nazioni Unite, Ibrahim Alabi, ha ribadito durante una sessione del Consiglio di Sicurezza dedicata al Medio Oriente, tenutasi nella notte, che le negoziazioni di sicurezza con Israele non implicano in alcun modo la rinuncia ai diritti del popolo siriano nel sud del Paese, in particolare riguardo al Golan Heights occupato e alle aree di confine. Alabi ha denunciato le “provocazioni ripetute” e le continue violazioni israeliane nella regione meridionale siriana, con particolare riferimento alla provincia di Quneitra e al Golan. L’aeronautica militare israeliana ha colpito un gruppo di otto “terroristi” durante la notte, dopo che erano usciti da un tunnel a Rafah, nella parte meridionale di Gaza. Lo ha reso noto l’Idf. Secondo quanto riportato, tre degli agenti sono stati uccisi durante l’attacco e sono stati effettuati ulteriori attacchi nelle zone in cui si ritiene che gli altri cinque si siano rifugiati. Le forze sul campo stanno setacciando la zona. L’esercito israeliano ritiene che il numero di persone uccise nella Striscia di Gaza durante la guerra sia di oltre 70.000, come affermato dal ministero della Salute guidato da Hamas, riportano i media israeliani.
Durante la guerra, Israele ha ampiamente respinto i numeri delle vittime dichiarati dalle autorità di Gaza, che sono invece considerate attendibili o sottostimate dagli analisti internazionali. Prima del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, l’esercito israeliano aveva dichiarato di aver ucciso almeno 22.000 “combattenti”, con due o tre civili uccisi “per ogni terrorista morto”. Nella Striscia di Gaza ”siamo ora nella seconda fase” dell’accordo e ”per la prima volta abbiamo creato, a nome” del presidente americano Donald Trump, ”un governo tecnocratico, tutto arabo”. Lo ha dichiarato l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff. ”Abbiamo cacciato i terroristi da lì, e loro smilitarizzeranno: lo faranno, perché non hanno altra scelta”, ha aggiunto Witkoff riferendosi a Hamas. “Nonostante un aumento degli aiuti in ingresso a Gaza, la situazione rimane disastrosa e le forniture sono insufficienti a soddisfare i bisogni della popolazione”, affermano in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri di Belgio, Canada, Danimarca, Spagna, Francia, Irlanda, Islanda, Giappone, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. I firmatari ricordano che “Israele ha dato il suo accordo al piano di pace in 20 punti del presidente Trump”, che includeva l’impegno a far entrare e distribuire nella Striscia di Gaza, senza ingerenze, gli aiuti umanitari coordinati dalle Nazioni Unite e dalla Mezzaluna Rossa. “Israele eserciterà il controllo della sicurezza dal (fiume) Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza”. Lo ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. “Ho sentito dire che permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, ma questo non è successo e non succederà… Credo che sappiate tutti che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato palestinese sono io”, ha dichiarato. Il viceministro egiziano degli esteri competente per gli affari palestinesi, è rientrato al Cairo dopo una visita di alcuni giorni in Irlanda, dove ha rappresentato l’Egitto all’ottavo incontro della coalizione globale per l’implementazione della soluzione dei due stati.
Giuseppe Basilico

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