
Il protagonista è Gianni Schuft (“Avevo meno di cinquant’anni, un bell’aspetto, un negozio, un buon reddito, belle macchine che cambiavo spesso, una bella moglie. Non sapevo di essere un vigliacco.”) che, già ricco di famiglia, fa soldi vendendo a prezzi esorbitanti pezzi di antiquariato o presunto tale. Si avvale della fedele collaborazione di Pacia, Frigo e Biasin. I primi due battono le campagne a cercare mobilia, lampadari dismessi, chincaglieria, vecchi giocattoli che, poi, Biasin (geometra col talento del restauro) rende pezzi unici e costosi.
La storia si complica quando la ditta decide di allargare il proprio mercato in Slovenia. Con funzioni di interprete, entra in scena la giovane violoncellista Ilirjana. Schuft si innamora di lei, lascia la moglie e soprattutto la inetta esistenza condotta fino ad allora. L’amore lo innamora della vita. Ma, per la prima volta, sperimenta anche la sofferenza e come un sentimento possa trasformarsi in tormento, in annientamento di sé. Fino al punto di commettere un omicidio, diventare latitante, costituirsi dai Carabinieri. E ritrovarsi in carcere, da dove racconta la sua storia profondamente umana; verrebbe da dire, così ‘normale’. Perché a chiunque può accadere che “della vita resta solo la solitudine, solo quella, mentre il resto è tutto provvisorio”. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/guido-barbujani-tutto-e-provvisorio-tranne-la-solitudine_2710.html

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