In un’intervista ad un giornale francese, il Journal du dimanche, l’ex-comico, ormai sempre più capo-partito, Beppe Grillo, parla di un costo per l’Italia delle contro-sanzioni russe pari a 7 mld in termini di esportazioni: «L’embargo verso la Russia ci costa sette miliardi di euro l’anno».
Nell’articolo si fanno anche apprezzamenti su Putin, sulla sua politica estera, ma di questo aspetto non discuterò in questa sede.
La cifra citata da Grillo è totalmente inventata. È una bufala, un fake. O, per dirla alla moda, una post-verità. Chi come me, anche se ormai non più in maniera continuativa, si occupa di economia non può esimersi dal rilevarlo, si tratta innanzitutto di una questione di rispetto verso i lettori e anche di deontologia professionale. Del resto se i medici sono obbligati a intervenire quando si imbattono per strada in una situazione che richiede il loro intervento, lo stesso dovrebbe sempre fare un economista quando si trova di fronte a dati, totalmente sballati, propinati ad un pubblico ignaro, il cui impatto finale non è diverso da una grave malattia non curata tempestivamente.
Per le affermazioni di cui sui sta parlando non c’è post-verità che tenga, sono un falso e basta. Vediamo.
L’export italiano verso la Russia è passato in 3 anni da 10 mld a 7 (le cifre sono arrotondate per una migliore lettura). Possiamo fare già una prima deduzione inconfutabile: i 7 mld di mancate esportazioni annue, citati da Grillo, non esistono, perché altrimenti saremmo calati da 10 mld a 3, mentre siamo pur sempre a 7.
In ogni caso le esportazioni ci sono, dunque, e consistenti. Ergo, le contro-sanzioni russe non riguardano tutti i prodotti, altrimenti l’export sarebbe semplicemente a zero.
Resta allora da vedere a cosa è dovuto il calo del 30%, pari a circa 3 mld.
Lo si deve in larga parte alla profonda crisi che c’è in Russia: meno reddito per il crollo del prezzo dei prodotti energetici, calo del rublo, e balzo dell’inflazione. Il risultato della somma di questi fattori impedisce ai russi di comprarsi tutte le merci italiane, esposte nei negozi di Mosca, S. Pietroburgo, ecc. Lo conferma lo stesso “Istituto per il commercio estero” di Mosca: sul risultato «ha fortemente influito sia un effetto di economia reale sia un effetto valutario».
Ma è pur vero che le contro-sanzioni ci sono, e allora come funzionano?
Sostiene la Coldiretti: “L’agroalimentare è l’unico settore ad essere colpito direttamente da un embargo totale sancito, come ritorsione alle sanzioni europee, dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 che ha chiuso completamente le frontiere del paese di Putin ad una lista di prodotti, frutta e verdura, formaggi, carne e salumi”.
Bene. Resta allora da vedere quanto incide l’alimentare. Dei 3,6 mld (questo il dato esatto) di calo delle esportazioni in Russia 3,5 mld dovrebbero essere imputate al comparto manifatturiero, cioè al settore non colpito dalle contro-sanzioni — ma non è così perché in realtà l’agroalimentare in parte si esporta tutt’ora. Rimarrebbero in tal caso solo 100 mln da imputare alle perdite dell’agro-alimentare, sanzionato. Senza addentrarci troppo nei dettagli: scomponendo le varie voci, per il settore si arriva in effetti a una cifra intorno ai 340 mln di euro di mancate esportazioni, non di più (senza considerare l’impatto che su di esse avrebbe avuto comunque la recessione russa attuale).
Ma più in generale, le esportazioni agro-alimentari dell’Italia in Russia pesano appena per il 2% dell’intero comparto (nel mondo).
Questa è la realtà dei fatti.
Che dire? Certo, quando a diffondere dati tanto diversi dalla realtà, è uno qualsiasi su Facebook è un conto, quando si tratta di un capo-partito di fatto, che punta oltretutto a governare il paese in breve tempo, e lo fa addirittura sui giornali stranieri, senza smentita, la faccenda assume contorni del tutto diversi.
LPF

Grillo ha detto a chiare lettere che qualsiasi cosa un parlamentare voglia dichiarare o scrivere (anche sui social) deve prima essere approvato a livello centrale.
La questione e’ sorta dopo le dichiarazioni di Fico, tese a rivendicare la natura originaria del Movimento (non si fanno alleanze) a fronte delle ultime giravolte.
Questo significa che un parlamentare non puo’ nemmeno dire pubblicamente a Grillo che certe cifre sono cervellotiche.