Con oggi si chiude un capitolo di un libro speciale, un piccolo volume che ha iniziato a scriversi quando sono nata ed è ancora in fase di stesura. Un volume immaginario, piccino piccino, fatto di tanti capitoli, in cui si narra una storia, un bellissimo racconto i cui protagonisti sono un padre e una figlia: lui si chiama Giorgio e lei si chiama Laura. Lui un musicista, lei una bambina come tante, che nutre immenso amore per il suo papà. Il lavoro di papà Giorgio è particolare: lavora quando gli altri si riposano, torna tardi la notte perchè quando si fa il musicista spesso si deve viaggiare, e la sua bambinna resta a casa con la mamma, che invece svolge un lavoro d’ufficio, quindi con orari ben diversi. Eppure Laura, pur vedendo poco il suo papà, non ne sente la mancanza perchè quel poco tempo che lui ha lo dedica a lei e a sua moglie. Durante i viaggi, seduto su un camion, tra chi legge, chi studia, chi suona e chi dorme, lui pensa a chi lo aspetta a casa, al calore della sua famiglia, e alle storie nuove da raccontare o ai giochi nuovi da far fare a Laura, per farle comunque sentire la presenza di un papà che fisicamente non sempre c’è, ma mentalmente è sempre lì con lei. Laura cresce come tutte le bambine fortunate, tra la curiosità delle mamme delle sue amiche, che talvolta si pongono nei suoi confronti con non poca indiscrezione. Studia, viaggia, si laurea, trova lavoro, l’uomo della sua vita, si sposa e dà alla luce due bambine, ma il suo papà rimane sempre il suo papà e lui, nonostante tutto, la continua a considerare una bimba che ha bisogno di protezione. Laura ha sempre provato amore per la musica, ha sempre cantato nel coro della Chiesa del paese in cui vive, non ha mai mostrato interesse per uno strumento. Il desiderio di Laura però è quello di realizzare un progetto con papà Giorgio, un qualcosa solo loro, da condividere con le persone a loro più care e il cui strumento sia la musica, quel motore che da sempre tiene in moto la loro famiglia. E così, dopo tante occasione perse, per i settantanni di papà Giorgio Laura decide di realizzare un sogno, ossia un cd di soli duetti: quattordici brani musicali che hanno fatto la storia della musica, pezzi storici, importanti nel loro genere, cantati alla perfezione da Giorgio, in virtù della sua nota professionalità, e un po’ meno ineccepibilmente da Laura, che nella vita si occupa di altro. Qualche stecca, qualche calo vocale, la presunzione di cantare canzoni di grandi cantanti italiane con una voce assolutamente non allenata a certi acuti, tanta imperfezione rimediata alla meglio con la tecnologia (non ci crederete ma ho scoperto che esiste, oltre al riverbero di cui ho già scritto, anche l’intonatore, ossia un sistema che permette di rimediare alle imperfezioni della voce), ed eccoci qua, con il cd tra le mani. Il tanto desiderato cd con il mio papà. L’ho ascoltato, riascoltato e, superata la fase di sconforto iniziale in cui, non essendomi piaciuto nulla delle mia performance, temevo di far sfigurare papà, ho iniziato a vedere la cosa da un’altra prospettiva. Chi se ne importa se la perfezione non c’è stata, mica dobbiamo andare a Sanremo! Lo scopo era vivere un’esperienza unica, che solo in pochi nella vita possono permettersi di avere. Ho confidato le mie titubanze iniziali alla mia migliore amica che, come tale, mi ha letteralmente sbattuto in faccia alcune verità. Mi ha ricordato che non posso pretendere l’ineccepibilità perchè non è il mio lavoro e non ho mai studiato, ma sono comunque stata in grado di sostenere un’incisione e non è da tutti. Anche a lei piacerebbe vivere un’esperienza simile ma, con grande sofferenza, non lo può fare perchè cantare purtroppo non è nelle sue corde. Mi ha redarguita sottolineando che il vero regalo a papà non è il cd in sé, ma il tempo passato insieme, che da anni non avevamo. Un cd fatto più di sentimento che non di canzoni, dove il vibrato della mia voce non è tecnica ma emozione, talvolta paura di sbagliare, un sussurro denso d’Amore. Quindi, al diavolo la mia mentalità quadrata da ufficio tecnico, e apriamo la porta al cuore. In quest’ottica le nostre canzoni (sì…perchè ormai sono diventate nostre) si sono rivelate essere imperfettamente e meravigliosamente perfette, “da brivido”, come le ha definite qualcuno.
Mercoledì hai compiuto settant’anni papà, e questo articolo, che probabilmente interesserà a pochi, vuole essere un modo diverso per dirti grazie per tutto ciò che hai fatto per me e continui a fare per noi: un personaggio noto, che ha avuto le sue glorie nel passato, che oggi quando capita cambia il patello alla mia bimba piccola, spinge il passeggino quando sono al lavoro e sale sullo scivolo per farle ridere; perchè sei sempre stato umile e mi hai insegnato che nell’umiltà e nella semplicità si trova la chiave della vita. E come recita la nostra canzone: “anche lontano, tendo la mano e trovo la tua; tendo la mano e tu ci sei!”. Ti voglio bene…
Laura Fazzini




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